John Douglas con Mark Olshaker.
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MINDHUNTER. Cacciatore della mente.
Parte 1.
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Titolo originale: Mindhunter.
Traduzione di: Maria Barbara Piccioli.
1996. Rizzoli Editore. MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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La storia vera del primo cacciatore di serial killer americano.
Questo libro  un viaggio avventuroso dentro la mente dei serial killer.
Vittorino Andreoli.
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Per dare la caccia ai serial killer in attivit bisogna comprendere come pensano, e anticiparne cos le mosse. Ma c' un solo modo per entrare nella mente di un serial killer: parlare con i suoi colleghi e predecessori. Questa  stata l'intuizione di John Douglas, l'uomo che ha inventato il Criminal Profiling dell'FBI. Per anni, John Douglas ha interrogato in carcere assassini e stupratori seriali, indagandone le ossessioni e le perversioni, fronteggiando in prima persona l'orrore e l'orgoglio di questi mostri, per poter dare la caccia ad altri mostri. Infinite conversazioni con uomini come Charles Manson, il pi famigerato serial killer della storia. Con John Wayne Gacy, l'uomo che, vestito da clown, uccideva senza piet. Con James Earl Ray, sicario di Martin Luther King...
Ha ispirato un'intera generazione di scrittori, autori televisivi e sceneggiatori. E ha di fatto perfezionato un linguaggio e un approccio, il profiling, che oggi tutti i lettori e gli spettatori conoscono.
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GLI AUTORI.
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John Douglas ha fondato l'Unit investigativa di supporto dell'FBI nel 1980, riuscendo a creare un autentico programma di Criminal Profiling. Si  ritirato dal lavoro sul campo nel 1995, dopo venticinque anni di servizio. Oltre a numerosi saggi, ha scritto anche due romanzi.
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Mark Olshaker, scrittore, produttore cinematografico, ha prodotto il programma Mindofa Serial Killer, nominato agli Emmy. Ha scritto e prodotto numerosi documentari, vincendo un Emmy per Roman City.
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Indice di questa parte.
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Prologo.
1. Nella mente di un assassino.
2. Il cognome di mia madre era Holmes.
3. Si scommette sulla pioggia.
4. Fra due mondi.
5. Analisi comportamentale o fuffa totale?
6. Dalla teoria alla pratica.
7. Il cuore di tenebra.
8. Il killer presenta un disturbo del linguaggio.
9. Nei panni altrui.
10. Tutti hanno un sasso.
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Fine indice.
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PREFAZIONE di DONATO CARRISI.
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Non ricordo bene cosa mi ci avesse portato, ma rammento perfettamente tutto ci che  successo dopo. La camminata al buio
per le strade, la notte inquieta e agitata che ne  seguita.
Proiettavano Il silenzio degli innocenti in un piccolo cinema universitario di Bari, ero ancora uno studente di giurisprudenza e quello era il primo film thriller che vedevo. Non fu soltanto la costruzione perfetta della storia a conquistarmi, gi allora, la narrazione mi affascinava, fu soprattutto la realt. La realt del Male, e il prezzo che paga chi lotta per arginarlo.
Con gli anni, avrei capito che il principio di verit di quel film si nascondeva, come tutti i dettagli del diavolo, nelle pieghe pi in ombra della pellicola. Non in Hannibal Lecter, n in Clarice Starling, bens nel suo mentore, che nel film (e nel romanzo da cui era tratto) aveva il nome di Jack Crawford, ma nella realt ne aveva un altro. John Douglas, l'agente dell'FBI che ha ispirato non soltanto il personaggio creato da Thomas Harris ma anche un'intera generazione di scrittori di thriller, autori televisivi e sceneggiatori cinematografici che ha di fatto inventato o perfezionato un linguaggio e un approccio, il profiling, che oggi tutti i lettori e gli spettatori conoscono.
La sua intuizione  dirompente: per capire come funziona la
mente di un serial killer in attivit, bisogna parlare con quelli
gi dietro le sbarre. Mettersi al loro livello. Ascoltarli, perfino
con umilt, correndo il rischio di farsi manipolare. Bisogna insomma
guardare il Male negli occhi, lasciarsi travolgere da parole
spesso intrise di folle orgoglio per le imprese commesse.
John Douglas inizia cos a girare per le prigioni degli USA.
Ore e ore di colloqui con i detenuti pi pericolosi del paese,
autori dei crimini pi efferati. A suo modo, Douglas diventa
un cacciatore del buio, un frequentatore di quella zona di
confine tra il bene e il male che, in misure certo diverse, abita dentro ciascuno di noi.
 un brivido oscuro che io stesso ho provato incontrando
Luigi Chiatti, il mostro di Foligno. Affetto da un disturbo
narcisistico della personalit, Chiatti raccontava con dovizia
di particolari i suoi crimini. Ricordo di essere stato turbato a
lungo non tanto dalle sue parole, quanto dal suo modo di narrare il Male, facendosene protagonista.
John Douglas ripete infinite volte quest'esperienza, con mostri del calibro di Edmund Kemper e di Charles Manson, per nominare i pi famigerati. E ne paga il prezzo.
Ma, appunto, il diavolo  nei dettagli...
Tra i casi di Douglas, c' anche quello di un maniaco ossessionato
dalle scarpe femminili. Un criminale che arriva addirittura
all'assassinio seriale, pur di poter conservare come macabri trofei
i piedi delle proprie vittime. Assieme alle sue scarpe preferite.
Quando Douglas, al culmine della carriera ma anche allo stremo
delle forze, paga il conto di tutto il Male che ha dovuto affrontare,
si trova a Seattle. Sono gi tre settimane che non sta bene e,
quasi spinto da un oscuro presentimento, sottoscrive perfino una
nuova polizza assicurativa sulla propria salute. Il mal di testa lo
attanaglia, il senso di malessere lo avvolge giorno e notte, eppure non si ferma.
Poche ore prima dell'attacco quasi fatale, mentre disfa la valigia
nella sua camera d'albergo, Douglas si rende conto di aver dimenticato
qualcosa. Cos, pur sfinito, sfida il freddo di Seattle ed esce
dall'albergo a procurarsi ci che gli manca. Un ultimo sforzo che,
probabilmente,  la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso.
Si era accorto di aver messo in valigia soltanto una scarpa nera.
E senza scarpe nere, senza le sue scarpe preferite, non vuole,
non pu, presentarsi in pubblico.
Tutti i cacciatori del buio pagano il prezzo delle proprie ossessioni.
E il prezzo  rendersi conto, con una terribile simmetria, di quanto queste ossessioni siano simili a quelle dei mostri cui danno la caccia.
DONATO CARRISI.
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MINDHUNTER.
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Agli uomini e alle donne delle Unit di analisi comportamentale e a quella investigativa di supporto dell'FBI,
Quantico, Virginia, passati e presenti, compagni di esplorazione e di viaggio.
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Tutta la terra non baster a seppellire un delitto. Alla fine, lo si scoprir.
William Shakespeare, Amleto.
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PROLOGO.
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Devo essere all'inferno.
Non c'erano altre spiegazioni possibili, dato che ero nudo e
legato. Una lama mi lacerava le membra causandomi un dolore
intollerabile. Non c'era orifizio del mio corpo che non fosse stato
violato. In gola mi era stato infilato qualcosa che mi soffocava,
causandomi conati di vomito. Oggetti appuntiti mi erano
stati infilati nel pene e nel retto e avevo la sensazione che mi
stessero squartando. Ero fradicio di sudore. Poi finalmente capii
che cosa stava accadendo: mi torturavano a morte tutti gli
assassini, gli stupratori e i molestatori di bambini che avevo
mandato in carcere. Adesso ero io la vittima e non avevo modo di reagire.
Sapevo come lavorava quella gente, l'avevo visto tante volte.
A spingerli era il desiderio di manipolare e dominare. Volevano
essere loro a decidere se la vittima doveva vivere o morire, e
quale morte infliggerle. Mi avrebbero tenuto in vita finch il
mio corpo avesse retto, rianimandomi ogni volta che perdevo
conoscenza e provocandomi tutto il dolore possibile. Alcuni
di loro potevano andare avanti per giorni interi.
Volevano dimostrarmi che avevano il controllo su di me, che
ero completamente in loro potere. Pi urlavo e supplicavo, pi
le loro oscure fantasie si riaccendevano. E come si sarebbero
sentiti appagati, se li avessi scongiurati di risparmiarmi o fossi
regredito al punto di chiamare la mamma!
Era la mia ricompensa per i sei anni dedicati a cacciare gli
individui pi abietti della terra.
Il cuore mi batteva all'impazzata. Sentii una fitta terribile
quando mi spinsero pi a fondo il bastoncino conficcato nel pene.
Tutto il mio corpo si dibatteva nell'agonia.
Ti prego, Signore, se sono ancora vivo fammi morire in fretta.
Se sono morto strappami a queste torture infernali.
Poi vidi la luce intensa, bianca, che, si dice, a volte appare a
chi  in punto di morte. Mi aspettavo di vedere Cristo, o magari
gli angeli o il demonio; avevo sentito parlare anche di questo.
Ma tutto ci che vidi fu un candido sfolgorio.
Udii una voce, per, una voce suadente, rassicurante, il suono
pi tranquillizzante che avessi mai sentito.
Non preoccuparti, John. Stiamo facendo tutto il possibile.
 l'ultima cosa che ricordo.
Mi sente, John? Non deve preoccuparsi.  in ospedale. Sta
molto male, ma stiamo facendo del nostro meglio. Furono
queste le parole dell'infermiera. Non sapeva se fossi in grado
o meno di sentirla, e ripet quella frase pi volte.
Bench al momento lo ignorassi, ero ricoverato nel reparto
di terapia intensiva dello Swedish Hospital di Seattle, in coma.
Avevo braccia e gambe legate, il corpo trafitto da tubicini, cannule
e sonde. Dubitavano che sarei sopravvissuto. Erano i primi
di dicembre del 1983, e io avevo trentotto anni.
Tutto era cominciato tre settimane prima, all'altro capo del
Paese. Ero a New York, per parlare del Criminal Profiling davanti
a un pubblico di trecentocinquanta persone circa: membri
del dipartimento di polizia newyorkese, della stradale, nonch
dei dipartimenti di polizia delle contee di Nassau e Suffolk,
Long Island. Avevo tenuto quel discorso centinaia di volte e ormai
lo facevo in modo del tutto automatico.
D'un tratto la mia mente cominci a vagare. Stavo ancora
parlando, ma ero ricoperto di sudore freddo e mi ripetevo: Come
diavolo far a occuparmi di tutti questi casi? Avevo appena
collaborato al caso Wayne Williams, l'assassino di bambini, ad
Atlanta, e a quello degli omicidi della calibro 22 a Buffalo.
Ero stato chiamato a San Francisco per occuparmi del killer
dei sentieri. Ero in contatto con Scotland Yard nell'ambito
delle indagini sullo stupratore dello Yorkshire. Andavo spesso
in Alaska, dove lavoravo al caso Robert Hansen, un fornaio
di Anchorage che rapiva prostitute in localit remote per poi
ucciderle. A Hartford, nel Connecticut, c'era un piromane
che dava fuoco alle sinagoghe. E di l a due settimane sarei dovuto
volare a Seattle per offrire la mia consulenza alla task force
di Green River, dove andava prendendo forma quella che prometteva
di essere una delle pi lunghe serie di omicidi della storia
americana. Il serial killer uccideva soprattutto prostitute e
transessuali che operavano nel corridoio Seattle-Tacoma.
In quegli ultimi sei anni avevo messo a punto un nuovo approccio
all'analisi del crimine e a differenza dei miei colleghi,
quasi tutti istruttori, ero l'unico membro dell'Unit di analisi
comportamentale a lavorare a tempo pieno a quei casi: circa
centocinquanta, e senza alcun aiuto. Per quasi un terzo dell'anno
facevo la spola tra il mio ufficio e l'Accademia dell'FBI di
Quantico. Ero costantemente tenuto sotto pressione dai dipartimenti
di polizia, a loro volta sollecitati dalle comunit e dai
famigliari delle vittime, per i quali ho sempre provato grande
comprensione. Cercavo di fissare alcune priorit, ma ogni giorno
arrivavano nuove richieste. I miei colleghi di Quantico dicevano
che ero come una puttana: non sapevo dire di no. Insomma,
mentre continuavo a parlare delle tecniche di profiling, la
mia mente si ostinava a tornare a Seattle. Sapevo che non tutti i
componenti della task force avrebbero reagito positivamente alla
mia presenza. Di solito venivo chiamato per proporre un approccio
alle indagini che gran parte dei poliziotti locali e anche
molti funzionari del Bureau consideravano pericolosamente vicino
alla stregoneria, e ogni volta dovevo sudare sette camicie
per ingraziarmeli. Avrei dovuto farlo anche in questo caso. Dimostrarmi
persuasivo senza cadere nella presunzione o nella vanit.
Spiegargli che ritenevo validissimo il loro lavoro e al tempo
stesso persuadere gli scettici che l'FBI era davvero in grado di
aiutarli. Ma l'aspetto pi ostico, pi lontano dalla figura tradizionale
dell'agente dell'FBI, addestrato a trattare solo coi fatti,
era la necessit di basarmi su opinioni. Un mio errore
sarebbe bastato a imprimere alle indagini una direzione sbagliata,
provocando altre morti. E questo avrebbe significato la fine
del nuovo programma di Criminal Profiling, che lottavo per far decollare.
Poi c'erano i viaggi ad aumentare lo stress. Ero stato pi volte
in Alaska, attraversando zone isolate e compiendo atterraggi pericolosamente
vicino all'acqua, nell'oscurit pi totale, e ora,
dopo un colloquio con la polizia locale, dovevo precipitarmi un'altra volta a Seattle.
L'attacco di panico dur forse un minuto, durante il quale
continuai a ripetermi: Coraggio, Douglas, ce la puoi fare. E
ci riuscii. Nessuno, credo, si accorse di nulla, ma non potei liberarmi
dalla sensazione che qualcosa di terribile stesse per piombarmi addosso.
Fu questo presentimento a far s che, di ritorno a Quantico,
mi precipitassi all'ufficio del personale per sottoscrivere un'ulteriore
polizza assicurativa su vita e invalidit. Non so dire con
esattezza perch lo feci, se non che avevo l'oscura, intensa sensazione
di una catastrofe imminente. Ero fisicamente esausto,
lavoravo troppo e, con ogni probabilit, bevevo pi di quanto
avrei dovuto per reagire allo stress. Soffrivo di insonnia e, quando
finalmente mi addormentavo, spesso venivo svegliato da una
chiamata urgente. Non solo: una volta tornato a letto, mi sforzavo
di sognare dei casi di cui mi occupavo nella speranza di
avere qualche illuminazione. Col senno di poi, non  difficile
prevedere a cosa mi avrebbe portato un simile ritmo di vita,
ma allora sembrava che non ci fosse modo di evitarlo.
Poco prima di andare all'aeroporto, decisi d'impulso di fermarmi
alla scuola elementare dove mia moglie Pam lavorava
come insegnante di sostegno, per informarla della nuova polizza che avevo stipulato.
Perch me ne parli? volle sapere lei, preoccupata.
Avevo una terribile emicrania e Pam mi disse che avevo gli
occhi iniettati di sangue e un'espressione strana.
Volevo semplicemente informarti della cosa prima di partire, replicai.
A quel tempo le nostre due figlie erano ancora piccole: Erika aveva otto anni e Lauren appena tre.
Mi accompagnarono a Seattle due nuovi agenti speciali,
Blaine McIlwain e Ron Walker. Arrivammo in nottata e prendemmo
alloggio all'Hilton, in centro. Disfacendo i bagagli, mi
accorsi di avere una sola scarpa nera. L'indomani mattina avrei
dovuto tenere una presentazione presso il dipartimento di polizia
della contea di King e l'idea di farlo senza scarpe nere mi
sembr improvvisamente inaccettabile. Ho sempre curato il
mio abbigliamento, e a causa della stanchezza e dello stress quel
pensiero fin per diventare un'ossessione. Infine uscii e girovagai
per il centro in cerca di un negozio di calzature aperto, e
quando tornai in albergo, ancora pi stanco di prima, avevo
con me un paio di dignitose scarpe nere.
La mattina seguente, un mercoled, tenni la mia presentazione
davanti al corpo di polizia e a una squadra che comprendeva
il rappresentante di Port of Seattle e due psicologi locali invitati
a collaborare alle indagini. Esisteva la possibilit che non ci fosse
un unico assassino, e mi sforzai soprattutto di chiarire che in
simili casi lo sviluppo di un profilo non era poi cos importante,
perch sarebbero state moltissime le persone rispondenti alla descrizione.
Spiegai che erano molto pi importanti l'opera di prevenzione
e l'utilizzo della polizia e dei media per cercare di attirare in
trappola il colpevole. Per esempio, le autorit avrebbero potuto
organizzare una serie di incontri pubblici per discutere dei
delitti. Ero infatti ragionevolmente certo che l'assassino avrebbe
partecipato a uno o pi dibattiti. Pensavo inoltre che ci avrebbe
contribuito a capire se vi fossero pi persone coinvolte. Inoltre,
la polizia avrebbe potuto annunciare alla stampa l'esistenza
di un testimone oculare. Ritenevo che questo avrebbe indotto il
killer a adottare una sua personale strategia preventiva e a uscire
allo scoperto per chiarire la ragione, del tutto innocente, della
sua presenza sul luogo del delitto. Di una cosa soltanto ero sicuro:
chiunque ci fosse dietro quei crimini non aveva alcuna intenzione di smettere.
Fornii quindi alcuni consigli sui metodi di interrogatorio dei
potenziali sospetti: quelli prodotti dall'indagine cos come la
triste schiera di soggetti disturbati che spuntano come funghi
nei casi di grande risonanza. La giornata fu dedicata ai sopralluoghi
sulle scene del crimine, e a sera ero sfinito.
Mentre bevevamo qualcosa al bar, dissi ai miei due compagni
che non mi sentivo bene. Avevo ancora mal di testa e, poich
temevo di stare covando un'influenza, chiesi loro di sostituirmi
il giorno dopo. Pensando che una giornata a letto mi
avrebbe rimesso in sesto, quella sera misi il cartello non disturbare
alla porta e ai miei colleghi diedi appuntamento per il venerd mattina.
Di quello che accadde dopo ricordo ben poco, oltre al fatto
che mi sentivo malissimo mentre mi spogliavo. L'indomani
Blaine e Ron mi lasciarono tranquillo, ma non vedendomi a colazione
il venerd mattina cominciarono a preoccuparsi. Mi telefonarono
in camera e, non ricevendo risposta, vennero a bussare alla mia porta.
Nulla. Allarmati, si fecero consegnare una copia della chiave,
solo per scoprire che era bloccata dall'interno. Ma avevano sentito
i miei gemiti e non esitarono ad abbatterla. Io giacevo a terra
nel punto in cui ero caduto mentre, apparentemente, cercavo
di raggiungere il telefono. Il lato sinistro del mio corpo era scosso
dalle convulsioni e Blaine disse che bruciavo di febbre.
L'hotel si mise in contatto con lo Swedish Hospital, che
mand subito un'ambulanza. Avevo quarantuno di febbre e
duecentoventi pulsazioni al minuto, il lato sinistro del corpo
paralizzato e durante il tragitto in ambulanza ebbi continui attacchi.
Nella cartella medica si parlava della manovra degli occhi
da bambola; avevo lo sguardo sbarrato e fisso.
In ospedale, mi fecero impacchi di ghiaccio e mi somministrarono
calmanti in dosi che, disse il medico, sarebbero state
sufficienti a far addormentare tutta Seattle.
Disse anche che con ogni probabilit sarei morto. Dagli esami
risultavano una lesione e un'emorragia nel lato destro del cervello.
In termini pi semplici, aggiunse, gli si  fritto il cervello.
Era il 2 dicembre 1983. La mia nuova polizza assicurativa era valida dal giorno prima.
Il capo della mia unit, Roger Depue, and di persona a informare
Pam, che si precipit a Seattle accompagnata da mio
padre. Le bambine furono affidate a mia madre. Due agenti
operativi dell'FBI di Seattle, Rick Mathers e John Biner, andarono
a prenderli all'aeroporto per condurli direttamente in
ospedale. Fu allora che capirono la gravit della situazione. I
medici cercarono di preparare Pam all'eventualit della mia
morte e le dissero che, se anche fossi sopravvissuto, probabilmente
sarei rimasto cieco e paralizzato. Il primo sacerdote chiamato
da mia moglie, che  cattolica, rifiut di impartirmi l'estrema
unzione perch ero di religione presbiteriana. Ron e
Blaine ne trovarono un altro che sembrava immune da simili
pregiudizi e a lui chiesero di pregare per me.
Rimasi tra la vita e la morte per un'intera settimana. Poich
nel reparto di terapia intensiva erano permesse solo le visite dei
famigliari, i miei colleghi di Quantico, nonch Mathers e altri
agenti dell'ufficio operativo di Seattle, divennero improvvisamente
parenti stretti.
La vostra  proprio una grande famiglia, comment sarcastica
una delle infermiere, parlando con Pam.
E per certi versi era davvero cos. Parecchi colleghi di Quantico,
capitanati da Bill Hagmaier dell'Unit di analisi comportamentale
e Tom Columbell dell'Accademia nazionale, promossero
una colletta per consentire a Pam e a mio padre di restare
a Seattle. Ricevettero contributi da funzionari di polizia di
tutto il Paese. Nel frattempo, veniva organizzato il trasporto
della mia salma in Virginia, dove sarebbe stata tumulata nel cimitero
militare di Quantico. Verso la fine di quella prima settimana,
Pam, mio padre, gli agenti e il sacerdote formarono un
cerchio intorno al mio letto e, tenendosi per mano, pregarono
per me. Quella stessa notte uscii dal coma.
Ricordo ancora bene la sorpresa e la confusione che provai
trovandomi davanti mia moglie e mio padre. All'inizio non riuscivo
a parlare; avevo la mascella sinistra pendula e quel lato del
corpo ancora paralizzato. Ripresi a parlare con molta difficolt,
ma dopo un po' scoprii che potevo muovere la gamba, e gradualmente
riacquistai tutte le mie capacit motorie. Finalmente,
dopo una lunga serie di esami, analisi e prelievi spinali, fu
elaborata la diagnosi: encefalite virale causata o complicata da
stress e da un generale stato di debilitazione. Ero fortunato a essere
ancora vivo.
La convalescenza fu dolorosa e scoraggiante. Dovetti imparare
a camminare di nuovo, e la mia memoria non torn pi
quella di un tempo. Per aiutarmi a ricordare il nome del medico
che mi aveva in cura, Siegal, Pam mi port un gabbiano (in inglese
infatti suona quasi come il suo cognome) di conchiglie,
appollaiato su un piedistallo di sughero. E quando il dottore
torn a chiedermi se rammentavo come si chiamasse, io biascicai:
Certo, Seagull.
Nonostante il supporto dei miei cari, il processo di riabilitazione
fu terribilmente frustrante. Non ero mai stato capace di
stare con le mani in mano o di prendere la vita con calma.
Quando mi telefon il direttore dell'FBI, William Webster,
gli dissi che dubitavo di poter tornare a sparare.
Non si preoccupi per questo, John, rispose lui. E il suo
cervello che ci sta a cuore.
Non ebbi il coraggio di dirgli che temevo fosse rimasto ben
poco anche di quello.
Venni dimesso l'antivigilia di Natale. Roger Depue venne a
prenderci al Dulles Airport e ci condusse alla nostra casa di Fredericksburg,
dove mi aspettavano una bandiera americana e un
enorme striscione con la scritta bentornato, john. Avevo
perso quasi venti chili. Le mie bambine, Erika e Lauren, rimasero
talmente sconvolte nel vedermi cos emaciato e costretto
sulla sedia a rotelle che per molto tempo reagirono con timore
a ogni mia partenza.
Fu un Natale malinconico. Avevo abbandonato la sedia a rotelle,
ma muovermi mi costava ancora molta fatica e avevo difficolt
a sostenere una conversazione. Piangevo con facilit e
non potevo fare affidamento sulla mia memoria. Quando
Pam o mio padre mi portavano in giro per Fredericksburg,
mi capitava di chiedermi se questo o quell'edificio fossero nuovi.
E mi domandavo spesso se sarei mai tornato al lavoro.
Provavo una certa amarezza nei confronti del Bureau che mi
aveva spinto fino a quei limiti. Il febbraio precedente mi ero rivolto
al vicedirettore, Jim McKenzie, per spiegargli che non
avrei potuto sostenere a lungo quei ritmi e chiedergli di assegnarmi dei collaboratori.
McKenzie si era mostrato comprensivo ma realista. Conosci
l'organizzazione. Bisogna che crolli perch qualcuno se ne accorga.
Avevo la sensazione di non ricevere n un adeguato supporto
n il dovuto apprezzamento. Solo un anno prima, dopo che mi
ero dannato l'anima sul caso dei minori uccisi ad Atlanta, avevo
ricevuto un rimprovero ufficiale per un articolo pubblicato dal
Newport News, in Virginia, subito dopo l'arresto di Wayne
Williams. Al cronista che mi chiedeva cosa pensassi di Williams
come sospetto, avevo risposto che sembrava plausibile, e che
un esame pi approfondito lo avrebbe probabilmente rivelato
tale anche per quanto riguardava alcuni dei delitti.
Bench fosse stato l'FBI a chiedermi di concedere l'intervista,
in seguito la direzione sostenne che avevo parlato in modo
inopportuno di un caso ancora aperto, e che solo un paio di
mesi prima, in occasione di un'intervista a People, ero stato
invitato alla cautela. Era un atteggiamento tipico della burocrazia
governativa. Dovetti presentarmi all'Ufficio per la responsabilit
professionale, nel quartier generale di Washington, e dopo
sei mesi di estenuanti tira e molla ebbi una lettera di biasimo.
Bench in seguito avessi ricevuto anche un encomio, al
momento questo fu tutto il riconoscimento che ottenni per aver
contribuito alla soluzione di quello che la stampa definiva il crimine del secolo.
Gran parte dell'attivit di un detective non  condivisibile
con nessuno, neppure con il coniuge. Quando si passano le giornate
a guardare cadaveri orrendamente mutilati, la voglia di portarsi
il lavoro a casa passa in fretta. Non si pu annunciare mentre
si  a cena: Oggi mi  capitato un delitto a sfondo sessuale
davvero affascinante. Ora ve lo racconto. E questo il motivo
dell'attrazione che tanto spesso i poliziotti provano per le infermiere
e viceversa: le loro professioni hanno molto in comune.
A volte, quando ero al parco o facevo una passeggiata con le
bambine, mi capitava di pensare: Questo posto mi ricorda la
scena di quel crimine, dove scoprimmo il cadavere di quel bambino
di otto anni. Bench fossi protettivo nei confronti delle
mie figlie, mi riusciva difficile lasciarmi coinvolgere dai piccoli
incidenti che caratterizzano l'infanzia. Quando Pam mi raccontava
che una o l'altra era caduta dalla bicicletta e aveva avuto
bisogno di qualche punto, automaticamente ripensavo all'autopsia
di una loro coetanea e alla quantit di punti che le sue ferite
avevano richiesto.
Pam aveva un gruppo di amiche che come lei si interessavano
di politica locale, e a causa delle mie frequenti assenze la gestione
della casa e l'educazione delle bambine ricadevano quasi
per intero su di lei. Era solo uno dei molti problemi che allora
turbavano il nostro matrimonio, e so che Erika, la pi grande,
era consapevole della tensione esistente tra noi.
Non riuscivo a scrollarmi di dosso il risentimento verso il
Bureau. Un giorno, mentre bruciavo un mucchio di foglie secche
nel giardino sul retro, d'impulso rientrai in casa, radunai le
copie di tutti i profili che avevo elaborato, di tutti gli articoli che
avevo scritto, e gettai i faldoni nel fal. Fu un gesto catartico.
Alcune settimane pi tardi, quando fui di nuovo in grado di
guidare, mi recai al National Cemetery di Quantico. In quel cimitero
la collocazione delle tombe dipende dalla data del decesso,
e scoprii che se fossi morto il 1 o il 2 di dicembre sarei stato
tumulato vicino a una ragazza che era stata pugnalata a morte
nel viale di casa. L'omicidio, a cui avevo lavorato anch'io, era
rimasto insoluto. Mentre me ne stavo l a rimuginare, ricordai
le innumerevoli volte che avevo consigliato alla polizia di sorvegliare
le tombe di una vittima, nell'eventualit che si facesse vivo
l'assassino. Che ironia sarebbe stata se, vedendomi, un poliziotto
mi avesse arrestato come sospetto!
A distanza di quattro mesi dall'attacco, ero ancora in malattia.
A causa della lunga permanenza a letto, avevo trombi alle
gambe e ai polmoni e vivere mi riusciva terribilmente faticoso.
Ancora non sapevo se avrei potuto riprendere il lavoro e neppure
se avrei riconquistato la sicurezza necessaria. E intanto Roy
Hazelwood, uno degli istruttori dell'Unit di analisi comportamentale,
era costretto a lavorare il doppio e a occuparsi di molti
dei miei casi ancora aperti.
Tornai a Quantico nell'aprile del 1984 per parlare a un
gruppo di profiler provenienti da vari uffici operativi dell'FBI.
Quando entrai in aula, con le pantofole per via dei piedi gonfi,
gli agenti mi tributarono una vera e propria ovazione. Loro,
meglio di chiunque altro, erano in grado di capire ci che stavo
cercando di fare all'interno del Bureau. Per la prima volta dopo
molti mesi, mi sentii apprezzato e considerato. Fu come tornare
a casa. Un mese pi tardi ripresi a lavorare a tempo pieno.
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1. NELLA MENTE DI UN ASSASSINO.
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Mettetevi nei panni del cacciatore.
Pensate a un documentario sulla natura: un leone nella pianura
del Serengeti, in Africa. La belva avvista un branco di antilopi
all'abbeverata e in qualche modo glielo leggiamo negli occhi:
ne sceglie una fra migliaia. Questo, perch  allenato a percepire
la debolezza, la vulnerabilit, la diversit dell'antilope in
cui riconosce la vittima ideale.
Alcune persone si comportano allo stesso modo. E se appartengo
a quella cerchia, anch'io vado a caccia tutti i giorni, in cerca
della mia vittima. Supponiamo che mi trovi in un centro
commerciale, affollato da migliaia di persone. Raggiungo la sala-giochi
dove almeno una cinquantina di bambini si diverte, e
mentre li osservo devo diventare un cacciatore, devo riuscire a
individuare la potenziale preda. Capire quale, tra quei cinquanta
bambini,  il pi vulnerabile, la vittima prescelta. Devo prendere
nota del suo abbigliamento, imparare a cogliere gli indizi non
verbali che trasmette. E poich devo fare tutto questo in una frazione
di secondo,  necessario che sia molto, molto abile. Poi,
una volta fatta la mia scelta, devo sapere con esattezza come far
a portare via la preda senza creare scompiglio n sospetti, e senza
dimenticare che i suoi genitori si trovano probabilmente un
paio di piani pi sotto. Non posso permettermi di sbagliare.
E l'eccitazione della caccia che spinge questi individui all'azione.
Un'eccitazione, credo, paragonabile a quella del leone
nella savana. E poco importa se la loro predilezione va ai bambini,
alle donne, alle prostitute o ai membri di qualsiasi altra
categoria, oppure se cacciano in maniera indiscriminata. Per
certi versi, sono tutti uguali.
Ma  ci in cui divergono, ossia le tracce delle rispettive personalit,
a fornirci una nuova arma per l'interpretazione di certe
tipologie di crimini violenti e delle modalit di caccia e di esecuzione
dei loro autori. Ho passato buona parte della mia carriera
di agente speciale dell'FBI a cercare di potenziare quest'arma,
e proprio questo  l'argomento del libro. Sempre, davanti a
un crimine orrendo, si pone l'interrogativo assillante, fondamentale:
che genere di persona pu aver commesso una simile
azione? Il lavoro di analisi che svolgiamo noi dell'Unit investigativa
di supporto si propone appunto di dare una risposta a
questa domanda.
Il comportamento riflette la personalit.
Non  sempre facile, e non  mai piacevole, mettersi nei panni
di simili individui, entrare nella loro mente. Ma  proprio
questo che ci si aspetta da noi. Dobbiamo riuscire a sentire cosa
prova nell'intimo ciascuno di loro.
Tutto quello che vediamo sulla scena di un crimine pu rivelarci
un tratto del carattere dell'individuo, o meglio, per usare
un'espressione tecnica, del soggetto ignoto che lo ha commesso.
Ma a forza di studiare crimini e di consultarci con gli esperti e
con gli stessi killer, abbiamo imparato a interpretare questi indizi
nello stesso modo in cui un medico valuta i vari sintomi per
diagnosticare una malattia. Proprio come un medico pu cominciare
a formulare una diagnosi dopo aver riconosciuto parecchi
aspetti di una specifica patologia, noi possiamo trarre alcune
conclusioni quando cominciano a emergere precisi schemi
di comportamento.
Nei primi anni Ottanta, quando per raccogliere dati intervistavo
assassini in stato di detenzione, un giorno mi trovai seduto
in cerchio insieme con alcuni criminali nel penitenziario
di Stato del Maryland, a Baltimora, un antico edificio in stile
gotico. Ciascuno di quegli uomini costituiva un valido oggetto
di studio, ma io ero interessato soprattutto al modus operandi
di uno stupratore-omicida, e chiesi se nel carcere ci fosse qualcuno
che faceva al caso mio.
C' Charlie Davis, mi risponde uno di loro, ma gli altri
obiettano che Davis non accetter di incontrarmi.
Qualcuno va in cerca dell'uomo che, fra la sorpresa generale,
decide di unirsi a noi, spinto probabilmente dalla curiosit o
dalla noia. Il fatto che i detenuti abbiano generalmente un sacco
di tempo libero e pochi modi per occuparlo ci  stato di grande
utilit nei nostri studi.
Di solito, ci sforziamo di prepararci a questi colloqui accumulando
informazioni sul nostro interlocutore. Esaminiamo i
verbali di polizia, le foto scattate sulla scena del crimine, i referti
medici, il materiale processuale; qualunque cosa possa aiutarci a
gettare luce sulla personalit. Questo  anche il modo pi sicuro
per capire se il soggetto stia fingendo o divertendosi alle nostre
spalle. Nel caso di cui parlo, non mi era evidentemente stato
possibile prepararmi, e decisi pertanto di cercare di volgere a
mio vantaggio tale circostanza.
Alto pi di un metro e ottanta, robusto e goffo, Davis era un
uomo sulla trentina, dai modi cortesi.
Io esordisco dicendo: Mi trovo in svantaggio, Charlie. Non
so quale reato ha commesso.
Ho ucciso cinque persone,  la risposta.
Quando gli chiedo di parlarmi dei delitti, salta fuori che Davis
lavorava part-time come autista di ambulanze, circostanza
che gli aveva facilitato enormemente le cose: dopo aver strangolato
la sua vittima, non doveva far altro che piazzarne il cadavere
sul ciglio di una strada compresa nel territorio coperto dalla sua
squadra, fare una telefonata anonima e andare quindi a prelevare
il corpo. Mentre lo adagiava sulla barella, chi poteva immaginare
che proprio lui fosse l'assassino? Era la consapevolezza di
avere il controllo degli eventi a eccitarlo pi di ogni altra cosa.
Il metodo da lui utilizzato, lo strangolamento, mi fece capire
che Davis non uccideva con premeditazione, e che la sua motivazione
primaria era lo stupro.
Un ammiratore della polizia, dunque, commento. Scommetto
che le piacerebbe fare il poliziotto, occupare una posizione
di potere, invece di accontentarsi di mansioni umili, al di sotto
delle sue capacit.
Lui ride e mi dice che suo padre era stato tenente di polizia.
Dietro mia richiesta, mi descrive il suo modus operandi: era
solito scegliere una ragazza attraente e seguirla fino a un luogo
preciso, per esempio il parcheggio di un ristorante. Grazie ai
contatti garantitigli dalla professione del padre, dalla targa dell'auto
della vittima prescelta era in grado di risalire al nome. A
quel punto telefonava al ristorante e la attirava fuori con una
scusa qualsiasi, per esempio che aveva lasciato i fari accesi. La
costringeva a salire sulla sua auto o su quella di lei e dopo averla
ammanettata si allontanava.
Mi racconta i cinque delitti in ordine cronologico, proprio
come se li stesse rivivendo nella fantasia. Nel parlarmi dell'ultimo,
accenna al fatto di aver violentato la ragazza sul sedile anteriore.
 la prima volta che menziona questo particolare e io
voglio saperne di pi.
Lasci che le dica qualcosa sul suo conto, Charlie, faccio.
Lei aveva problemi a relazionarsi con le donne e all'epoca
del suo primo omicidio si trovava in difficolt finanziarie. Ormai
prossimo alla trentina e con un lavoro molto al di sotto delle
sue capacit, si sentiva frustrato e senza il pieno controllo sulla
sua vita.
Lui fa un vago cenno d'assenso.
Fin qui, tutto bene. Non ho ancora detto nulla di troppo difficile
da prevedere o ipotizzare. Beveva parecchio, continuo,
era indebitato e litigava con la donna con cui viveva. Bench
non ne avesse fatto cenno, ero convinto che una donna ci fosse.
E quando le cose peggioravano, la sera usciva a caccia. Per non
sfogarsi con la sua convivente, era costretto a cercare altrove.
Mi accorgo che il suo linguaggio del corpo sta gradualmente
cambiando, e, forte delle poche informazioni in mio possesso,
continuo: Ma con l'ultima le cose sono andate diversamente.
Lei non era come le altre. Le ha permesso di rivestirsi dopo
averla violentata. Le ha coperto la testa, qualcosa che non aveva
fatto con le prime quattro. Per la prima volta, la prospettiva di
uccidere non la faceva sentire bene.
L'esperienza mi ha insegnato che quando cominciano ad
ascoltarti con attenzione significa che hai centrato il bersaglio.
Lei le aveva detto qualcosa per cui non desiderava pi ucciderla,
anche se poi lo ha fatto ugualmente.
All'improvviso lui arrossisce. Sembra quasi in trance e io capisco
che sta rivivendo quei momenti. Esitante, mi dice che la
donna gli aveva confidato che il marito era molto ammalato,
forse prossimo alla morte. Era preoccupata per lui. Forse 
una bugia, forse no, non ho modo di saperlo. Ma  chiaro
che Davis ne  rimasto turbato.
Ma non mi ero nascosto il viso, lei mi aveva visto in faccia e
ho dovuto ucciderla, ho dovuto.
Le ha preso qualcosa, vero?
Lui annuisce di nuovo e confessa di avere prelevato dal portafogli
della vittima una fotografia scattata a Natale e raffigurante
lei, il marito e il figlio.
 la prima volta che vedo Charlie, ma mi sembra di conoscerlo
bene.  andato al cimitero, non  vero? L'accentuarsi
del rossore conferma i miei sospetti: ha seguito gli sviluppi del
caso sui giornali, scoprendo cos il luogo di sepoltura della donna.
Ci  andato perch quest'ultimo omicidio non la faceva
sentire a posto. E ha lasciato qualcosa sulla tomba.
Gli altri detenuti ascoltano affascinati. Non hanno mai visto
Davis comportarsi in quel modo.
Ha lasciato qualcosa sulla tomba, ripeto. La foto, non 
vero, Charlie?
Lui annuisce pi volte.
Non stavo giocando a fare lo stregone, come forse pensavano
gli altri. Le mie erano semplici ipotesi, ma basate sulle esperienze
e le ricerche precedenti. Per esempio, io e i miei colleghi avevamo
scoperto che c'era molto di vero nel vecchio clich dell'assassino
che va a visitare la tomba della sua vittima, anche se non
necessariamente per i motivi da noi immaginati.
Il comportamento riflette la personalit.
Uno dei motivi per cui il nostro lavoro  ormai indispensabile
sta nei cambiamenti intervenuti nel panorama criminale.
Tutti noi siamo al corrente degli omicidi connessi al traffico
di droga che infestano le nostre citt, e i delitti con armi da fuoco
sono ormai all'ordine del giorno. Ma in passato gran parte
dei crimini, soprattutto quelli pi violenti, si verificava fra persone
legate tra loro.
In seguito la situazione  cambiata. Ancora negli anni Sessanta,
la percentuale degli omicidi risolti superava il novanta
per cento. Oggi, nonostante gli eccezionali progressi della
scienza e della tecnologia, nonostante l'avvento dell'era informatica,
bench i poliziotti siano meglio addestrati e dotati di
strumenti pi efficaci, il numero dei casi risolti sta diminuendo.
Sempre pi numerosi sono i reati commessi da e contro
sconosciuti, e in molti casi non esistono moventi su cui lavorare,
perlomeno non moventi ovvi o logici.
Molti anni fa, la maggior parte degli omicidi e dei crimini
violenti era relativamente facile da risolvere, perch quasi sempre
scaturiva dall'esasperazione di sentimenti comuni a tutti:
collera, avidit, gelosia, interesse, vendetta. Era sufficiente risolvere
il problema emotivo perch i delitti cessassero. Qualcuno
moriva, s, ma di norma la polizia sapeva chi e che cosa cercare.
Da tempo, tuttavia,  emersa una nuova figura di criminale,
il serial killer, che non si ferma finch non viene arrestato o ucciso,
che fa tesoro dell'esperienza e perfeziona il proprio modus
operandi di delitto in delitto. Ho usato il termine emersa perch
in certa misura questo tipo di criminale esiste da sempre,
bench Jack lo Squartatore, che ag a Londra nel 1888, sia abitualmente
considerato il primo serial killer moderno. Se uso il
genere maschile  perch, per motivi che approfondiremo pi
avanti, i serial killer sono sostanzialmente tutti uomini.
 molto probabile che l'omicidio seriale sia un fenomeno
molto pi antico di quanto noi immaginiamo. Le strane leggende
incentrate su streghe, vampiri e lupi mannari non sono
forse altro che un tentativo di spiegare delitti tanto atroci da risultare
incomprensibili agli abitanti delle piccole comunit di
una volta, sebbene oggi non ci stupiscano pi. I mostri dovevano
essere necessariamente creature soprannaturali; non poteva
trattarsi di uomini come tutti gli altri.
Assassini e stupratori seriali tendono inoltre a essere i criminali
pi sconcertanti, inquietanti e difficili da catturare. Questo
in parte perch a motivarli sono fattori ben pi complessi di
quelli, tutto sommato elementari, elencati prima. A sua volta,
questa complessit ne rende pi intricato il modello comportamentale
e si affranca da sentimenti comuni quali la compassione,
il senso di colpa o il rimorso.
A volte, l'unico modo per individuarli sta nell'imparare a
pensare come loro.
Se qualcuno teme che io stia diffondendo importanti segreti
che potrebbero agevolare il compito a potenziali criminali, si
rassicuri.  vero che sto parlando dell'elaborazione di un approccio
comportamentale al Criminal Profiling, di analisi del
crimine e di strategia processuale, ma neppure volendo potrei
trasformare queste spiegazioni in un corso pratico. Tanto per
cominciare, impieghiamo almeno due anni per addestrare gli
agenti destinati alla mia unit, i quali peraltro arrivano gi muniti
di un ragguardevole bagaglio di esperienza. Inoltre, pi un
criminale  abile e pi si sforza di depistarci, pi indizi comportamentali
si lascia alle spalle.
Come Sir Arthur Conan Doyle disse per bocca del suo Sherlock
Holmes: L'eccezionaiit costituisce sempre un indizio.
Pi anonimo e comune  un delitto, pi diventa difficile risolverlo.
In altre parole, pi informazioni comportamentali abbiamo,
pi completi saranno il profilo e l'analisi che offriremo
alla polizia locale. Ancora: migliore  il profilo fornito, maggiori
saranno le possibilit di restringere la rosa dei sospetti e arrivare
cos all'individuazione del colpevole.
E questo mi porta a correggere un'altra inesattezza. L'Unit
investigativa di supporto, che  parte del Centro nazionale per
l'analisi del crimine violento dell'FBI di Quantico, non cattura
criminali. Permettetemi di ripeterlo: non cattura criminali. Sono
i dipartimenti di polizia locale a farlo e, se consideriamo le
incredibili pressioni cui sono sottoposti, dobbiamo riconoscere
che svolgono quasi sempre un ottimo lavoro. Da parte nostra,
cerchiamo di aiutarli a imprimere la giusta direzione alle indagini
e suggeriamo alcune tecniche preventive tese all'individuazione
del criminale. Una volta che la polizia ha proceduto all'arresto
- la polizia, non noi -, tentiamo di elaborare una strategia
che nel corso del processo aiuti il pubblico ministero a far emergere
l'autentica personalit dell'imputato.
Siamo in grado di fare tutto questo grazie alle ricerche che
svolgiamo e all'esperienza.  probabile che un dipartimento
di polizia del Midwest si trovi per la prima volta ad affrontare
degli omicidi seriali, mentre la mia unit si occupa di centinaia,
se non di migliaia di casi analoghi. Come dico sempre ai miei
agenti: Per capire l'artista, dovete studiarne l'opera. Nel corso
degli anni ho esaminato molte opere e parlato in modo
approfondito con gli artisti pi dotati.
Fu tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta che
cominciammo a sviluppare in modo sistematico il lavoro dell'Unit
di analisi comportamentale, per poi costituire l'Unit
investigativa di supporto. E bench molti dei libri che parlano
di noi, come ad esempio il memorabile Silenzio degli innocenti
di Thomas Harris, siano inclini alla drammatizzazione e a voli
di fantasia,  pur vero che i nostri predecessori sono da ricercarsi
pi nella narrativa criminale che nel crimine vero e proprio.
Auguste Dupin, il detective dilettante creato da Edgar Allan
Poe nel suo classico I delitti della via Morgue,  stato forse il primo
esperto di comportamento criminale della storia. Il racconto
di Poe costituisce il primo tentativo di utilizzare una tecnica
attiva per smascherare il colpevole e di conseguenza liberare da
ogni sospetto l'innocente ingiustamente incarcerato.
Non diversamente dai membri della mia unit, Poe comprese
l'importanza dell'analisi comportamentale in mancanza di
prove certe. Privato delle risorse ordinarie, scrive, l'analista
si cala nell'anima del suo avversario, si identifica con lui e spesso
gli basta una sola occhiata per individuare gli unici metodi tramite
i quali indurlo in errore.
C' un'altra piccola analogia che vale la pena di menzionare.
Monsieur Dupin preferiva lavorare nella solitudine del suo studio,
con le finestre chiuse e le tende tirate, cos da escludere ogni
intrusione del mondo esterno. Io e i miei colleghi, invece, non
abbiamo la possibilit di scegliere. I nostri uffici presso l'Accademia
di Quantico si trovano parecchi piani sottoterra e, privi
di finestre, erano stati inizialmente concepiti per fungere da
quartier generale delle autorit di polizia in caso di emergenza
nazionale. Spesso ne parliamo come della Cantina, e diciamo
che siamo sepolti pi profondamente dei morti.
Il romanziere inglese Wilkie Collins si occup di analisi
comportamentale in opere avveniristiche per il suo tempo quali
La donna in bianco (basata su un avvenimento reale) e La pietra
di luna. Ma fu l'immortale creazione di Sir Arthur Conan Doyle,
Sherlock Holmes, a proporla al mondo intero. Per noi  un
grande onore essere paragonati a questo personaggio letterario e
io mi sentii davvero lusingato quando, durante le indagini su
un caso di omicidio nel Missouri, il St. Louis Globe-Democrat
mi defin il moderno Sherlock Holmes.
 interessante notare come, mentre il personaggio letterario
Holmes lavorava ai suoi sconcertanti e complessi casi, nella vita
reale Jack lo Squartatore uccideva prostitute nell'East End londinese.
Le due figure hanno esercitato un tale impatto sulla fantasia
collettiva che molti racconti moderni scritti da ammiratori
di Conan Doyle hanno calato sulla scena dei delitti di Whitechapel,
tuttora irrisolti, il nostro investigatore.
Nel 1988, mi venne chiesto di analizzare i delitti di Jack lo
Squartatore in un programma televisivo a diffusione nazionale.
Ne parleremo pi avanti.
Fu soltanto pi di un secolo dopo i racconti di Poe e a settantanni
dalla creazione di Sherlock Holmes che l'analisi comportamentale
si trasfer dalla letteratura alla vita reale. Verso la
met degli anni Cinquanta, New York fu scossa dalle esplosioni
provocate da Mad Bomber, responsabile di oltre trenta attentati
distribuiti in un arco di quindici anni. I suoi obiettivi
erano di preferenza luoghi pubblici quali la Grand Central Station,
la Pennsylvania Station e il Radio City Music Hall. Io allora
ero un bambino e vivevo a Brooklyn, e ricordo il caso molto
bene.
Non sapendo pi che pesci prendere, nel 1957 la polizia si
rivolse a uno psichiatra del Greenwich Village, il dottor James
A. Brussel, che esamin le fotografie scattate sui luoghi degli attentati
e analizz le lettere di sfida che il dinamitardo indirizzava
ai giornali. Ne trasse una serie di conclusioni altamente significative,
tra cui il fatto che il soggetto era un individuo paranoico
che odiava il padre, era ossessivamente amato dalla madre e
viveva in una citt del Connecticut. In chiusura della sua relazione,
Brussel consigli alla polizia:
Cercate un uomo robusto, di mezza et. Nato all'estero,
cattolico. Scapolo. Vive con un fratello o una sorella. 
probabile che quando lo troverete indossi un vestito a doppio
petto. Abbottonato.
Da alcuni riferimenti presenti nelle lettere, si arriv a ipotizzare
che il dinamitardo fosse un impiegato o un ex impiegato della
Consolidated Edison, l'azienda elettrica cittadina, e che nutrisse
rancore verso l'azienda stessa. Ristretta in questo modo la rosa
dei sospetti, si pass al raffronto del profilo redatto dallo psichiatra
con quello dei dipendenti, e si arriv cos a George Metesky.
L'uomo aveva lavorato per la Con Ed negli anni Quaranta,
prima dell'inizio degli attentati. All'epoca dell'arresto, abitava
a Waterbury, nel Connecticut, ed era effettivamente un uomo
robusto, scapolo, di mezza et, nato all'estero e di religione
cattolica. Il profilo conteneva una sola inesattezza: Metesky viveva
con due sorelle nubili. Quando l'agente di polizia gli ordin
di seguirlo al comando, riemerse dalla camera da letto con
indosso un vestito a doppio petto... abbottonato.
Invitato a illustrare la tecnica utilizzata, il dottor Brussel spieg
che di norma uno psichiatra parte dall'esame del soggetto
per cercare di predirne le possibili reazioni in situazioni specifiche.
Lui aveva fatto l'opposto, sforzandosi di dedurre la personalit
del criminale dalle sue azioni.
Da allora sono passati quasi quarant'anni, e il caso di Mad
Bomber sembra piuttosto semplice. Ma all'epoca costitu
un'autentica pietra miliare nello sviluppo di quella che in seguito
doveva diventare l'applicazione della scienza comportamentale
alle indagini criminali. Il dottor Brussel, che successivamente
collabor con la polizia di Boston al caso dello Strangolatore
di Boston, fu in questo campo un vero pioniere.
Bench venga spesso definito deduttivo, il lavoro di Brussel e
dei suoi seguaci si basa in realt sul metodo induttivo... ossia,
parte dall'osservazione di alcuni fattori specifici per giungere a
conclusioni pi ampie. Quando arrivai a Quantico, nel 1977,
gli istruttori dell'Unit di analisi comportamentale, fra i quali
figurava Howard Teten, stavano cominciando ad applicare le
idee dello psichiatra ad alcuni casi. Si trattava, tuttavia, soltanto
di un esperimento non supportato da alcun lavoro di ricerca.
Ho gi parlato dell'importanza di sapersi calare nei panni del
soggetto sconosciuto. Attraverso la ricerca e l'esperienza abbiamo
scoperto che altrettanto importante - e molto doloroso - 
mettersi in quelli della vittima. Solo quando si ha un'idea precisa
di quale sia stata la sua reazione all'orrore che le stava piombando
addosso  possibile comprendere appieno il comportamento
e le reazioni del serial killer.
Per conoscere il criminale, bisogna studiarne il crimine.
Nei primi anni Ottanta, la polizia di una cittadina della
Georgia mi sottopose un caso inquietante. Una graziosa quattordicenne,
majorette presso la locale scuola superiore, era stata
rapita alla fermata dell'autobus, distante non pi di un centinaio
di metri dalla sua abitazione. Il suo cadavere, parzialmente
denudato, fu scoperto qualche giorno dopo in un bosco tradizionalmente
frequentato da coppiette, a una quindicina di chilometri
di distanza. La ragazza era stata violentata e uccisa con
un colpo alla testa. Vicino al cadavere giaceva un grosso sasso
incrostato di sangue.
Per cominciare la mia analisi, dovevo scoprire tutto il possibile
sul conto della vittima. Bench sveglia e graziosa, era ancora
una ragazzina, e chi l'aveva conosciuta mi assicur che non era
mai stata una civetta, che non beveva n faceva uso di droghe e
che aveva sempre tenuto un comportamento cordiale e amichevole.
L'autopsia rivel inoltre che era vergine al momento della
violenza.
Erano informazioni importantissime per me, perch mi permisero
di capire quale fosse stata la reazione della giovane al sequestro
e allo stupro, e di ricostruire cos anche il comportamento
dell'assassino. Arrivai alla conclusione che non si era
trattato di omicidio premeditato, e che l'aggressore aveva reagito
alla sorpresa di non venire accolto a braccia aperte (come la
sua fantasia malata lo aveva invece portato a credere). Arrivai
cos pi vicino alla personalit dell'omicida, e il mio profilo
permise alla polizia di concentrarsi sul presunto autore di
uno stupro verificatosi l'anno precedente in una citt vicina.
La conoscenza della vittima mi aiut inoltre a elaborare una
strategia da utilizzare durante l'interrogatorio del sospetto
che, come avevo previsto, aveva gi superato con successo la
macchina della verit. Discuter in seguito questo caso, tanto
affascinante quanto penoso. Per il momento, basti dire che
l'uomo confess entrambi i reati. Fu arrestato e condannato
e, mentre scrivo,  nel braccio della morte.
Nell'insegnare gli elementi del profiling e dell'analisi della
scena del crimine, facciamo in modo che i nostri allievi abbiano
una panoramica completa della vicenda. Il mio collega Roy Hazelwood,
che tenne questi corsi per parecchi anni, era solito
suddividere l'analisi in tre fasi e interrogativi diversi: cosa, perch
e chi.
Cosa  successo? La risposta comprende qualunque elemento
potenzialmente significativo da un punto di vista comportamentale.
Perch  successo proprio in quel modo? Per esempio, perch
l'assassino ha mutilato la vittima dopo averla uccisa? Sono stati
trafugati oggetti di valore? Perch non c' traccia di effrazione?
Quali sono le ragioni alla base di ciascun elemento significativo
sul piano comportamentale del crimine in esame?
Chi dunque pu aver commesso questo specifico reato per
queste specifiche ragioni?
Questo  il compito cui ci dedichiamo.
...
.
...
2. IL COGNOME DI MIA MADRE ERA HOLMES.
...
.
...
Il cognome da nubile di mia madre era Holmes, ma, fatta eccezione
per questa bizzarra coincidenza, nei miei primi anni di
vita non ci fu altro che potesse far prevedere per me un futuro di esperto del crimine.
Sono nato a Brooklyn, New York, quasi al confine con il
Queens. Mio padre Jack era tipografo al Brooklyn Eagle.
Io avevo otto anni quando, preoccupato per la crescente criminalit,
volle che ci trasferissimo a Hempstead, Long Island, dove
divenne presidente del sindacato tipografi locale. Ho una sorella,
Arlene, di quattro anni maggiore di me, e fin dall'inizio 
stata lei la stella della famiglia, a scuola come nello sport.
Non ero uno studente particolarmente brillante, ma ero educato,
bonario e a dispetto del mio mediocre rendimento fui
sempre popolare tra gli insegnanti. Mi piacevano moltissimo
gli animali e in momenti diversi ospitai cani, gatti, conigli, criceti
e serpenti, che mia madre tollerava per via della mia dichiarata
intenzione di voler diventare veterinario. L'unica attivit
scolastica per cui mostravo una certa inclinazione era raccontare
storie, e non  escluso che questo abbia in qualche modo influenzato
la mia scelta professionale. Agli investigatori e agli
analisti del crimine spetta il compito di trasformare un'accozzaglia
di indizi disparati e apparentemente senza alcun nesso tra
loro in una narrazione coerente, e in quest'ottica forse il talento
affabulatorio  davvero una qualit utile, soprattutto quando si
indaga su un omicidio e la vittima non pu pi raccontare la
propria storia.
In ogni caso, era una capacit cui ricorrevo spesso per scansare
lo studio. Una volta, ricordo, ci era stato assegnato il compito
di leggere un romanzo da riassumere poi in classe. Io non
l'avevo fatto e quando fu il mio turno (ancora non riesco a credere
di aver avuto tanto coraggio!) inventai un titolo e un autore
e cominciai a raccontare la storia di un gruppo di campeggiatori
radunati intorno a un fal.
Inventavo il seguito a mano a mano che andavo avanti e intanto
mi chiedevo fino a quando la fantasia avrebbe continuato
ad aiutarmi. Arrivato al punto in cui un grosso orso stava per
avventarsi sui campeggiatori, mi arenai. Cominciai a balbettare
e alla fine, vinto, dovetti confessare di avere inventato tutto.
Forse era la coscienza a rimordermi, e questo dimostrerebbe
che non ero un criminale incallito. Comunque confessai, sgradevolmente
consapevole di avere meritato un brutto voto che
mi avrebbe messo in imbarazzo davanti ai miei compagni.
Ma con mia grande sorpresa, maestra e compagni erano rimasti
affascinati dal mio racconto e mi esortarono a finirlo comunque.
Dicci cosa succede dopo. Finii per tornare al mio posto
con il voto pi alto. Per molto tempo evitai di raccontare questo
aneddoto alle mie figlie perch non pensassero che il crimine paga,
ma in quell'occasione capii che se si sanno vendere le proprie
idee e mantenere vivo l'interesse altrui spesso si riesce a farla
franca. Questa capacit mi  stata spesso d'aiuto nel convincere
superiori e dipartimenti di polizia dell'utilit dei nostri servizi.
Devo per ammettere che, almeno in certa misura,  la stessa capacit
che a volte permette ai criminali di restare impuniti.
A proposito, i miei campeggiatori riuscirono a mettersi in
salvo e, dato il mio genuino amore per gli animali, quella da
me scelta non fu esattamente la conclusione pi prevedibile.
Pensando ancora di fare il veterinario, frequentai per tre estati
il Farm Cadet Program della Cornell, un programma sponsorizzato
dalla facolt di veterinaria di quella universit. Per i
ragazzi di citt era un'ottima occasione per vivere in mezzo alla
natura, e per guadagnarmi tale privilegio lavoravo dalle settanta
alle ottanta ore a settimana per quindici dollari all'ora, mentre i
miei compagni andavano a prendere il sole a Jones Beach. Se
anche non dovessi pi mungere una mucca per tutta la vita, non
me ne rammaricherei pi di tanto.
Il protratto esercizio fisico contribu a mantenermi in forma
per lo sport, allora la seconda grande passione della mia vita.
Ero lanciatore della squadra di baseball della Hempstead High
School, e a football giocavo in difesa. Ripensandoci ora, credo
che probabilmente fu in quel periodo che cominciai a interessarmi
allo studio della personalit. Saper lanciare con forza e
precisione, scoprii presto, non bastava. Ero veloce, ma non
pi di tanti altri. Il trucco stava nell'influenzare il battitore, e
per riuscirci bisognava avere fiducia in se stessi e rendere l'avversario
il pi insicuro possibile. Una regola che conferm la sua
validit anche anni dopo, quando cominciai a mettere a punto
le tecniche di interrogatorio.
Alle superiori ero gi oltre il metro e ottanta, e ne approfittavo.
Eravamo una squadra decente all'interno di una buona federazione,
e io sapevo che in campo toccava al lanciatore assumere
il ruolo del leader. Ero molto sicuro di me, ma decisi che i
battitori delle squadre avversarie non avrebbero dovuto scoprirlo.
Volevo apparire imprevedibile, sbadato perfino, cos non si
sarebbero avventati sulla casa base. Volevo pensassero che in caso
contrario rischiavano di essere malmenati da questo strano
tipo alto pi di uno e ottanta.
Hempstead aveva una buona squadra di football, di cui io
ero un robusto difensore. Compresi che anche in quell'ambito
l'aspetto psicologico poteva diventare una marcia in pi. Mi
dissi che avrei potuto avere ragione dei giocatori pi grossi se
mi fossi esibito in una gamma di gemiti e grugniti e, in linea
generale, se mi fossi comportato come un matto. Non ci volle
molto perch gli altri difensori cominciassero a imitarmi.
Quando mi trovai coinvolto in processi per omicidio in cui
la difesa sosteneva la tesi dell'infermit mentale, quelle esperienze
giovanili mi aiutarono a ricordare che non necessariamente
chi si comporta come un pazzo non sa quello che fa.
Nel 1962 ci trovammo ad affrontare la Wantagh High nella
finale del Thorpe Award, disputato fra le scuole di Long Island.
I nostri avversari erano molto pi robusti di noi, e non era difficile
prevedere che ben presto ci saremmo trovati pesti e doloranti.
Prima della partita, effettuammo una serie di esercizi di
riscaldamento il cui unico obiettivo era quello di intimidire il
nemico. Ci disponemmo su due linee parallele e ciascuno cominci
a contrastare l'uomo che aveva di fronte, accompagnandosi
con grida e grugniti di dolore. Capimmo dalle facce dei
giocatori della Wantagh che stavamo ottenendo il risultato voluto.
Di sicuro avranno pensato: Se questi imbecilli sono cos
stupidi da farsi del male a vicenda, Dio solo sa quale trattamento
riserveranno a noi.
Invece, ogni cosa era stata preparata con cura e, quando la
partita cominci, facemmo in modo di mantenere in loro l'impressione
che fossimo un gruppo di pazzi momentaneamente
usciti dal manicomio. Il gioco fu duro ma, quando la polvere
finalmente cal, avevamo vinto per quattordici a tredici e l'edizione
1962 del Thorpe Award era nostra.
Ebbi il mio primo contatto con la legge a diciotto anni,
quando venni assunto come buttafuori in un locale di Hempstead,
il Gaslight East, e successivamente al Surf Club di Long
Beach. Il mio compito consisteva nell'impedire l'ingresso a tutti
quelli che non avevano l'et per bere - in altre parole a tutti i
ragazzi pi giovani di me - e nel sedare le risse che inevitabilmente
scoppiano nei locali in cui si servono alcolici.
In piedi sulla porta, chiedevo la carta d'identit a tutti i sospetti,
e quindi gli domandavo la data di nascita per vedere se
combaciavano. Si tratta di una procedura standard che i ragazzi
conoscono bene. Di rado un ragazzino che si  preso la briga di
procurarsi un documento falso sar cos sventato da non memorizzare
la data indicata su esso. Guardarli dritto negli occhi
mentre li interrogavo si rivel una tattica efficace per alcuni, soprattutto
per le ragazze, che rispetto ai coetanei hanno una coscienza
sociale pi sviluppata.
Ma a chi era realmente determinato a entrare bastavano pochi
secondi di concentrazione per superare la prova.
Presi cos l'abitudine, mentre interrogavo i ragazzi delle prime
file, di tenere d'occhio quelli in coda, studiandone il linguaggio
del corpo per cogliere eventuali segni di nervosismo
o esitazione.
Sedare le risse era pi difficile, e per riuscirci ricorrevo alla
mia preparazione atletica. Se il tuo sguardo suggerisce imprevedibilit
e ti comporti con un tocco di stramberia,  probabile
che anche i pi robusti ci pensino due volte prima di sfidarti.
Se li persuadi di essere abbastanza pazzo da non preoccuparti
per la tua incolumit, ti vedranno come un avversario pericoloso.
Quasi vent'anni dopo, mentre lavoravamo a un programma
di interviste con detenuti, apprendemmo che per molti aspetti
cruciali la personalit omicida tipica  molto pi pericolosa della
personalit tipica del serial killer. Perch, a differenza di quest'ultimo,
che sceglier sempre e soltanto una vittima che ritiene
di poter gestire e si adoperer in ogni modo per evitare la cattura,
l'assassino-tipo  ossessionato dalla propria missione,
ed  disposto a morire pur di assolverla.
Un altro modo per far s che la gente ti consideri abbastanza
pazzo e irrazionale da essere imprevedibile sta nel mantenere
sempre un atteggiamento coerente, e non solo quando si  osservati.
Gary Trapnell, celebre rapinatore e dirottatore di aerei da
me intervistato nel carcere federale di Marion, Illinois, sosteneva
di poter convincere qualunque psichiatra di soffrire di qualunque
patologia mentale io menzionassi. La chiave per riuscirci, mi
disse, stava nel mantenere costantemente l'atteggiamento scelto,
anche quando si era soli nella propria cella, cos da non doversi
fermare a pensare al da farsi quando si era interrogati; proprio
questa esitazione, mi inform, avrebbe rivelato il trucco.
Quando non riuscivo a spaventare gli avversari abbastanza da
evitare la rissa, ricorrevo alle mie dilettantesche tecniche di profiling
per minimizzare i danni. Scoprii che l'osservazione del
linguaggio del corpo mi permetteva di individuare i potenziali
piantagrane. In quei casi, agivo sempre per primo, sfruttando
l'elemento sorpresa e cercando di trascinare fuori il potenziale
disturbatore senza dargli il tempo di capire che cosa stesse accadendo.
Gran parte degli assassini e degli stupratori seriali diventano
con l'esperienza sempre pi abili nel dominare, manipolare
e controllare. Le stesse capacit che io cercavo di sviluppare in
un contesto ben diverso. Ma almeno imparavo.
Dopo la maturit, desideravo ancora diventare veterinario,
ma la mia media non era sufficiente a garantirmi l'accesso alla
Cornell, e dato che l'alternativa migliore consisteva nel seguire
un analogo programma di studi nel Montana, nel settembre del
1963 mi trasferii nel cuore del Paese del Cielo Infinito.
Lo shock culturale che provai al mio arrivo a Bozeman non
avrebbe potuto essere pi forte. Saluti dal Montana, scrissi in
una delle prime lettere a casa, dove gli uomini si comportano
da uomini e le pecore sembrano sempre nervose. E se il Montana
incarnava ai miei occhi tutti gli stereotipi della vita di frontiera,
alla gente del posto io apparivo il newyorkese per eccellenza.
Mi iscrissi alla sezione locale del Sigma Phi Epsilon, composto
quasi esclusivamente da ragazzi del posto. Cominciai a vestirmi
di nero e a esibire lunghe basette simili a quelle dei personaggi
di West Side Story, e tutto sommato era proprio cos che
all'epoca venivano percepiti i newyorkesi come me. Insomma,
cercai di cavare il meglio dalla situazione. Nelle occasioni sociali,
i locali si vestivano da cow-boy e danzavano il two-step, mentre
io avevo passato gli ultimi anni a seguire con religiosa attenzione
Chubby Checker alla tv per imparare tutte le possibili variazioni
del twist. Grazie a mia sorella Arlene, avevo imparato
presto a ballare e non impiegai molto tempo a diventare il maestro
di ballo del college. Mi sentivo una specie di missionario in
un Paese dove l'inglese era una lingua sconosciuta.
Non ero mai stato uno studente modello e nel Montana i
miei voti peggiorarono ulteriormente. Oltre a ci, in quello Stato
l'et legale per bere alcolici era di ventun anni, il che costituiva
per me un grosso problema. Sfortunatamente, decisi di
aggirare l'ostacolo.
Ebbi il mio primo scontro con la legge quando, insieme con
uno dei miei compagni del Sigma Phi Epsilon, uscii con due
ragazze ospiti di un istituto per ragazze-madri. Ci fermammo
davanti a un bar e io entrai per comperare una confezione di sei birre.
Fammi vedere la carta d'identit, dice il barista.
Io gli mostro una tessera falsa del Selective Service.
Brooklyn, eh? fa lui. Certo che voi dell'Est siete dei gran bastardi.
Io rido un po' imbarazzato, ma nel bar tutti si sono voltati a
guardarmi. Torno fuori e ci scoliamo la birra, poi, senza che me
ne accorga, una ragazza mette le lattine nel bagagliaio.
Improvvisamente accanto a noi si ferma un'autopattuglia
con la sirena in funzione. Scendete.
Scendiamo. L'agente comincia a perquisirci e, bench sappia
che legalmente non potrebbe farlo, io tengo la bocca chiusa.
Quando lui si china, mettendo in mostra la pistola e lo sfollagente,
per un momento mi balena alla mente la folle idea di colpirlo
con lo sfollagente, rubargli la pistola e filarmela. Per fortuna
non faccio niente del genere, ma ormai ho capito che il
poliziotto ce l'ha con me, cos tiro fuori dal portafogli la carta
d'identit e me la infilo negli slip.
Lui ci porta tutti e quattro al comando e ci separa. Io ormai
sto sudando, perch ho una gran paura che il mio amico finisca
per spifferare tutto. Uno degli agenti mi dice: Ora raccontaci
come sono andate le cose. Se quel tizio del bar non ti ha chiesto
il documento torniamo subito l. Abbiamo gi avuto dei guai con lui.
Dalle mie parti non si fa la spia, non  bello. Sto facendo
lo spaccone, ma dentro di me penso: Certo che me l'ha chiesto,
e io gliene ho rifilato uno falso! Intanto, la carta d'identit  scivolata
in basso e mi d fastidio. E se decidono di perquisirci in
modo pi approfondito? Questo  un posto dimenticato da
Dio e solo Lui pu sapere cos'hanno in mente. Cos valuto in
fretta la situazione e decido di fingere di sentirmi male. Ho la
nausea, dico; devo andare in bagno.
Mi ci lasciano andare da solo, ma io ho visto troppi film, e
quando vedo lo specchio penso subito che loro siano dall'altra
parte a spiarmi. Mi apparto in un angolo, tiro fuori la carta d'identit
e la butto nel water. Poi vado al lavabo e fingo di vomitare.
Dopodich mi infilo in uno dei gabinetti e mi libero anche
della carta del Selective Service. Mi sento molto pi tranquillo
quando torno di l. Quella volta me la cavai con una multa di
quaranta dollari e la condizionale.
Il mio secondo incontro con la polizia di Bozeman ebbe luogo
durante il mio secondo anno di universit e fu decisamente
pi sgradevole. Ero andato ad assistere a un rodeo con tre amici,
due originari dell'Est e uno del Montana. Durante il tragitto di
ritorno, a bordo di una Studebaker del Sessantadue, beviamo
birra, e prevedibilmente finiamo di nuovo nei guai. Nevica fitto.
Alla guida c' un ragazzo di Boston, io sono seduto sul sedile
anteriore e l'indigeno sta strizzato nel mezzo. Insomma, il ragazzo
alla guida non rispetta uno stop e naturalmente l a
due passi c' un poliziotto. Conoscete il detto secondo cui i poliziotti
non ci sono mai quando si ha bisogno di loro? Be', questo
non era affatto vero a Bozeman nel 1965.
E cosa fa quell'idiota del mio amico? Non si ferma! Accelera,
invece, e ovviamente l'agente ci insegue.
Io approfitto di ogni curva che ci sottrae alla sua vista per
scaraventare fuori lattine di birra. Alla fine arriviamo in un
quartiere residenziale e qui troviamo ad attenderci un posto
di blocco. Evidentemente il nostro inseguitore ha avvertito il
comando via radio. Lo sfondiamo e finiamo nel prato di qualcuno
mentre io continuo a urlare: Fermati, maledizione! Fammi
scendere!
Ma quell'idiota non mi ascolta. La macchina slitta e comincia
a girare su se stessa, nevica ancora e alle nostre spalle si leva
l'urlo delle sirene.
Raggiungiamo un incrocio. Il mio amico pigia sui freni, l'auto
fa un testacoda, le portiere si spalancano e io cado fuori. Sono
attaccato alla maniglia e ho il sedere nella neve.
D'un tratto qualcuno grida: Scappate!
Scappiamo. Ognuno in una direzione diversa. Io finisco in
un vicolo dove mi nascondo in un camioncino vuoto. Mi sono
gi liberato del cappello nero e, poich indosso una giacca doubl
face nera e oro, ne approfitto per rovesciarla. Il mio respiro
affannoso sta appannando tutti i finestrini. Merda, mi vedranno.
Ho una gran paura che arrivino i proprietari del mezzo e, considerato
il posto in cui mi trovo, non  escluso che siano armati.
Pulisco un pezzetto del finestrino e scopro che intorno all'auto
ormai abbandonata c' un bel po' di movimento. Autopattuglie,
cani, insomma, una vera baraonda. Poi gli agenti risalgono
il vicolo, le torce puntate sul camioncino. Io sono sul punto di
farmela addosso, ma loro mi passano accanto senza vedermi.
Quatto quatto me ne torno a scuola, dove scopro che tutti
sanno gi tutto; io e i due ragazzi dell'Est l'abbiamo fatta franca,
ma la polizia ha beccato quello del Montana che ha spifferato
tutto. Quando vengono a prendermi, cerco di spiegare che non
ero io al volante e che avevo ripetutamente pregato il mio amico
di fermarsi. Il ragazzo di Boston viene scaraventato in una cella
senza materasso, a pane e acqua, ma la mia incredibile fortuna
non mi abbandona e me la cavo con altri quaranta dollari di
multa per possesso d'alcol e la libert condizionale.
Questa volta, per, la polizia avvisa la scuola, che a sua volta
informa i nostri genitori, i quali si incavolano di brutto. Quanto
al rendimento scolastico, la situazione  altrettanto sconfortante.
Ho una media bassa, sono stato bocciato a un esame perch
non ho mai frequentato le lezioni e a questo punto non so
pi come cavarmi dagli impicci. Alla fine del secondo anno, diventa
chiaro che la mia avventura nel selvaggio Ovest sta volgendo
al termine.
Se do l'impressione che i miei ricordi di quel periodo riguardino
esclusivamente contrattempi e fallimenti,  perch a me
allora sembrava che fosse proprio cos. Tornai a casa, dove fui
costretto a convivere con la delusione dei miei genitori. Mia
madre, soprattutto, era dispiaciuta perch non sarei diventato
veterinario. Come sempre, quando non sapevo cosa fare di
me stesso, ricorsi alla mia preparazione atletica e accettai un lavoro
come guardia del corpo per l'estate del Sessantacinque. Al
termine della stagione non tornai a scuola, ma divenni il gestore
della palestra dell'Holiday Inn di Patchogue.
Non molto tempo dopo conobbi Sandy, che lavorava come
cameriera al bar dell'albergo. Era una ragazza molto bella con
un figlio piccolo, e me ne innamorai all'istante. Dovevo piacerle
anch'io, perch mi telefonava in continuazione a casa dei
miei.
Chi diavolo ti chiama a tutte le ore del giorno e della notte?
imperversava mio padre. Si sente sempre un bambino che
piange e strepita in sottofondo.
Abitando con i miei genitori, non godevo di molta libert,
ma Sandy mi disse che i dipendenti dell'albergo potevano prendere
una stanza a prezzo scontato. E un giorno ci decidemmo a
farlo.
La mattina seguente, di buon'ora, suona il telefono.
No! No! sento che grida Sandy. Non voglio parlargli!
Che c'? domando io.
Era la reception. Mio marito sta salendo.
A questo punto sono sveglissimo. Tuo marito? ripeto.
Non mi avevi detto di essere ancora sposata.
Al che lei risponde che non mi ha neppure mai detto il contrario,
e mi spiega che sono separati.
Bell'affare, penso io, mentre in corridoio risuonano gi i passi
dell'uomo.
Comincia a bussare con violenza. Sandy! Lo so che sei l!
Sandy!
La camera aveva una finestra a feritoie per la ventilazione che
dava sul pianerottolo e quel pazzo comincia a svellerle nel tentativo
di entrare. Io mi guardo intorno alla ricerca di un punto
adatto da cui saltare gi - eravamo al secondo piano -, ma non
ci sono altre finestre.
Ha l'abitudine di portare con s una pistola o qualcosa del
genere? mi informo.
A volte ha un coltello, mi risponde Sandy.
Merda! Questo s che  fantastico. Devo uscire di qua. Apri
la porta.
Mi metto in posizione con la guardia alzata. Lei apre la porta.
Suo marito fa irruzione. Punta dritto verso di me. Ma quando
vede la mia sagoma stagliarsi nella luce, devo sembrargli un
po' troppo grosso perch cambia idea e si ferma.
Non per questo rinuncia a urlare: Figlio di puttana! Vattene
da qui!
Pensando di aver gi fatto la mia parte, rispondo educatamente:
Sissignore.  proprio quello che stavo facendo. Cos me la
cavai ancora una volta e riportai a casa la pelle. Ma a quel punto
non potevo pi sfuggire alla consapevolezza che la mia vita stava
andando a rotoli. A proposito, nello stesso periodo fracassai anche
l'assale anteriore della Saab di mio padre durante una gara
con il mio amico Bill Turner che aveva una MGA rossa.
Un sabato mattina, mia madre piomb in camera mia con
una lettera del Selective Service. Andai a Whitehall Street a
Manhattan per sottopormi alla visita di leva insieme con altri
trecento tizi. Ricordo che mi fecero fare dei piegamenti sulle ginocchia,
e che lo scricchiolio era udibilissimo mentre mi chinavo.
Proprio come Joe Namath, che a causa del baseball aveva
perso la cartilagine del ginocchio; ma, evidentemente, lui aveva
un avvocato migliore. Per un po' mantennero in sospeso la decisione,
ma alla fine venni informato che lo Zio Sam mi voleva.
Piuttosto che finire nell'esercito mi affrettai ad arruolarmi in aeronautica,
bench questo significasse quattro anni di ferma. Immaginavo
infatti che in aeronautica avrei avuto migliori opportunit
di istruirmi, e fino a quel momento non avevo certo approfittato
molto di quelle che mi erano state offerte.
Ma la mia scelta aveva anche un'altra ragione. Eravamo nel
1966 e la guerra in Vietnam era in piena escalation. Non mi
occupavo granch di politica, ma la prospettiva di rischiare la
pelle per una causa che non capivo non mi sorrideva affatto.
Una volta, avevo sentito dire da un meccanico dell'aeronautica
che la nostra era l'unica arma in cui a combattere erano gli ufficiali,
ossia i piloti, mentre i soldati semplici si limitavano a un
ruolo di supporto. Poich non avevo alcuna intenzione di diventare
pilota, a me andava benissimo.
Venni inviato ad Amarillo, Texas, per l'addestramento. Eravamo
cinquanta allievi, pi o meno equamente divisi tra originari
della Louisiana e newyorkesi. L'istruttore se la prendeva
quasi sempre con questi ultimi, e quasi sempre a ragione.
Quanto a me, preferivo la compagnia dei ragazzi del Sud, che
trovavo pi amabili e molto meno pestiferi dei miei concittadini.
Per molti, l'addestramento militare  un periodo logorante,
ma io avevo una lunga esperienza sportiva alle spalle e, bench
in quegli ultimi anni mi fossi comportato da perfetto idiota, i
rimproveri dell'istruttore non mi turbavano. E poich ero in
buone condizioni fisiche, non avvertivo nemmeno la fatica delle
esercitazioni. Mi qualificai rapidamente come tiratore scelto di
MI6, probabilmente grazie ai miei lunghi anni da lanciatore.
Mi feci inoltre la fama di duro. Irrobustito dal sollevamento pesi,
con la testa rasata, divenni presto noto come l'Orso Russo.
C'era un tizio, in un altro stormo, che godeva della stessa reputazione,
e qualcuno ebbe la brillante idea di organizzare un incontro
di boxe tra noi due.
Fu un grosso evento per la base. La nostra forza era pi o meno
pari e, poich entrambi ci rifiutavamo di cedere, finimmo
col picchiarci di santa ragione e io mi ritrovai con il naso rotto.
Non era la prima volta.
Per quello che poteva valere, mi classificai terzo del mio stormo,
e in base all'esito dei test di orientamento mi venne consigliato
di seguire il corso di intercettazioni radio. Sfortunatamente,
era gi al completo, e poich non me la sentivo di aspettare
quello successivo diventai dattilografo... anche se non sapevo
battere a macchina. C'era un posto disponibile nell'ufficio
del personale della base aeronautica di Cannon, a circa centocinquanta
chilometri da Clovis, nel New Mexico.
Fu cos che finii a passare le mie giornate battendo congedi
con due dita, agli ordini di un sergente idiota. Devo andarmene
da qui, mi ripetevo in continuazione.
Ed ecco intervenire ancora una volta la mia proverbiale fortuna.
Attigui al nostro c'erano gli uffici dei servizi speciali. 
una denominazione che fa pensare ai Berretti Verdi, ai Marine
e cos via, ma in questo caso si trattava effettivamente di servizi
speciali: servizi speciali di atletica.
Comincio a gironzolare l intorno e un giorno mi capita di
sentire uno di loro dire: Questo programma sta andando in
malora. Il fatto  che ci manca la persona giusta.
Non sto a pensarci due volte. Giro sui tacchi, busso ed entro
dicendo: Salve, sono John Douglas. Permettetemi di parlarvi
delle mie esperienze passate.
Mentre parlo, studio le reazioni e traccio di loro un breve
profilo. Capisco di aver fatto centro quando li vedo scambiarsi
un'occhiata che sembra dire: E un miracolo! Esattamente quello
che cercavamo! Ottenni il trasferimento dal personale, fui
esonerato dal portare l'uniforme e venni pagato per gestire i
programmi atletici. Non solo: mi fu possibile candidarmi a
una borsa di studio universitaria che copriva il settantacinque
per cento delle spese complessive, nell'ambito di un programma
governativo che prevedeva la frequenza di corsi serali. Mi
iscrissi alla Eastern New Mexico University di Portales e, a causa
della pessima media riportata al college, per usufruire della
borsa di studio dovetti lavorare sodo. Ma per la prima volta
mi sembrava di avere finalmente uno scopo.
Finii per rappresentare l'aeronautica in discipline quali il
tennis, il calcio e il badminton, e infine, e bench non avessi
mai preso in mano una mazza, mi affidarono la gestione del circuito
di golf della base. Me la cavavo magnificamente come organizzatore
di tornei, quando un giorno arriva il comandante e
mi chiede quale pallina usare per quel particolare torneo. Io naturalmente
non so di cosa stia parlando, e vengo smascherato.
Venni immediatamente allontanato dal golf e nominato responsabile
del corso di ceramica femminile, nonch della piscina
del circolo ufficiali. A quell'epoca il mio pensiero ricorrente
era: Questi ufficiali rischiano la pelle in Vietnam mentre qui io
procuro sedie e asciugamani alle loro mogli e insegno ai loro
figli a nuotare, e per questo mi pagano perfino un extra.
Ero in aeronautica da due anni quando venni a conoscenza
di un'associazione di assistenza ai bambini disabili. Avevano bisogno
di volontari per i programmi ricreativi e io decisi di farmi
avanti. Una volta alla settimana, insieme con un paio di membri
del personale civile, accompagnavo una quindicina di bambini
a pattinare, al minigolf o a praticare qualche altro sport.
Parecchi di loro erano portatori di disabilit molto gravi,
quali la cecit o la sindrome di Down. Ed era stancante pattinare
con in braccio due bambini da sorvegliare in continuazione,
ma a me piaceva enormemente. Credo di aver vissuto ben
poche esperienze altrettanto gratificanti.
Quando arrivavo alla loro scuola, i miei piccoli amici correvano
a salutarmi ed erano sempre tristi al momento di separarci.
Mi dettero amore e compagnia in un periodo della mia vita
in cui altre risorse mi erano precluse, e presto finii per raggiungerli
anche la sera per leggere ad alta voce qualche favola.
Che contrasto formavano con i bambini sani e normali della
base, abituati a essere sempre al centro dell'attenzione e a ottenere
tutto quello che volevano! I miei bambini speciali apprezzavano
anche la pi piccola cosa che facevamo per loro, e
a dispetto delle loro disabilit erano sempre allegri e desiderosi
di divertirsi.
Nel frattempo, ero tenuto d'occhio, e la dice lunga sulla mia
capacit di osservazione il fatto che non me ne accorsi mai. In
ogni caso, la facolt di psicologia della Eastern New Mexico
University valut favorevolmente la mia prestazione e mi offr
una borsa di studio di quattro anni per diventare insegnante
di sostegno.
I bambini mi piacevano e l'offerta mi avrebbe permesso di
restare in aeronautica e diventare ufficiale. La sottoposi all'ufficio
del personale, ma questo decise che l'aeronautica non aveva
bisogno di una simile figura professionale. A me sembr strano...
La base aveva molti dipendenti... Ma la decisione finale
spettava a loro, cos rinunciai alla borsa di studio pur continuando
il lavoro di volontariato che tanto amavo.
Il Natale del 1969 progettai di andare a trovare la mia famiglia.
Avrei dovuto guidare per centinaia di chilometri fino ad
Amarillo e da l prendere un aereo per New York. Ma il mio
Maggiolone non era in ottime condizioni e accettai con gioia
l'offerta della sua Karmann Ghia da parte di Robert LaFond,
l'amico pi caro che avessi in aeronautica. All'aeroporto La
Guardia trovai ad aspettarmi i miei genitori, di cui mi colp
l'incomprensibile tetraggine. Non stavo forse dando una nuova
svolta positiva alla mia vita? Per la prima volta non avevano alcun
motivo di lamentarsi di me. Venni poi a sapere che avevano
ricevuto la notizia della morte di un automobilista non identificato,
in un incidente avvenuto nei pressi della base. L'uomo
viaggiava a bordo di una Volkswagen uguale alla mia, e finch
non mi avevano visto scendere dall'aereo i miei non avevano saputo
con certezza se fossi vivo o morto.
Robert LaFond si era ubriacato e si era sentito male alla festa
di Natale organizzata dai servizi speciali. In seguito, alcuni degli
invitati mi raccontarono che un gruppo di ufficiali e soldati
semplici lo aveva aiutato a raggiungere la macchina. Qualcuno
particolarmente incosciente aveva addirittura inserito la chiave
d'accensione. Non appena si era ripreso, lui aveva cercato di
tornare alla base. Nevicava e faceva un gran freddo. Robert invest
in pieno una station wagon su cui viaggiavano una donna
e i suoi bambini. Grazie a Dio, loro non si fecero nulla, ma Robert
fu scaraventato fuori dal parabrezza e mor.
Fu un duro colpo per me. Eravamo molto amici, e mi tormentava
il pensiero che forse non sarebbe accaduto niente se
non avessi preso in prestito la sua auto. Di nuovo alla base, scoprii
che non riuscivo a stare lontano dalla carcassa della mia
Volkswagen, e continuavo a sognare di Robert e dell'incidente.
Ero con lui quando aveva acquistato il regalo di Natale per i
suoi genitori, che abitavano a Pensacola, in Florida, e sapevo
che lo avevano ricevuto lo stesso giorno in cui erano stati informati
della sua morte.
Non ero solo addolorato, ma anche maledettamente arrabbiato.
Come l'investigatore che in seguito sarei divenuto, cominciai
a fare domande in giro finch non mi sembr di aver
identificato i due responsabili. Li trovai nel loro ufficio e, dopo
averli inchiodati al muro, cominciai a pestarli. Dovettero letteralmente
strapparmeli dalle mani. Ero cos infuriato che non mi
importava neppure di rischiare la corte marziale. Per quanto mi
riguardava, quei due avevano ucciso il mio migliore amico.
Il deferimento davanti alla corte marziale sarebbe stato un
brutto affare, poich avrebbe reso impossibile ignorare le accuse
che avevo mosso ai due uomini. Ma a quel tempo il coinvolgimento
americano in Vietnam stava diminuendo, ed era subentrata
l'abitudine di offrire il congedo a chi aveva solo pochi mesi
di ferma. Rimisi gli abiti civili in anticipo.
Durante il servizio, avevo terminato l'universit e iniziato un
master di psicologia del lavoro. A quel tempo abitavo a Clovis,
in un appartamento ricavato da un seminterrato che mi costava
sette dollari alla settimana, dove combattevo con enormi blatte
che si disponevano in formazione d'attacco ogni volta che accendevo
o spegnevo la luce. Non avendo pi accesso alle strutture
della base, mi iscrissi a una malconcia palestra non troppo
dissimile da casa mia.
Fu l che, nell'ottobre del 1970, conobbi Frank Haines,
agente dell'FBI nonch unico rappresentante dell'ufficio di
Clovis. Diventammo amici e qualche tempo dopo mi confid
che aveva sentito parlare di me dall'ex comandante della base.
Cerc di convincermi a fare domanda di assunzione al Bureau.
Io per progettavo una carriera nel campo della psicologia del
lavoro e non avevo mai pensato seriamente di diventare un funzionario
governativo. L'unico contatto diretto che avessi mai
avuto con l'FBI risaliva al mio soggiorno nel Montana e riguardava
il furto di un baule che avevo spedito a casa e che non era
mai arrivato. Uno degli agenti locali venne a parlarmi, evidentemente
sospettando che avessi architettato il furto per incassare
i soldi dell'assicurazione. Com'era prevedibile, non arriv a capo
di nulla, ma, se era quella la natura del lavoro dei federali,
non mi sembrava facesse per me.
Frank, tuttavia, si ostinava a pensare che avrei potuto essere
un buon agente e continu a incoraggiarmi. Mi invit a casa
sua pi volte, mi present sua moglie e sua figlia, mi mostr
la sua pistola e i cedolini dei suoi stipendi. Dovetti ammettere
che, paragonato al mio, il suo tenore di vita era addirittura principesco.
Decisi pertanto di fare un tentativo.
Frank viveva nel New Mexico e i nostri sentieri si sarebbero
nuovamente incrociati anni dopo, quando mi sarebbe capitato
di testimoniare in un processo per omicidio cui lui aveva lavorato.
Fu Frank a spedire la mia domanda all'ufficio operativo di
Albuquerque. Venni sottoposto ai test standard per i candidati
non laureati in giurisprudenza, e a dispetto delle mie ottime
condizioni fisiche salt fuori che superavo di pi di dodici chili
il peso ritenuto ottimale per la mia altezza. L'unico autorizzato
a superare i limiti di peso stabiliti era J. Edgar Hoover, il leggendario
direttore. Per due settimane mi nutrii esclusivamente
di gelatina Knox e uova sode e mi ci vollero tre visite dal barbiere
prima di essere presentabile per la foto ufficiale.
Ma finalmente a novembre venni assunto in prova, con uno
stipendio iniziale di 10.869 dollari annui. Potevo lasciare quel
deprimente appartamento senza finestre. Chiss cos'avrei pensato
allora, se avessi saputo che avrei passato buona parte della
mia vita lavorativa in un altro seminterrato senza finestre, alle
prese con problemi ben pi desolanti.
...
.
...
3. SI SCOMMETTE SULLA PIOGGIA.
...
.
...
Molti si candidano, pochi sono i prescelti.
Era questo il messaggio che veniva costantemente martellato
nella testa di noi reclute. Molti di quanti desideravano fare carriera
nelle forze dell'ordine aspiravano a entrare nel Federal Bureau
of Investigation, ma solo i migliori potevano sperare di farcela.
Tanta orgogliosa selettivit risaliva al 1924, quando un oscuro
procuratore legale di nome John Edgar Hoover assunse il
controllo di un'agenzia corrotta e amministrata in modo pessimo.
Settantacinquenne all'epoca del mio reclutamento, Hoover
la governava ancora con pugno di ferro, e da noi si aspettava che
ci comportassimo in modo da non intaccarne il prestigio.
Ricevetti un telegramma in cui il direttore mi invitava a presentarmi
nella stanza 625 dell'Old Post Office Pavilion di
Pennsylvania Avenue, Washington, alle nove del mattino del
14 dicembre 1970. Cominciavano cos le quattordici settimane
di addestramento che da semplice cittadino mi avrebbero trasformato
in un agente speciale. A causa dei lunghi anni trascorsi
in aeronautica, quasi non avevo abiti civili, e al mio ritorno a
casa mio padre mi compr tre vestiti, uno blu, uno nero e
uno marrone, alcune camicie bianche e due paia di scarpe classiche,
uno nero e l'altro marrone. Dopodich mi accompagn
personalmente a Washington per accertarsi che fossi puntuale il
mio primo giorno di lavoro.
Cominciarono subito a inculcarci il rituale e le tradizioni
dell'FBI. L'agente speciale che presiedeva alla cerimonia del reclutamento
ci invit a toglierci i distintivi d'oro e a guardarli
mentre pronunciavamo la formula di rito al cospetto della donna
bendata che teneva in mano la bilancia. Mentre giuravamo
di preservare, proteggere e difendere la Costituzione degli Stati
Uniti contro tutti i nemici, interni ed esterni, lui continu a ripeterci:
Pi vicino! Pi vicino! finch non ci trovammo a fissare
i distintivi con gli occhi incrociati.
I miei colleghi erano tutti bianchi. Negli anni Settanta gli
agenti di colore erano rari e di donne non ce n'erano. La situazione
avrebbe cominciato a cambiare solo con la fine del lungo
dominio di Hoover, e perfino dalla tomba il leggendario direttore
continu a esercitare una sorta di spettrale influenza.
L'et media oscillava tra i ventinove e i trentacinque anni e
io, che ne avevo venticinque, ero tra i pi giovani.
Venimmo ammoniti a guardarci soprattutto dagli agenti sovietici,
che si nascondevano ovunque. Le donne, in particolar
modo, potevano essere pericolose, e il lavaggio del cervello a
cui ci sottoposero fu cos efficace che rinunciai a un appuntamento
con una bellissima ragazza che lavorava nello stesso stabile
e che mi aveva praticamente invitato a cena. Temevo si trattasse
di una trappola preparata dai miei superiori per mettermi
alla prova.
Poich l'Accademia ubicata nella base dei Marine di Quantico,
in Virginia, non era ancora del tutto operativa, vi seguimmo
soltanto i corsi di tiro e di addestramento fisico, mentre le
lezioni si tenevano presso l'Old Post Office Pavilion di Washington.
Una delle prime cose che viene insegnata alle nuove reclute 
che un agente federale spara solo per uccidere. A pensarci bene,
 logico. Quando si estrae l'arma, si  gi presa la decisione di
sparare. E se si  deciso che la situazione  abbastanza seria da
giustificare una sparatoria, la si giudica anche abbastanza seria
da giustificare la morte di un essere umano. In certe situazioni
non si ha quasi mai la possibilit di pianificare il proprio comportamento,
non si ha il tempo n l'occasione di indulgere in
speculazioni mentali, e limitarsi a cercare di fermare un soggetto
pu essere estremamente rischioso. E importante non mettere
a repentaglio n la propria incolumit n quella di una vittima
potenziale.
Altrettanto rigoroso fu l'addestramento sul Codice penale, lo
studio delle impronte digitali, le armi, le tecniche di fermo e arresto,
il combattimento corpo a corpo, nonch la storia del Bureau
nel contesto nazionale. Ma a restarmi in mente  stato soprattutto
il corso che veniva abitualmente definito Addestramento
alla parolaccia.
La porta  chiusa? si inform l'istruttore prima di consegnare
a ciascuno di noi un elenco. Voglio che studiate queste
parole. La lista conteneva alcune gemme linguistiche quali
merda, scopare, pompino, puttana e testa di cazzo. Avremmo dovuto
memorizzarle perch, se fossero state pronunciate nel corso
di un interrogatorio, sapessimo esattamente che cosa fare. E
quello che bisognava fare era assicurarsi che i rapporti contenenti
le parole proibite venissero affidati non alla solita segretaria,
bens alla stenodattilografa di oscenit. Non sto scherzando!
Di norma, l'incarico era ricoperto da una donna pi anziana,
pi esperta, in grado di reggere al trauma provocato da
un simile frasario.
Nonostante questa e altre sciocchezze, vivevamo in un clima
di idealismo, persuasi che il nostro intervento avrebbe condizionato
in modo significativo la lotta contro il crimine. Pi o meno
verso la met dell'addestramento, venni convocato dal vicedirettore
responsabile, Joe Casper, uno dei fidati luogotenenti
di Hoover. Al Bureau lo chiamavano il Fantasma buono,
ma pi con ironia che con affetto. Me la stavo cavando bene
in quasi tutti i corsi, disse Casper, ma avevo ottenuto un punteggio
basso in Comunicazioni interne, la metodologia e la
nomenclatura utilizzate all'interno dell'FBI.
Be', signore,  chiaro che voglio essere il migliore, replicai.
Nell'FBI, gli allievi troppo zelanti erano guardati con una certa
diffidenza. Troppa solerzia poteva aiutarti a fare carriera, ma
contemporaneamente ti segnava. Se riuscivi, potevi puntare in
alto, ma un fallimento si trasformava in una lunga agonia pubblica.
E di tipi cos Casper ne aveva visti tanti.
Vuoi essere il migliore? Prendi questo, allora! Mi gett il
manuale di terminologia e mi disse di impararlo a memoria durante
le vacanze di Natale.
Quando lo raccontai a Chuck Lundsford, uno dei due consulenti
del corso, lui alz gli occhi al cielo. Mi ero tirato la classica
zappa sui piedi.
Trascorsi le feste a casa dei miei ma, mentre il resto della famiglia
si divertiva, io le passai col naso nel manuale. Non fu una
gran vacanza.
Di ritorno a Washington, i primi di gennaio, dovetti sostenere
un esame su quello che avevo imparato. Non ho parole per
esprimere il sollievo che provai quando il secondo consulente,
Charlie Price, mi inform che avevo ottenuto un punteggio
molto alto. In realt avevi ottenuto il massimo, mi confid.
Ma il signor Hoover dice che nessuno  perfetto.
Di l a poco ci venne chiesto di indicare la nostra preferenza
riguardo al primo incarico sul campo. Gran parte degli agenti
federali erano distribuiti fra i cinquantanove uffici sparsi per
tutto il Paese, e pensando che la scelta doveva configurarsi come
una sorta di enorme partita a scacchi tra le reclute e il quartier
generale, cercai come sempre di calarmi nei panni del mio interlocutore.
Non avevo alcun desiderio di tornare a New York
e, persuaso che Los Angeles, San Francisco, Miami, e forse anche
Seattle e San Diego, sarebbero state le localit pi richieste,
optai per una citt che ritenevo una candidata di second'ordine.
Scelsi Atlanta. Mi dettero Detroit.
Al termine del corso, ricevemmo le nuove credenziali, una
Smith &c Wesson calibro 38 a sei colpi, sei proiettili e l'ordine
di lasciare la citt al pi presto. Al quartier generale regnava infatti
la preoccupazione che i nuovi agenti, ancora inesperti, si
mettessero nei guai nella capitale, proprio sotto il naso di Hoover,
gettando cos il discredito su tutti quanti.
A me fu consegnato anche un libriccino intitolato Guida alla
sopravvivenza a Detroit. La citt, infatti, deteneva il titolo di capitale
del crimine, e la questione razziale era molto sentita. Addirittura,
in ufficio avevamo la lugubre abitudine di scommettere
sul numero di omicidi che sarebbero stati commessi nell'anno.
Come quasi tutti i nuovi agenti, ero pieno di idealismo
e di voglia di fare, ma non impiegai molto tempo a capire come
stavano le cose. Fino a quel momento nessuno mi aveva mai
considerato il nemico, ma a Detroit l'FBI era odiato da molti.
I suoi uomini si erano infiltrati nei campus universitari e avevano
creato un'ampia rete di informatori. In molti quartieri venivamo
addirittura presi a sassate e ci andavamo solo se adeguatamente
protetti.
Anche la polizia locale ce l'aveva con noi. Ci accusava di fare
del sensazionalismo, informando la stampa prima che i casi fossero
effettivamente risolti, e di prenderci il merito dei suoi successi.
Paradossalmente, nel corso del mio primo anno di lavoro,
ossia nel 1971, vennero assunti un migliaio di nuovi agenti, e a
gran parte di noi l'addestramento pratico, quello che si riceve in
strada, non fu impartito dal Bureau, bens da poliziotti locali
che ci prendevano sotto la loro protezione. Molti dei successi
ottenuti dalla nostra generazione di agenti speciali sono senza
dubbio dovuti alla professionalit e alla generosit degli agenti
di polizia di tutti gli Stati Uniti.
Le rapine alle banche, all'epoca, erano il crimine pi diffuso.
Il venerd, giorno di paga, se ne verificavano in media due o tre,
e a volte anche cinque. Prima della diffusione dei vetri antiproiettile,
il numero di cassieri morti o feriti era impressionante.
In un caso, il direttore venne ucciso alla sua scrivania, con
un'esecuzione in perfetto stile mafioso, sotto gli occhi terrorizzati
di una coppia inerme. Ma non erano solo le banche a vedersela
brutta; in certi quartieri perfino i McDonald's erano a
rischio.
Fui assegnato all'Unit strategica di intervento, dove sostanzialmente
ci si occupava di reati gi commessi, per esempio rapine
o estorsioni. All'interno dell'unit, io lavoravo nella Squadra
ricerca latitanti. Fu un'esperienza preziosa; il nostro gruppo
lavorava sul campo. Oltre a scommettere sul numero di omicidi
annuali, facevamo a gara su chi effettuava pi arresti in un sol giorno.
A tenerci impegnati era soprattutto un fenomeno noto come
classificazione 42: la diserzione. La guerra del Vietnam aveva
spaccato in due il Paese, e di rado chi disertava si rassegnava a
riprendere il proprio posto in societ. I disertori erano i responsabili
della stragrande maggioranza delle aggressioni contro i tutori dell'ordine.
Ho appena rintracciato un disertore nel garage presso cui lavora.
Ho la sensazione che il tizio mi seguir senza fare storie e
sono tranquillo, ma all'improvviso lui mi si scaglia addosso impugnando
una specie di coltello, un'arma improvvisata. Evito
per un soffio il suo affondo, poi lo scaravento contro la porta
a vetri e puntandogli la pistola alla testa lo costringo a sdraiarsi
a terra. Il gestore del garage, intanto, fa il diavolo a quattro perch
non gli va di rinunciare a un ottimo collaboratore. In che
razza di pasticcio mi sono cacciato? Sono proprio sicuro che
questo sia il lavoro per me? Che senso ha rischiare in continuazione
la pelle per arrestare delinquenti di mezza tacca?
In quel momento, la psicologia del lavoro era una prospettiva infinitamente allettante.
La caccia ai disertori assumeva spesso connotazioni emotive,
e succedeva che creasse tensione tra l'esercito e l'FBI. Capitava,
per esempio, che fermassimo per strada il nostro uomo. Lui reagiva
con furia, batteva le nocche sulla gamba artificiale e ci informava
di essere stato decorato per i servizi resi in Vietnam. La
spiegazione  semplice: spesso i disertori che si costituivano o
erano rintracciati dall'esercito venivano rispediti laggi per punizione.
Molti finivano per distinguersi per il loro coraggio in
battaglia, ma di questo l'esercito non parlava. Per quanto ne sapevamo,
erano ancora disertori e spesso dovevamo gestire situazioni
davvero imbarazzanti e penose.
Ci capitava persino di presentarci alla porta di un disertore
per poi apprendere dai parenti in lacrime che l'uomo cui davamo
la caccia era morto da eroe in guerra. S, cercavamo dei
morti, degli uomini uccisi in azione, e i militari non si prendevano
mai la briga di informarci per tempo.
In qualunque professione, quando si comincia a fare sul serio,
arriva il momento in cui ci si rende conto delle proprie lacune.
Tanto per dirne una: cosa bisogna fare della pistola quando
si entra in un bagno pubblico? Per un po' provai a tenerla
sulle ginocchia, ma mi innervosiva parecchio. Insomma, era
una di quelle sciocchezze che tutti prima o poi devono affrontare,
ma di cui era imbarazzante discutere con i colleghi pi
esperti. Lavoravo da un mese appena e gi quel ridicolo problema mi ossessionava.
Dopo il trasferimento a Detroit, avevo comprato un altro
Maggiolone Volkswagen, proprio l'auto che, paradossalmente,
i serial killer cominciavano a preferire. Un giorno mi fermai in
un negozio di abbigliamento, e pensando che avrei dovuto spogliarmi,
decisi di lasciare la pistola nel vano portaoggetti. Il
Maggiolone presentava un paio di caratteristiche interessanti.
Dato che il motore si trovava dietro, la ruota di scorta stava
nel bagagliaio anteriore. A quei tempi era un'auto molto diffusa,
ed essendo anche facile da aprire, di gomme ne sparivano in
quantit. Il bagagliaio si apriva premendo un pulsante collocato nel vano portaoggetti.
Sono certo che avete gi indovinato quello che successe. Al
mio ritorno, trovai il finestrino infranto e non mi fu difficile
ricostruire l'accaduto: il ladro aveva aperto il vano portaoggetti
per aprire il bagagliaio e si era accorto di aver messo le mani su
qualcosa di ben pi appetibile. Infatti, la mia pistola era scomparsa,
mentre la ruota di scorta era ancora al suo posto.
Merda. Lavoro da meno di un mese e gi fornisco armi al
nemico, pensai. Sapendo che la perdita della pistola o delle credenziali
comportava una lettera di biasimo, mi rivolsi al supervisore
della squadra, Bob Fitzpatrick. Era un tipo in gamba,
quasi una leggenda vivente nel Bureau. La perdita dell'arma doveva
essere riferita all'ufficio del direttore, e quello significava
che sarebbe stata la prima nota a comparire nel mio fascicolo.
Fitzpatrick mi consigli di modificare la versione dei fatti e di
sostenere che non avevo portato la pistola con me nel timore
che qualcuno, vedendola, pensasse a una rapina. E mi rassicur
spiegandomi che, poich non potevo aspettarmi promozioni
per un paio di anni almeno, la lettera di biasimo non mi avrebbe
danneggiato in alcun modo, a condizione che da quel momento mi tenessi fuori dai guai.
E fu quello che cercai di fare, bench la perdita della pistola
continuasse a ossessionarmi per molto tempo. La Smith &
Wesson che restituii all'armeria di Quantico quasi venticinque
anni dopo era ancora quella consegnatami in sostituzione della
prima. Che, grazie a Dio, non venne mai utilizzata per un reato.
Scomparve e basta.
Abitavo con altri due agenti scapoli, Bob McGonigel e Jack
Kunst, in un appartamento arredato a Taylor, a sud di Detroit.
Eravamo grandi amici e in seguito Bob sarebbe stato testimone
alle mie nozze. Aveva le sue manie, e neppure durante le ispezioni
rinunciava agli abiti di velluto e alle camicie color lavanda.
Sembrava che fosse l'unico a non avere paura di Hoover e aveva
iniziato la sua carriera nell'FBI come impiegato, seguendo il cosiddetto
iter interno. Alcuni dei nostri agenti migliori avevano
fatto lo stesso, ma in certi ambienti venivano considerati dei
privilegiati e non erano troppo ben visti.
Bob era un mago delle telefonate pretesto. Si tratta di una
tecnica che avevamo messo a punto per la cattura dei criminali,
e particolarmente utile quando l'elemento sorpresa giocava un ruolo cruciale.
Bob era un artista degli accenti. Poteva spacciarsi per un italiano,
un ebreo, un immigrato irlandese o un perfetto WASP.
Non si limitava infatti a cambiare la voce, ma modificava anche
la scelta dei vocaboli e la dizione. Era talmente abile che una
volta telefon a Joe Del Campo, un altro agente di cui parler
in seguito, e lo convinse di essere un militante nero desideroso
di collaborare con l'FBI. A quel tempo veniva data molta importanza
all'individuazione di nuove fonti in citt, cos Joe si
affrett a fissare un appuntamento. Ovviamente non si present
nessuno, e quando l'indomani Bob lo salut con la voce dell'immaginario
militante Joe se la prese moltissimo.
Arrestare i delinquenti andava benissimo, ma presto scoprii che
a interessarmi erano soprattutto i processi mentali che stavano
alla base dei reati. Ogni volta che arrestavo qualcuno, non mancavo
mai di fargli domande precise, come ad esempio per quale
motivo avesse scelto proprio quella banca o quella vittima. Volevo
scoprire quali decisioni avevano avuto parte nella progettazione
ed esecuzione del colpo.
Col tempo e con l'esperienza mi resi conto che i criminali di
successo erano buoni psicologi che studiavano con attenzione
l'obiettivo prescelto. Fra i rapinatori, per esempio, alcuni preferivano
le banche vicine a strade ad alto scorrimento, cos da garantirsi
una via di fuga, mentre altri privilegiavano filiali isolate
di piccole dimensioni. Molti effettuavano sopralluoghi per stabilire
il numero dei dipendenti e l'afflusso di clienti a una determinata
ora. A volte visitavano le varie agenzie fino a individuarne
una con personale esclusivamente femminile. I fabbricati
senza finestre sulla strada erano i pi appetibili: dall'esterno
nessuno si accorgeva di nulla e chi si trovava all'interno non
aveva la possibilit di vedere l'auto utilizzata per la fuga. I veri
professionisti sapevano che un biglietto scritto era molto pi sicuro
ed efficace di un drammatico annuncio fatto con le armi in
pugno, e non capitava mai che fossero cos sventati da lasciarsi
dietro una prova tanto importante. Fuggivano a bordo di auto
rubate, che parcheggiavano nelle vicinanze con un certo anticipo,
in modo che non saltassero all'occhio. Capitava che dopo
una rapina particolarmente fortunata il malvivente continuasse
a sorvegliare la banca colpita, per ripetere il colpo di l a un paio di mesi.
Fra le strutture pubbliche, gli istituti bancari sono quelle meglio
attrezzate contro le rapine. Ciononostante, non mancavo
mai di stupirmi nel constatare in quanti si trascurasse di accendere
le telecamere a circuito chiuso o di ripristinare il sistema
d'allarme dopo che era stato accidentalmente disattivato.
Ma se ci si prendeva la briga di tracciare il profilo dei casi,
ben presto si cominciavano a intravedere precisi schemi di comportamento
che rendevano possibile l'adozione di misure preventive.
Faccio un esempio: se si riscontravano analogie tra una
serie di rapine e si era individuata l'attrattiva esercitata sui rapinatori
da quegli obiettivi, la prevenzione consisteva nel fortificare
tutti gli istituti bancari che corrispondevano a quei criteri
tranne uno. Quest'ultimo veniva tenuto sotto costante sorveglianza
da agenti in borghese della polizia e/o dell'FBI. In pratica,
si costringeva il rapinatore a scegliere proprio quella banca
e ci si teneva pronti ad accoglierlo. L'impiego di questa tattica
consentiva di moltiplicare il numero degli arresti.
Su ogni nostra attivit torreggiava l'ingombrante figura di J.
Edgar Hoover. Al giorno d'oggi non c' avvenimento che non
venga gettato in pasto all'opinione pubblica, e non  facile capire
la portata del controllo che Hoover esercitava non soltanto
sull'FBI, ma anche sui leader governativi, sui media e in generale
sull'opinione pubblica. Se qualcuno voleva scrivere un libro
o girare un film sul Bureau - pensiamo ad esempio al best seller
degli anni Cinquanta The FBI Story, di Don Whitehead, o alla
serie televisiva di Efrem Zimbalist Jr. The FBI - doveva avere
l'approvazione del signor Hoover. Ogni alto funzionario governativo
viveva nel costante timore che il direttore avesse qualcosa
su di lui. Non era piacevole ricevere una telefonata in cui,
nei toni pi affabili, Hoover ti informava che l'FBI aveva scoperto
uno spiacevole pettegolezzo sul tuo conto, ma che lui
avrebbe fatto il possibile per mantenerlo segreto. Tra gli alti vertici
del Bureau nessuno aveva un carisma paragonabile al suo, e
si dava per scontato che il prestigio di cui l'FBI godeva fosse da
attribuire esclusivamente a lui. Era stato Hoover, quasi da solo,
a fare dell'agenzia quella che era, e la sua battaglia per l'aumento
degli stipendi non conosceva soste. Era a un tempo stimato e
temuto e, se non ne avevi una grande opinione, imparavi presto
a tenere la bocca chiusa. La disciplina era rigida e le ispezioni si
traducevano spesso in veri e propri bagni di sangue. Infatti, se
gli ispettori non avessero trovato aspetti suscettibili di miglioramento
in numero sufficiente, Hoover avrebbe potuto sospettare
che non fossero stati abbastanza scrupolosi, e reagire con un torrente
di lettere di biasimo, meritate o meno che fossero. Spesso
gli agenti speciali incaricati di tali ispezioni sceglievano come
capri espiatori colleghi che non miravano a una promozione
a breve termine, e per i quali una nota di biasimo non costituiva
un danno troppo grave.
Ecco un episodio che ha perso molto della sua carica umoristica
dopo il terribile attentato che nel 1995 colp gli uffici federali
di Oklahoma City. Dopo un'ispezione arriv una telefonata
che annunciava la presenza di una bomba nell'edificio. La
chiamata, si appur, era stata fatta da una cabina telefonica fuori
dallo stabile, nel centro cittadino. Le autorit della sede la fecero
rimuovere e pretesero di paragonare le impronte digitali
rinvenute sulle monetine con quelle dei trecentocinquanta dipendenti.
Fortunatamente per noi, il buonsenso fin col prevalere
e il controllo non ebbe luogo. L'aneddoto, tuttavia, la dice
lunga sulle tensioni provocate a volte dalla politica del signor Hoover.
C'era una procedura per tutto. Bench non abbia mai avuto
l'opportunit di incontrarmi da solo con Hoover, possiedo ancora
una sua fotografia autografata. Anche per ottenere una di
quelle foto un giovane agente era tenuto a seguire una prassi
consolidata. Il supervisore ti incaricava di far scrivere alla sua
segretaria una lettera in cui ti dichiaravi orgoglioso di far parte
dell'FBI e professavi la tua ammirazione per il signor Hoover.
Se la lettera era scritta nel modo corretto, ricevevi una foto con
la firma del direttore, a testimonianza dei buoni rapporti esistenti fra di voi.
Di altre procedure non si  mai saputo con certezza se fossero
emanate direttamente da Hoover o costituissero invece un'arbitraria
estensione dei suoi desideri. Da ciascuno ci si aspettava
che facesse gli straordinari e che superasse la media di ore extra
del suo ufficio. Mese dopo mese, le ore di straordinario si accumulavano.
Bere il caff o fumare in orario lavorativo era fuori
discussione, e venivamo addirittura scoraggiati dall'indugiare in
ufficio e dal telefonare. Ognuno, di conseguenza, finiva per arrangiarsi
come poteva. Io, per esempio, mi rifugiavo molto
spesso in biblioteca per lavorare ai miei casi.
Uno dei pi ferventi seguaci del Vangelo secondo Edgar
era il nostro agente speciale Neil Welch, soprannominato Chicco
d'Uva. Welch era un tipo robusto, alto quasi uno e novanta,
con occhiali dalla pesante montatura di corno. Era severo,
tenace e del tutto privo di calore e umanit. Destinato a una
carriera brillante, di lui si sussurrava che avrebbe preso il posto
di Hoover quando (ma forse dovrei dire se) per lui fosse arrivata
l'inevitabile fine. A New York, Welch costitu un gruppo che fu
il primo a impiegare in modo efficace la RICO, un corpus di
leggi contro il crimine organizzato.
Era inevitabile che al suo ritorno a Detroit scoppiassero contrasti
tra lui e Bob McGonigel. Un sabato, Bob ricevette una
telefonata da Chicco d'Uva che gli chiedeva di raggiungerlo immediatamente
insieme con il nostro supervisore di squadra,
Bob Fitzpatrick. Bob si precipita, e Welch gli dice che qualcuno
sta utilizzando il telefono per chiamare nel New Jersey.  contro
le regole usare il telefono per motivi personali e, anche se
nella fattispecie non era affatto certo che le telefonate fossero
di natura privata, l'agenzia preferiva non correre rischi.
Welch va dritto al punto. Ebbene, McGonigel, come spiega queste telefonate?
Temendo che Welch abbia accuse ben pi gravi da muovergli,
e nella speranza di soddisfarlo incolpandosi di reati, per cos
dire, minori, Bob si affretta a confessare tutte le chiamate abusive che riesce a ricordare.
A quel punto Welch si erge in tutta la sua statura e agita contro
di lui un indice ammonitore. McGonigel, lei ha due elementi
contro. Primo,  un ex impiegato. Io odio voi maledetti
impiegati! Secondo, se la rivedo con una camicia color lavanda,
specialmente durante un'ispezione, giuro che la prendo a calci
per tutta East Jefferson Street. E se la vedo avvicinarsi a un telefono,
la scaravento gi per il vano dell'ascensore. Fuori!
Bob torna a casa molto demoralizzato;  convinto che non
riuscir a evitare il licenziamento. Io e Jack Kunst solidarizziamo
con lui, ma il luned successivo Fitzpatrick mi racconta che
lui e Welch si sono fatti delle gran risate alle spalle del poveretto.
Quando ero a capo dell'Unit investigativa di supporto, mi
capitava spesso di sentirmi chiedere se, viste le nostre conoscenze
in fatto di crimini e criminali, non fosse possibile che qualcuno
di noi commettesse il delitto perfetto. La mia risposta era
invariabilmente negativa: nessuna esperienza avrebbe potuto
impedire che ci tradissimo nella fase successiva al reato. L'aneddoto
relativo a McGonigel e a Welch dimostra, credo, come anche
il pi abile degli agenti sia vulnerabile alla pressione di un interrogatorio ben condotto.
A proposito, da quel sabato, e finch Neil Welch non fu
trasferito a Philadelphia, Bob indoss sempre e soltanto camicie bianche.
Per ottenere dal Congresso nuovi fondi, Hoover si serviva
spesso delle statistiche che era in grado di illustrare. Ma perch
potesse utilizzare quelle cifre ai suoi fini era necessario che tutti lavorassimo sodo.
Racconta la leggenda che all'inizio del Settantadue Welch
promise al capo centocinquanta arresti da effettuare nel mondo
del gioco d'azzardo. Elaborammo una strategia basata sulla collaborazione
di informatori, su dispositivi di intercettazione e su
piani degni di un esercito in guerra, e destinata a culminare il
giorno del Super Bowl, ossia il giorno di maggior lavoro per gli
allibratori di tutto il Paese. I Dallas Cowboys, che l'anno precedente
avevano perduto una partita decisiva contro i Baltimora
Colts, giocavano contro i Miami Dolphins di New Orleans.
A causa dell'abitudine degli allibratori di usare carta altamente
infiammabile, o in alternativa carta di patate (idrosolubile),
l'operazione doveva essere rapida e ben concertata. A
complicare le cose, quel giorno aveva piovuto senza sosta.
In quel grigio pomeriggio la nostra rete si chiuse intorno a
pi di duecento persone. A un certo punto mi trovai in auto
con uno dei fermati, un uomo attraente e dai modi affabili. Assomigliava a Paul Newman.
Quando questa storia sar finita, magari ci facciamo una partita a squash, mi disse.
Decisi di approfittare della sua disponibilit per fargli qualche
domanda. Perch fai questo lavoro? gli chiesi.
Mi piace, replic lui. Oggi potete anche arrestarci tutti,
John. Non far alcuna differenza.
Sei un tipo in gamba, non dovrebbe esserti difficile guadagnare
da vivere onestamente.
Lui scosse la testa, come stupito dalla mia ottusit. La pioggia
aveva preso a cadere pi fitta. Vedi quelle due gocce di
pioggia? fece indicando il finestrino. Scommetto che quella
di sinistra arriver in fondo per prima. Non ci serve il Super
Bowl. Bastano due gocce d'acqua. Siamo fatti cos, John, e non riuscirete a fermarci.
Per me, quel breve colloquio fu un'autentica rivelazione. 
probabile che allora fossi un ingenuo, ma in quel momento tutti
gli interrogativi che mi ponevo sui rapinatori e gli altri criminali trovarono una risposta.
Siamo fatti cos.
Il criminale  congenitamente spinto a comportarsi in un
certo modo. In seguito, quando cominciai a studiare i processi
mentali e le motivazioni dei serial killer, ad analizzare le scene
del crimine alla ricerca di indizi comportamentali, cercavo sempre
l'elemento o il gruppo di elementi rappresentativi di ci che
il responsabile era autenticamente.
Col tempo, arrivai a definire con il termine firma l'elemento
unico che rimaneva uguale a se stesso di delitto in delitto.
E lo utilizzavo per distinguerlo dal modus operandi propriamente
detto, che  fluttuante e pu modificarsi. Proprio su questo
concetto fin per imperniarsi l'attivit dell'Unit investigativa
di supporto.
Alla fine, a causa di un errore tecnico, nessuna delle persone
arrestate quel giorno arriv in tribunale. Nella fretta di concludere
l'operazione, i mandati di perquisizione erano stati firmati
da un viceprocuratore generale, e non dal procuratore stesso.
Nondimeno Welch aveva adempiuto alla promessa fatta a
Hoover, almeno per il tempo sufficiente a esercitare l'impatto
desiderato sul Congresso. E scommettendo su due gocce di
pioggia, io ero arrivato a una percezione che avrebbe giocato
un ruolo fondamentale nel mio lavoro.
...
.
...
4. FRA DUE MONDI.
...
.
...
Era stato trafugato un carico di J&B del valore di centomila
dollari, e il furto interessava la polizia di pi Stati. Era la primavera
del 1971 e io mi trovavo a Detroit da sei mesi. Il magazziniere
ci aveva fatto sapere il luogo in cui sarebbe stato effettuato
lo scambio della refurtiva col denaro.
Si trattava di un'operazione congiunta tra l'FBI e la polizia di
Detroit, ma solo gli alti vertici delle due organizzazioni si erano
parlati e noi non eravamo stati informati delle loro decisioni.
Per questo, quando arriv il momento degli arresti, nessuno sapeva
con esattezza che cosa stessero facendo gli altri.
 notte, e ci troviamo in una zona periferica della citt, dalle
parti della ferrovia. Io sono alla guida di una delle auto federali
in compagnia del supervisore di squadra, Bob Fitzpatrick. L'informatore
era suo, e l'agente incaricato del caso era Bob McGonigel.
Via radio ci arriva l'ordine di circondare il camion. L'autista
salta gi e si d alla fuga. Io e un altro agente ci buttiamo
all'inseguimento.  buio, noi siamo in abiti civili, e di sicuro
non dimenticher mai gli occhi del poliziotto in uniforme
che mi punta contro la pistola gridando: Fermo! Polizia! Butta
la pistola! Non ci separano neppure tre metri e io capisco che 
intenzionato a spararmi. Mi immobilizzo dove sono, consapevole
che basterebbe un gesto per spedirmi all'altro mondo.
Sto per gettare la pistola e alzare le mani quando sento Fitzpatrick
che urla: E dell'FBI! E un agente dell'FBI.
Il poliziotto abbassa l'arma, e senza pensarci due volte io riprendo
l'inseguimento. Raggiungiamo l'autista in due, lo scaraventiamo
a terra e lo ammanettiamo un po' pi rudemente di
quanto sarebbe necessario. Sono molto teso, e la manciata di
secondi in cui ho creduto di essere spacciato  stata una delle
esperienze pi terrificanti della mia vita. In seguito, quando cercavo
di mettermi nei panni della vittima di un omicidio, mi
succedeva spesso di rivivere la paura provata in quell'occasione,
e forse questo mi ha aiutato a impadronirmi dei meccanismi
mentali della vittima.
A differenza di noi novellini, sempre ansiosi di arricchire di
arresti il nostro curriculum, gli agenti pi anziani erano dell'avviso
che non fosse il caso di scaldarsi tanto. Lo stipendio arrivava
lo stesso, che ci si esponesse o meno al pericolo, e lo spirito di
iniziativa bisognava lasciarlo ai rappresentanti di commercio. E
poich eravamo incoraggiati a trascorrere fuori ufficio gran parte
del nostro tempo, guardare le vetrine e sedersi sulle panchine
del parco a leggere il Wall Street Journal divennero i passatempi
preferiti di alcuni di noi.
Visto che io invece ero pieno di zelo, mi assunsi il compito di
redigere una relazione in cui suggerivo l'introduzione di incentivi
economici, che trasmisi al nostro agente speciale, Tom Naly.
Poco tempo dopo Tom mi convoca nel suo ufficio; ha davanti
la mia relazione e sorride con benevolenza. Che cosa ti
rode, John? Non ce l'hai il tuo lavoro da fare? mi fa, mentre
strappa in due il foglio. Il tuo lavoro ce l'hai, ripete, strappandolo
in quattro. Ce l'hai. A questo punto sta ridendo a
pi non posso. Non agitare le acque, Douglas,  il suo ultimo
consiglio mentre fa cadere nel cestino una pioggia di frammenti di carta.
Quindici anni pi tardi, quando J. Edgar Hoover era morto
e sepolto, l'FBI spos la politica degli incentivi economici. E lo
fece, naturalmente, senza alcun aiuto da parte mia.
Una sera di maggio - in realt, ricordo benissimo che era il
17, un venerd, e lo ricordo per ragioni che vi diventeranno subito
chiare, mi trovavo con Bob McGonigel e Jack Kunst al
Jim's Garage, un bar proprio di fronte all'ufficio. C'era un
gruppo rock che suonava, e noi avevamo gi bevuto troppa birra,
quando entrarono due ragazze. Una era molto carina e indossava
quella che all'epoca era una specie di divisa: minigonna
blu e stivali sopra il ginocchio.
Ma quanto sei bella! gridai io. Perch non vieni qui a bere qualcosa?
Con mia sorpresa, lei e la sua amica ci raggiunsero. La ragazza
carina, Pam Modica, ci raccont che stavano festeggiando il raggiungimento
dell'et legale per bere. Sembrava trovarmi simpatico,
anche se in seguito mi confid che aveva giudicato un po'
strambo il mio cortissimo taglio di capelli. Quella sera lasciammo
insieme il Jim's Garage e nelle due settimane successive ci
frequentammo molto. In quel periodo Pam, che viveva a Detroit,
era iscritta alla Eastern Michigan University di Ypsilanti.
La nostra conoscenza si approfond, bench non senza pesanti
sacrifici per Pam. Nel 1971, a causa della guerra del Vietnam,
tra i frequentatori del campus l'FBI non era affatto popolare.
Molti degli amici di Pam si rifiutavano di frequentarci,
persuasi che io fossi una sorta di infiltrato. L'idea che quei ragazzi
fossero cos importanti da giustificare una simile sorveglianza
sarebbe stata ridicola, se non fosse che queste cose l'FBI le faceva davvero.
Se ripenso a quei tempi, mi rendo conto che a volte si pu
risultare inquietanti semplicemente comportandosi con naturalezza;
circostanza, quella, di cui io e il mio gruppo approfittavamo
senza esitazioni. In un caso di omicidio a cui lavorammo
in Alaska, il mio collega Jud Ray, che  nero, riusc a far crollare
un imputato razzista con il semplice espediente di comportarsi
in modo affabile con la sua ragazza.
Durante i primi anni di universit di Pam, nella zona operava
un serial killer, bench allora questo termine non fosse ancora
diffuso. Colp per la prima volta nel luglio 1967, quando una
giovane donna di nome Mary Fleszar scomparve dal campus. Il
suo corpo venne trovato un mese dopo in avanzato stato di decomposizione.
Era stata uccisa a coltellate e le erano stati
amputati i piedi e le mani. Un anno dopo, fu la volta di Joan Schell,
studentessa dell'Universit del Michigan nella vicina Ann Arbor.
Era stata violentata e poi pugnalata almeno cinquanta volte.
Poi un terzo cadavere venne rinvenuto a Ypsilanti.
Da allora i delitti, che la stampa aveva battezzato gli Omicidi
del Michigan, andarono facendosi via via pi frequenti. I
cadaveri portavano le tracce di inaudite sevizie, e le studentesse
vivevano ormai nel terrore. Quando nel 1969 venne arrestato
uno studente dell'Universit del Michigan, un certo John Norman
Collins, scoperto quasi per caso dallo zio, un caporale della
polizia, sei universitarie e una ragazzina di tredici anni avevano
incontrato una morte orribile. Collins fu processato e condannato
all'ergastolo circa tre mesi prima che io entrassi a far parte
del Bureau, ma spesso mi chiedo se qualcuna di quelle morti
non sarebbe stata evitata se l'FBI avesse posseduto gli strumenti
e le conoscenze che ha oggi. Il ricordo di tanto orrore era ormai
parte integrante della vita di Pam e fin con l'insinuarsi anche
nella mia. Credo che, almeno a livello inconscio, John Norman
Collins e le sue vittime fossero con me quando cominciai a studiare
il fenomeno dei serial killer.
Avevo cinque anni pi di Pam, ma in qualche modo il fatto
che lavorassi gi accresceva il nostro divario di et. Capitava
spesso che in compagnia dei miei amici lei tacesse, assumendo
un atteggiamento quasi passivo, e temo che a volte noi ne approfittassimo.
Un giorno, eravamo stati a colazione con Bob McGonigel
nel ristorante all'ultimo piano di un albergo del centro. Noi
due eravamo in giacca e cravatta, mentre Pam vestiva l'informale
tenuta delle universitarie.
Stavamo scendendo, e a ogni piano l'ascensore si riempiva
un po' di pi, quando Bob disse all'improvviso, rivolgendosi
a Pam: Ci siamo davvero divertiti, sai? La prossima volta
che torneremo in citt, ti chiameremo di sicuro.
E io porter la panna e tu le ciliegie, rincarai a mia volta.
Pam scoppi a ridere, ma gli altri passeggeri ci guardarono come
se fossimo dei pervertiti.
Quell'autunno, Pam si rec in Inghilterra, a Coventry, nell'ambito
di un programma di scambio fra studenti. Io a quel
punto ero ormai sicuro di volerla sposare, ma non mi pass
neppure per la mente di chiedere il suo parere. Probabilmente
lo davo per scontato.
Durante la sua assenza, ci scrivemmo costantemente e io trascorsi
buona parte del mio tempo a casa di lei. Il padre era morto
quando Pam era ancora piccola, ma io approfittai senza remore
dell'ospitalit di sua madre Rosalie. Cenavo spesso con lei
e gli altri figli e ne approfittavo per cercare di capire meglio la
personalit di Pam. Durante quel periodo, conobbi un'altra ragazza
cui in seguito Pam, che non la incontr mai, si rifer sempre
come alla tizia del golf. Anche questa volta l'incontro avvenne
in un bar, prova evidente del fatto che allora passavo un
bel po' di tempo nei locali pubblici. Laureata da poco, era sui
venticinque anni e molto carina, e ci eravamo praticamente appena
presentati quando mi invit a cena a casa sua.
Abitava a Dearborn, dove si trova la sede centrale della Ford,
di cui suo padre era un alto dirigente. Prossimo alla cinquantina,
era il ritratto di un uomo di successo. La madre era graziosa
ed elegante.
Tutto and fin troppo bene. L'intera famiglia parve favorevolmente
impressionata dalla mia appartenenza all'FBI, un gradito
diversivo all'ostilit dell'ambiente di Pam. Ma d'altro canto
era logico che fosse cos. Quella gente apparteneva all'establishment,
proprio come me. Ma cominciai a innervosirmi nell'accorgermi
che, in pratica, ci davano gi per sposati.
Quando il padre mi chiese della mia famiglia e del mio passato,
gli parlai del lavoro svolto presso la struttura sportiva di
una base dell'aeronautica e a quel punto lui mi disse che era
comproprietario di un campo da golf nei pressi di Detroit.
Tu giochi a golf? mi chiese poi.
No, pap, risposi io senza perdere un colpo. Ma mi piacerebbe
imparare.
Di l a poco la cena fin. Passai la notte sul divano del salotto
e sul tardi la ragazza venne a trovarmi, evidentemente in preda a
un attacco di sonnambulismo. Forse la colpa fu dell'ambiente
lussuoso, forse della paura che si trattasse dell'ennesima trappola,
ma la sua aggressivit e quella della sua famiglia mi spaventarono.
La mattina dopo mi congedai consapevole di essermi
lasciato sfuggire l'occasione della vita.
Quando Pam torn, pochi giorni prima di Natale, avevo deciso
di accompagnare la richiesta di matrimonio con un anello
di fidanzamento. Di recente avevamo risolto una serie di furti
di preziosi, e la societ che ne era stata vittima era ben felice di
praticare a noi agenti dei prezzi di favore.
Grazie a questa facilitazione, potei permettermi un brillante
di ben un carato e venticinque. Non era granch ma, mi dissi, se
Pam lo avesse visto in fondo a una coppa di champagne, le sarebbe
senz'altro sembrato molto pi grosso. La portai in un ristorante
italiano su Eight Mile Road, vicino a casa sua, con l'idea
di farle scivolare l'anello nel bicchiere quando si fosse alzata
per andare alla toilette.
Quella sera non ci and, e neppure la sera successiva, quando
la riportai nel medesimo ristorante. Chiss, forse avrei dovuto
interpretarla come un'ammonizione divina a non sposarmi cos
presto.
La sera dopo era la vigilia di Natale, e la festeggiammo in casa
di Pam, con tutta la sua famiglia. Era la mia ultima occasione.
Stavamo bevendo Asti Spumante, che a Pam piaceva molto,
e finalmente a un certo punto usc per andare in cucina. Al suo
ritorno, mi si sedette in grembo. Brindammo, e se non l'avessi
fermata, avrebbe ingoiato al volo l'anello. Se non glielo avessi
fatto notare, non lo avrebbe neppure visto!
Ma ero riuscito a creare l'atmosfera giusta. Un regalo cos
impegnativo, e offertole per di pi in presenza di tutti i parenti
e della madre, che mi adorava, non le lasci alternative. Disse di
s. Decidemmo che ci saremmo sposati il giugno successivo.
L'FBI aveva l'abitudine di mandare a Chicago e a New York gli
agenti scapoli al secondo anno di lavoro, partendo dal presupposto
che fossero pi disposti dei colleghi sposati a trasferirsi.
Poich non avevo particolari preferenze, venni destinato a Milwaukee,
dove non ero mai stato e di cui ignoravo perfino l'esatta
ubicazione. Mi ci sarei trasferito a gennaio, e Pam mi avrebbe
raggiunto dopo il matrimonio.
Trovai un appartamento al Juneau Village Apartments, in
Juneau Avenue, non lontano dall'ufficio federale cittadino,
che si trovava in North Jackson Street. Una scelta che si rivel
ben presto un errore tattico dato che, qualunque cosa accadesse,
la reazione era sempre la stessa: Chiamate Douglas. Abita solo
a tre isolati da qui.
Ancor prima del mio arrivo, il personale femminile dell'ufficio
sapeva gi chi ero: vale a dire uno dei due agenti ancora
scapoli. Nelle prime settimane godetti di una grande popolarit,
ma quando cominci a circolare la voce che ero fidanzato,
essa svan immediatamente.
L'atmosfera nell'ufficio di Milwaukee era molto simile a
quella di Detroit. Il mio primo capo fu un certo Ed Hays, soprannominato
Ed Lo Svelto. Era rosso come una barbabietola
(mor di ipertensione poco dopo il congedo) e passava buona
parte del suo tempo a far schioccare le dita gridando: Fuori
di qui! Fuori di qui!
Ma dove posso andare? ribattevo io. Sono appena arrivato.
Non ho un'auto e neppure un caso di cui occuparmi.
Non me ne importa, replicava lui. Fuori di qui.
Me ne andavo. A quei tempi non era raro entrare in una biblioteca
o percorrere Wisconsin Avenue, nei pressi dell'ufficio,
e trovarle affollate di agenti che ammazzavano il tempo leggendo
o guardando le vetrine.
Dopo Hays fu il turno di Herb Hoxie, che arrivava da Little
Rock, in Arkansas. Uno dei suoi compiti era il reclutamento:
ogni ufficio operativo aveva una quota mensile da rispettare e
Hoxie si mise subito al lavoro. Mi convoc nel suo ufficio
per comunicarmi che le operazioni di reclutamento sarebbero
state affidate a me.
Perch proprio io? volli sapere. Un incarico simile significava
viaggiare in continuazione per tutto lo Stato.
Perch l'ultimo non andava bene, anzi, pu ritenersi fortunato
se non l'abbiamo licenziato.
A quanto pareva, il tizio in questione bazzicava gli istituti superiori
interessandosi esclusivamente alle ragazze: all'epoca
Hoover era ancora vivo, e tra gli agenti speciali non c'erano donne.
Quel tipo aveva elaborato un elenco di domande, tra cui:
Sei vergine? In caso di risposta negativa, invitava fuori la ragazza
in questione. I genitori avevano cominciato a lamentarsi e
lui era stato frettolosamente trasferito.
Mi misi al lavoro, e ben presto quadruplicai la quota prevista.
Ero il miglior reclutatore del Paese, ero addirittura troppo
bravo. Non volevano saperne di lasciarmi andare; quando dissi
a Herb che ero stanco di quell'incarico, che non ero entrato nell'FBI
per occuparmi di gestione del personale, lui minacci di
sbattermi nella squadra che si occupava della violazione dei diritti
civili, a indagare su funzionari e membri dei dipartimenti
di polizia accusati di violenza verso sospetti e detenuti o di atti
di discriminazione contro le minoranze. Non era esattamente il
lavoro pi popolare del Bureau, e a me sembr una pessima ricompensa
per l'impegno profuso fino ad allora.
Arrivai a un compromesso. Avrei continuato a fare il reclutatore
se Hoxie mi avesse nominato suo primo assistente, mi
avesse concesso l'uso di una macchina del Bureau e raccomandato
per un sussidio che mi avrebbe permesso di frequentare un
corso universitario. Se non volevo restare agente operativo a vita,
avrei avuto bisogno di una laurea.
La mia decisione suscit una certa diffidenza. Chiunque
aspirasse a un simile grado di istruzione non poteva che essere
un maledetto liberale. All'Universit del Wisconsin di Milwaukee,
dove mi iscrissi a un master in psicologia educativa che prevedeva
la frequenza alla sera e nel fine settimana, la pensavano
diversamente. A molti docenti non piaceva avere un agente federale
tra i propri studenti, e io non ho mai amato gli eccessi di
introspezione che tanta parte hanno nello studio della psicologia.
(John, voglio che tu ti presenti al tuo vicino di sedia e gli
dica com' il vero John Douglas.)
Un giorno, siamo seduti in cerchio per terra (allora i cerchi andavano
di gran moda) quando mi rendo conto che nessuno mi
rivolge la parola. Cerco di inserirmi nella conversazione generale,
finch alla fine esplodo: Ehi, si pu sapere qual  il problema?
Presto detto: dal mio taschino sporge l'impugnatura metallica di
un pettine che per i miei compagni altro non era che un'antenna;
sono convinti che io stia registrando tutto. La presunzione paranoica
di certa gente non ha mai smesso di stupirmi.
All'inizio di maggio del 1972, J. Edgar Hoover mor tranquillamente
nel suo letto, a Washington. In un batter d'occhio
tutti gli uffici operativi ne furono informati. Bench Hoover
avesse quasi ottant'anni e fosse in circolazione praticamente
da sempre, sembrava quasi impossibile che potesse morire davvero.
Ma, come si suol dire, il re  morto, viva il re, e tutti cominciammo
a chiederci chi avrebbe preso il suo posto. Come
direttore ad interim fu nominato L. Patrick Gray, viceprocuratore
generale e nixoniano convinto. Inizialmente popolare per
alcune innovazioni introdotte, e fra queste l'apertura alle donne,
Gray cominci a perdere terreno a mano a mano" che la sua
fedelt politica si scontrava con le esigenze del Bureau.
Poche settimane dopo la morte di Hoover, mi telefona Pam.
Siamo prossimi al matrimonio e il sacerdote che lo officer vuole
conoscerci. Sono persuaso che voglia cercare di convertirmi al
cattolicesimo, cos da potersene vantare con le alte gerarchie, ma
Pam  una buona cattolica e non mi perdonerebbe un rifiuto.
Con il sacerdote parliamo un po' di tutto, dal controllo delle
nascite all'educazione dei figli. Siamo due persone a posto, ma
io so da Pam che Santa Rita  una chiesa di stretta tradizione e
capisco che lui si sente a disagio con me, forse perch non sono
cattolico.
Nell'evidente tentativo di rompere il ghiaccio, mi domanda:
Come vi siete conosciuti, lei e Pam?
Ora, a me capita spesso di scherzare nei momenti di particolare
tensione, e davanti a una cos bella opportunit non mi tiro
indietro. Be', padre, lei sa che sono un agente dell'FBI. Non so
per cosa le ha raccontato Pam di s. Mi avvicino un po' di pi.
Ci siamo incontrati in un topless bar, dove lei faceva la ballerina.
Era brava, ma a incuriosirmi fu soprattutto il fatto che ballava
con dei fiocchetti sui capezzoli e li faceva roteare nelle due
opposte direzioni. Mi creda, era uno spettacolo.
Pam  evidentemente troppo stupita per reagire. Il sacerdote
mi ascolta affascinato.
Insomma, li faceva roteare sempre pi forte, quando a un
tratto uno dei due fiocchetti si stacca e vola via. Tutti si sporgono
per afferrarlo, ma il fortunato sono io. Lo prendo e glielo
riporto, ed eccoci qua.
Lui mi guarda con la bocca aperta ed  chiaro che ha creduto
a ogni singola parola.
A quel punto scoppio a ridere.
Ma allora non  vero? ansima il povero sacerdote, perch
ormai anche Pam sta ridendo. Ma non riesco a capire se la sua
espressione  di sollievo o di disappunto.
Bob McGonigel mi fece da testimone. La mattina del matrimonio
pioveva e io non vedevo l'ora che tutto fosse finito.
Chiesi a Bob di chiamare Pam, a casa dei suoi, per sapere se
avesse mie notizie. Naturalmente lei rispose di no, al che Bob
le disse che non avevo passato la notte a casa; temeva, aggiunse,
che mi fossi spaventato e avessi deciso di fare marcia indietro.
Ancora non mi capacito della crudelt del mio senso dell'umorismo
di allora. Alla fine Bob si trad scoppiando a ridere, e io
rimasi un po' deluso di non aver potuto sondare pi a fondo le
reazioni di Pam. Pi tardi lei mi confess che era talmente
preoccupata che tutto filasse liscio e sopraffatta dal timore
che l'umidit le arricciasse i capelli che la possibile scomparsa
dello sposo non l'aveva turbata pi di tanto.
Fu una sorpresa quando, durante la cerimonia, sentii il sacerdote
pronunciare parole benevole nei miei confronti: Ho conosciuto
John Douglas solo pochi giorni fa, ma il nostro colloquio
mi ha indotto a lunghe e ponderate riflessioni sulle mie
convinzioni religiose.
Dio solo sa in che modo ci fossi riuscito, ma  un dato di
fatto che l'Onnipotente opera per vie misteriose.
Io e Pam ci concedemmo una breve luna di miele al Poconos
- specchi sul soffitto, vasche da bagno a forma di cuore e cos
via -, poi ci spostammo a Long Island dove i miei genitori avevano
riunito i pochi parenti che non avevano avuto la possibilit
di assistere al matrimonio.
Successivamente, Pam si trasfer con me a Milwaukee. Ormai
si era laureata e lavorava: come a tutti gli insegnanti di fresca
nomina, le venivano assegnate supplenze soprattutto nelle
scuole pi difficili della citt. C'era un istituto superiore particolarmente
problematico, dove i docenti venivano regolarmente
spintonati e presi a calci e le professoresse pi giovani subivano
addirittura tentativi di violenza. Io ero stato finalmente
sollevato dall'incarico di reclutatore e lavoravo sodo con la
squadra di prevenzione, occupandomi soprattutto di rapine
in banca. Era un lavoro potenzialmente pericoloso, ma a preoccuparmi
era la situazione di Pam. Un giorno, quattro studenti
la costrinsero a entrare in un'aula vuota e l cominciarono a palpeggiarla.
Quando lo venni a sapere, mi infuriai. Avrei voluto
che qualche mio collega andasse a scuola a prendere a calci i colpevoli.
All'epoca il mio migliore amico era Joe Del Campo, che lavorava
con me. Insieme, bazzicavamo parecchio un forno specializzato
in bagel di Oakland Avenue, vicino al campus dell'Universit
del Wisconsin. Il locale era gestito da una coppia, David
e Sarah Goldberg, con cui instaurammo un ottimo rapporto.
Certe mattine arrivavamo presto per aiutarli a infornare bagel
e dolci. Facevamo colazione con loro, uscivamo per andare a
catturare un ricercato, ci occupavamo di un altro paio di casi,
quindi tornavamo al forno per il pranzo. Ben presto anche altri
agenti cominciarono a frequentare quello che per noi era semplicemente
il locale dei Goldberg, dove organizzammo persino
una festa.
Joe Del Campo aveva una mente brillante, conosceva molte
lingue ed era un eccellente tiratore. Il suo coraggio ebbe un ruolo
primario in quella che  forse la situazione pi strana e sconcertante
in cui mi sia mai trovato.
Un giorno d'inverno, io e Joe stiamo interrogando un evaso
quando riceviamo una telefonata dalla polizia di Milwaukee: un
uomo armato si  barricato in una casa con alcuni ostaggi. Ci
precipitiamo sul luogo del sequestro, una vecchia abitazione in
stile Tudor.
Il sequestratore, Jacob Cohen,  un latitante accusato di avere
ucciso un poliziotto a Chicago. Non solo: ha appena sparato
a un agente federale, Richard Carr, che era andato a cercarlo nel
suo appartamento. Poi, non contento, ha cercato di sfondare il
cordone di sbarramento, beccandosi due proiettili nelle natiche.
 riuscito per ad afferrare un ragazzino che stava spalando la
neve e a rintanarsi nella casa. Adesso ha con s tre ostaggi, due
bambini e un adulto. Di l a poco, permette all'adulto e a uno
dei ragazzi di uscire, ma trattiene l'altro, che si pensa essere intorno
ai dieci, dodici anni.
A questo punto sono tutti fuori dai gangheri. Fa un freddo
cane. L'FBI e la polizia di Milwaukee si palleggiano la responsabilit
di aver lasciato degenerare la situazione. La squadra speciale
che ha circondato l'abitazione  furiosa perch  al suo primo
incarico, e permettendo a Cohen di superare il cordone di
sbarramento non l'ha certo affrontato al meglio. I federali sono
infuriati perch uno di loro  stato colpito. La polizia di Chicago
ha gi fatto sapere che, in caso di necessit, saranno i suoi
uomini a eliminare Cohen.
Arriva Herb Hoxie, e a mio avviso commette altri errori.
Utilizza un altoparlante, mentre in simili casi un collegamento
telefonico offre maggiori garanzie, e consente per di pi di trattare
in privato. Dopodich peggiora la situazione offrendosi come
ostaggio al posto del ragazzo. Ed ecco Hoxie al volante di
un'auto dell'FBI. Entra in retromarcia nel viale. Intanto, Del
Campo mi chiede di aiutarlo a salire sul tetto. La casa  in stile
Tudor, cio col tetto spiovente, che, in questa fredda giornata
invernale,  coperto da una patina di ghiaccio. Joe non ha dormito
per tutta la notte e l'unica arma che ha a disposizione  la
sua 357 Magnum a canna corta.
Compare Cohen, che tiene stretto il ragazzo. L'agente investigativo
Beasley, del dipartimento di polizia di Milwaukee, fa
un passo avanti. Ti abbiamo procurato quello che volevi dice.
Lascia andare il ragazzo!
Del Campo sta ancora strisciando sul tetto. I poliziotti lo vedono
e capiscono quello che ha in mente.
Sequestratore e ostaggio si avvicinano all'auto, ma il ragazzino
scivola sul ghiaccio. Intanto, Del Campo  arrivato sulla
sommit del tetto e, pensando che la canna corta imprimer
al proiettile una traiettoria ascendente, prende di mira il collo
di Cohen e preme il grilletto.
Il malvivente crolla a terra, ma non si riesce a capire se la pallottola
abbia colpito lui o il ragazzo. Esattamente tre secondi
dopo, l'auto viene crivellata di colpi. Nella sparatoria, l'agente
Beasley viene ferito. Il ragazzino arranca carponi e la macchina
punta dritto contro di lui: alcuni frammenti di vetro hanno colpito
Hoxie, che ha perso il controllo della guida. Per fortuna, il
giovane ostaggio non  ferito in modo grave.
Secondo la consuetudine dell'FBI, il notiziario della sera
manda in onda le immagini di Herbert Hoxie che esce dal
pronto soccorso sdraiato su una lettiga, col sangue che gli sgocciola
da un orecchio. Improvvisamente ho sentito degli spari;
c'erano proiettili dappertutto. Sono stato colpito, ma me la caver.
Insomma... l'FBI, Dio, la Patria, la mamma, la torta di
mele, eccetera eccetera.
Non  finita. Litigano tutti, e i poliziotti arrivano quasi a
malmenare Del Campo che li ha privati del divertimento. Vanno
a lamentarsi dall'agente speciale Ed Best, che si schiera al
fianco di Joe:  stato lui, dice, a salvare la situazione.
Cohen si  beccato da trenta a quaranta proiettili e, bench respiri
ancora all'arrivo dell'ambulanza, muore durante il tragitto.
L'agente Carr  miracolosamente sopravvissuto grazie all'impermeabile
che indossava, che ha attutito il colpo. Da allora lo
indossa spesso e ne  molto orgoglioso.
Io e Del Campo formavamo una squadra straordinaria, a dispetto
degli accessi di ilarit che a volte ci coglievano e che eravamo
incapaci di controllare. Un giorno, siamo in un locale gay
in cerca di informazioni su un omosessuale ricercato per omicidio.
 quasi buio, e i nostri occhi impiegalo qualche istante
ad abituarsi alla penombra. Accorgendoci che tutti ci guardano,
cominciamo a chiederci quale dei due sia la preda ambita. E a
quel punto vediamo il cartello appeso sopra il banco: E bello trovare
un autentico duro. Impossibile trattenersi; scoppiamo a ridere
come due idioti.
Riuscivamo sempre a cogliere l'aspetto umoristico di una situazione
e, bench ci possa apparire una manifestazione di insensibilit,
in realt la nostra era una capacit preziosa. Quando
si passa il proprio tempo a visitare scene del crimine, a parlare
con le vittime e i loro famigliari, a guardare ci che alcuni esseri
umani sono capaci di fare ai loro simili,  importante saper ridere
delle sciocchezze. Altrimenti, si rischia di impazzire.
A differenza di molti colleghi, e pur essendo un buon tiratore,
non sono mai stato un fanatico delle armi. Pensai tuttavia
che sarebbe stato interessante far parte per qualche tempo di
una squadra speciale. Ogni ufficio operativo ne aveva una, il
cui intervento veniva sollecitato solo in casi particolari. Io ero
il cecchino, vale a dire il tiratore scelto, ed ero l'unico a non aver
prestato servizio nei corpi speciali, come ad esempio i Berretti
Verdi. In seguito il capo della squadra, David Kohl, divent vicedirettore
a Quantico, e fu lui a offrirmi il comando dell'Unit
investigativa di supporto.
C' stato un inseguimento e quando il nostro uomo, un rapinatore
di banche, si barrica in un magazzino, la polizia chiede
il nostro intervento. Intanto, il malvivente si  spogliato completamente,
e quindi si  rivestito. Si direbbe matto come un
cavallo. Chiede di far venire la moglie e la polizia lo accontenta.
Col tempo, una maggiore conoscenza delle tipologie criminali
ci avrebbe permesso di capire che era stato un errore. Di norma,
non  bene acconsentire a simili richieste perch quasi sempre la
persona che il soggetto chiede di vedere  proprio quella che, a
suo avviso, ha contribuito a far precipitare la situazione, e la sua
presenza sul posto pu perfino dare vita a uno scenario di omicidio-suicidio.
Fortunatamente, in questo caso la donna non viene fatta entrare
nel magazzino e si limita a parlare per telefono con il marito
che, dopo aver riattaccato, si fa saltare le cervella con un
colpo di pistola.
Dopo un'attesa lunga e logorante, una manciata di secondi 
bastata per mettere fine a tutto. In tali circostanze, capita spesso
che la tensione sfoci in battute certamente discutibili.
Perch diavolo l'avr fatto? osserva uno di noi. Douglas 
un tiratore coi fiocchi. Poteva pensarci lui.
Rimasi a Milwaukee per poco pi di cinque anni, durante i
quali mi occupai soprattutto di rapine in banca, meritandomi
parecchi encomi. Scoprii che lavoravo meglio quando riuscivo a
individuare una firma che collegasse vari reati, e pi tardi
proprio la firma doveva diventare la pietra miliare del nostro
lavoro sui serial killer.
L'unico fallimento degno di nota in cui incorsi in quel periodo
si verific dopo che Jerry Hogan era subentrato a Herb
Hoxie nel ruolo di agente speciale. Uno dei pochi benefit previsti
dall'incarico era l'assegnazione di un'automobile del Bureau,
e Hogan era orgogliosissimo della sua, una Ford verde
smeraldo. Un giorno avevo bisogno di un mezzo per un'indagine
e, non essendocene di disponibili, chiesi al vice agente Arthur
Fulton di utilizzare quello di Hogan, assente per un convegno.
Lui acconsent, anche se con riluttanza.
Al suo ritorno, Jerry mi chiam nel suo ufficio e mi accus
non solo di aver usato e sporcato la sua auto, ma soprattutto di
averla restituita con una gomma a terra. Io non me n'ero neppure
accorto! Ora io e Jerry siamo ottimi amici e, quando lui
comincia a sbraitare, io reagisco invariabilmente mettendomi
a ridere. Ma in quell'occasione non avrei dovuto farlo.
Quello stesso giorno, il mio supervisore di squadra, Ray Byrne,
mi dice: Sai, Jerry ti apprezza molto, ma pensa che tu abbia
bisogno di una lezione. Ti occuperai della riserva indiana.
Erano i giorni dell'incidente di Wounded Knee e del risveglio
delle coscienze in merito ai diritti degli indiani d'America,
e nelle riserve l'FBI era odiato non meno che nei ghetti di Detroit.
Gli indiani erano trattati in modo vergognoso dal governo
e, quando arrivai a Menominee, presso Green Bay, rimasi attonito
davanti alla povert e allo squallore in cui quella gente era
costretta a vivere. Erano stati spogliati della loro cultura e delle
loro tradizioni e, a causa delle deplorevoli condizioni di vita,
dell'indifferenza, nonch dell'ostilit governativa, nelle riserve
erano numerosissimi i casi di alcolismo, di violenza su donne
e bambini e di omicidio. Era quindi comprensibile che quei poveretti
non nutrissero alcuna fiducia nelle autorit, e che per un
agente federale fosse quasi impossibile ottenere la loro collaborazione.
I rappresentanti del locale Ufficio degli Affari Indiani
non facevano granch e, nel timore di passare per collaborazionisti,
perfino i famigliari delle vittime si rifiutavano di aiutarci.
Passai pi di un mese alla riserva, e in quel breve arco di tempo
indagai su almeno sei omicidi. Vi si respirava un'atmosfera desolante
e, bench la sera fossi libero di tornarmene a casa, finii
per sprofondare nella depressione. Ma per quanto tetro, il periodo
che trascorsi a Menominee si sarebbe rivelato in seguito
un'esperienza preziosissima.
L'evento pi felice del mio soggiorno a Milwaukee fu la nascita
della nostra prima figlia, Erika, nel novembre del 1975.
Stavamo festeggiando il Giorno del Ringraziamento nel locale
country club con alcuni amici, quando Pam entr in travaglio.
Erika nacque il giorno dopo.
Io allora dedicavo gran parte del mio tempo alle rapine e allo
studio, e tocc a Pam addossarsi la maggior parte delle nuove
responsabilit. Nondimeno, ero consapevole dei miei compiti
e adoravo osservare mia figlia crescere. Fu una fortuna, credo,
che all'epoca non mi occupassi ancora di sequestri e omicidi di
minori. In caso contrario, non so se mi sarei calato con tanta
disinvoltura nel ruolo di padre. Ma quando nacque Lauren,
nel 1980, ne avevo gi visti parecchi.
La paternit mi incentiv a dare il meglio di me. Non intendevo
occuparmi di rapine alle banche per il resto della mia vita,
ma Jerry Hogan mi consigli di lavorare sul campo per almeno
dieci anni, prima di candidarmi ad altre mansioni. In questo
modo, avrei acquisito l'esperienza necessaria per aspirare a ruoli
di maggiore responsabilit e, forse, approdare in ultimo alla sede
centrale. Ma ora che avevo una figlia, la vita errabonda dell'agente
operativo non mi sembrava pi cos allettante.
Col passare del tempo, cominciarono a delinearsi altre prospettive.
L'appartenenza a una squadra speciale aveva perso per
me gran parte del suo fascino e l'interesse per la psicologia - a
quel punto avevo conseguito la laurea - mi aveva convinto che
l'aspetto pi interessante del nostro lavoro fosse quello della
prevenzione. Hogan mi raccomand per un corso di due settimane
sulle procedure relative ai sequestri di persona presso
l'Accademia di Quantico, operativa da un paio d'anni soltanto.
L, sotto la guida di agenti del calibro di Howard Teten e Pat
Mullany, ebbi il mio primo autentico contatto con l'analisi
comportamentale, e la mia vita cambi.
...
.
...
5. ANALISI COMPORTAMENTALE O FUFFA TOTALE?
...
.
...
Molte cose erano cambiate a Quantico. Nella primavera del Settantacinque,
l'Accademia era divenuta una struttura autonoma e
occupava parte di una base dei Marine nella dolce campagna
della Virginia, a circa un'ora di viaggio a sud di Washington.
Alcune cose, tuttavia, non erano cambiate affatto. Le unit
pi prestigiose erano ancora quelle tattiche, e fra queste brillava
la stella dell'Unit di addestramento alle armi da fuoco.
La guidava George Zeiss, l'agente speciale che fu incaricato
di riportare dall'Inghilterra James Earl Ray, l'assassino di Martin
Luther King. Zeiss era un uomo enorme che si divertiva a
spezzare le manette a mani nude. Una volta, gliene dettero
un paio con la catena saldata: si frattur i polsi e dovette restare
ingessato per settimane.
Le procedure da seguire nei casi di sequestro erano illustrate
dall'Unit di analisi comportamentale, costituita da sette-nove
istruttori. Psicologia e discipline affini non erano tenute in gran
conto da Hoover e dai suoi, e fino alla sua morte occuparono
una posizione del tutto secondaria.
Di fatto, la maggior parte dei membri dell'FBI, nonch delle
strutture analoghe di tutto il mondo, consideravano la psicologia
e l'analisi comportamentale applicate alla criminologia come
fuffa di nessun utilit. Bench io l'abbia sempre pensata diversamente,
devo riconoscere che molto di quanto veniva insegnato
al riguardo aveva poco a che fare con la comprensione e la
cattura dei criminali e, un paio di anni dopo, parecchi di noi si
impegnarono a modificare tale situazione. Quando divenni capo
del settore operativo dell'Unit di analisi comportamentale,
detta UAC, la ribattezzai Unit investigativa di supporto, e a
chi me ne chiedeva il motivo rispondevo in tutta franchezza che
volevo eliminare l'AC dal nostro ambito di lavoro.
All'epoca guidata da Jack Pfaff, la UAC era dominata da due
grandi personalit: Howard Teten e Patrick Mullany. Alto pi
di un metro e novanta, con occhi penetranti dietro gli occhiali
dalla montatura di metallo, Teten era un contemplativo, l'intellettuale
per eccellenza. Entr nel Bureau nel 1962, dopo aver
prestato servizio presso il dipartimento di polizia di San Leandro,
in California. Nel 1969 divenne responsabile di un corso
di fondamentale importanza, denominato criminologia applicata,
in seguito (sospetto dopo la morte di Hoover) ribattezzato
psicologia criminale applicata. Nel 1972, Teten and a
New York per consultare il dottor James Brussel, lo psichiatra
che aveva risolto il caso di Mad Bomber, e che acconsent a insegnargli
la tecnica di profiling da lui messa a punto.
Il passo avanti compiuto da Teten sta nella valutazione della
scena del crimine come fonte di informazioni sul comportamento
e le motivazioni del soggetto sconosciuto. Per certi versi,
 su questa premessa che si bas tutto il lavoro successivo nel
campo dell'analisi comportamentale e dell'analisi investigativa del crimine.
Scaltro e grassottello, Pat Mullany mi ha sempre ricordato
uno gnomo. Laureato in psicologia, arriv a Quantico nel
1972 dall'ufficio operativo di New York. Successivamente si sarebbe
distinto per aver gestito con grande perizia casi di sequestri
di enorme risonanza: a Washington D.C., quando i musulmani
hanafiti occuparono la sede del B'nai B'rith, e a Warrensville
Heights, in Ohio, dove Cory Moore, un nero veterano del
Vietnam, sequestr in una centrale di polizia un capitano e la
sua segretaria. Teten e Mullany sono una coppia indimenticabile,
l'avanguardia dell'analisi comportamentale moderna.
Fra gli altri istruttori, c'erano Dick Ault e Robert Ressler, cui
spetta il merito di avere perfezionato l'analisi comportamentale
fino a renderla uno strumento prezioso per la polizia degli Stati
Uniti e di tutto il mondo. Parecchio tempo dopo, io e Ressler
lavorammo insieme allo studio sui serial killer che doveva portare
all'attuale impostazione del nostro lavoro.
Eravamo una cinquantina a seguire il corso, a volte pi divertente
che informativo, ma che rappresent tuttavia un cambiamento
gradito rispetto al lavoro sul campo. In aula, esaminammo
le tre tipologie del sequestratore: il criminale professionista,
lo psicopatico e il fanatico. Inoltre, studiammo alcuni dei
fenomeni pi significativi emersi nel corso di svariati sequestri,
come ad esempio la sindrome di Stoccolma.
Nel 1973, una rapina fallita a un istituto di credito di Stoccolma
si trasform in un dramma che vide coinvolti membri
del personale e clienti, i quali finirono tutti per identificarsi
nei loro aggressori e aiutarli contro la polizia.
Guardammo il film di Sidney Lurnet Quel pomeriggio di un
giorno da cani, in cui Al Pacino rapina una banca per finanziare
l'intervento che permetter al suo amante di cambiare sesso. Il
film si basa su un avvenimento realmente accaduto a New York,
e fu a causa di esso che l'FBI invit il capitano Frank Bolz e l'agente
investigativo Harvey Schlossberg della polizia di New
York a venire in Accademia per insegnare ai suoi membri come
accelerare le trattative previste nei casi di sequestro.
Trattative di cui approfondimmo gli elementi base. Alcuni,
come per esempio la necessit di ridurre al minimo le perdite
umane, erano pi che ovvi. Avevamo a disposizione filmati di
eventi realmente accaduti, ma soltanto con la successiva generazione
di istruttori gli studenti sarebbero stati coinvolti in vere e
proprie esercitazioni di ruolo. Inoltre, buona parte del materiale
affidatoci proveniva dai corsi di psicologia criminale e non era
per nulla adeguato. Molto tempo veniva anche dedicato alle
esercitazioni con le armi da fuoco, attivit che a Quantico andava ancora per la maggiore.
Ma gran parte di ci che in seguito avremmo a nostra volta
insegnato non lo apprendemmo in aula, bens sul campo. Come
ho gi detto, uno dei casi che contribu a creare la reputazione
di Pat Mullany fu quello di Cory Moore. Fra le varie condizioni
poste dal sequestratore, diagnosticato come schizofrenico
paranoico, c'era che tutti i bianchi lasciassero immediatamente la Terra.
Ora,  chiaro che i negoziatori tendono a disattendere le richieste
ogni volta che possono, ma alcune sarebbero comunque
impossibili da esaudire, e fra queste  certamente da annoverarsi
quella avanzata da Cory Moore. Il caso ebbe una tale risonanza
che l'allora presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter, si offr di
parlare personalmente con Moore. Le sue intenzioni erano certamente
ottime, ma Mullany non ne fu affatto contento. Mettere
il sequestratore nelle condizioni di dialogare con chi rappresenta
il potere ad altissimi livelli significa incoraggiare altri
disperati a emularne le gesta, e al contempo riduce lo spazio
di manovra dei tutori della legge.  importante che le trattative
siano sempre condotte da intermediari, perch questo consente
di guadagnare tempo e di evitare promesse che non si intendono
mantenere. Quando invece il sequestratore entra direttamente
in contatto con chi, a suo avviso, detiene il potere decisionale,
gli altri si trovano con le mani legate, e a ignorare le sue
richieste si rischia di far precipitare la situazione. Pi a lungo si
riesce a far parlare il sequestratore, meglio .
Nei primi anni Ottanta io ero uno dei titolari del corso che si
occupava appunto di queste trattative, e per qualche tempo utilizzammo
un'inquietante videocassetta realizzata a St. Louis un
paio di anni prima. Un giovane di colore tenta di rapinare un
bar, fallisce e rimane intrappolato nel locale con parecchi ostaggi.
La polizia circonda il luogo e forma una squadra di uomini
sia bianchi sia di colore per parlare con lui. Sfortunatamente,
invece di trattare con il sequestratore su un piano oggettivo,
gli agenti cominciano a prenderlo in giro e tentano di mettersi
al suo livello. Parlano in continuazione interrompendolo spesso,
non ascoltano quanto lui ha da dire e neppure si sforzano di
immaginare quali siano le sue autentiche aspettative.
A un certo punto la telecamera inquadra l'arrivo del capo
della polizia, un'altra iniziativa da evitare. Infatti, se il sequestratore
trova nella massima autorit il suo nuovo interlocutore
e questi ignora ufficialmente le sue richieste,  molto probabile
che il sequestratore finisca per suicidarsi davanti a tutti.
diverso fu il comportamento di Pat Mullany nel caso
Moore. Moore era evidentemente pazzo e, altrettanto evidentemente,
i bianchi non avrebbero mai lasciato il pianeta. Ma
ascoltandolo con attenzione, Mullany fu in grado di capire
ci che l'uomo voleva realmente. Gli propose una conferenza
stampa per dare voce alle proprie opinioni, e Moore rilasci
gli ostaggi senza torcere loro un capello.
Poco prima della fine del corso, Jack Pfaff, il capo dell'unit, mi
chiam per un colloquio. Convincente e affabile, Pfaff mi disse
che gli istruttori Ressler, Mullany e Ault erano rimasti favorevolmente
impressionati dal mio lavoro, e mi propose di tornare
a Quantico come consulente per il programma dell'Accademia
nazionale. Lusingato dall'offerta, risposi che ne sarei stato felicissimo.
Al rientro a Milwaukee, pur tornando ad assumere le mie
precedenti mansioni, cominciai a passare molto tempo in giro
per lo Stato a illustrare le tecniche antisequestro e antiestorsione
a manager e uomini d'affari, nonch il modo di trattare con i
rapinatori a funzionari di banca.
Mi sorprese l'ingenuit di cui questi importanti personaggi
davano spesso prova quando era in gioco la loro sicurezza personale.
Tenevano un comportamento che era un vero e proprio
invito a farsi avanti per rapinatori e potenziali estorsori. Insegnai
a loro e ai loro collaboratori a valutare le telefonate e le richieste
di informazioni, nonch a determinare l'autenticit delle
richieste di estorsione. Non  insolito, per esempio, che un
dirigente riceva una telefonata in cui lo si informa che la moglie
e i figli sono stati presi in ostaggio: per la loro liberazione dovr
lasciare una certa somma di denaro in un determinato posto. In
realt, molto spesso nulla di tutto questo  avvenuto, e l'estorsore
ha semplicemente saputo per caso che per qualche motivo i
famigliari della vittima non sono reperibili. Se le sue informazioni
sono valide, sar perfettamente in grado di convincere
l'atterrito interlocutore.
Riuscimmo inoltre a ridurre il numero delle rapine in banca
persuadendo i funzionari a adottare alcune semplici precauzioni.
Molto spesso i rapinatori aspettano l'arrivo del dipendente
incaricato dell'apertura, dopodich sequestrano lui e i colleghi
arrivati successivamente. Ci vuole quindi ben poco perch l'intera
agenzia cada nelle loro mani e la polizia si trovi con un
grosso problema da risolvere.
Convinsi alcune delle agenzie a elaborare un sistema in codice.
Una volta verificato che tutto era in ordine, il dipendente
con le chiavi compiva un gesto particolare, aggiustava una tenda,
spostava una pianta e cos via. Se ci non avveniva, quelli
arrivati dopo di lui non entravano e provvedevano subito ad avvertire la polizia.
Addestrammo i cassieri, che nelle banche sono l'elemento
chiave per quanto riguarda la sicurezza, a individuare e gestire
le situazioni di panico senza correre rischi inutili. Insegnai loro
a lasciar cadere nervosamente a terra il biglietto passatogli dal
rapinatore, invece di restituirlo, cos da fornire alla polizia un
importante elemento di prova. I miei studi mi avevano rivelato
che ai rapinatori non piace agire prima di avere effettuato dei
sopralluoghi, ed era quindi indispensabile che i dipendenti
prendessero nota degli sconosciuti che entravano, magari per
chiedere un'informazione di poco conto. La semplice trascrittura
del numero di patente bastava spesso a risolvere con rapidit
ed efficienza una successiva rapina.
Intanto frequentavo anche agenti della omicidi e l'ufficio
dell'anatomopatologo. Questi professionisti sanno bene che
nei casi di omicidio la prova pi importante  proprio il cadavere,
e io volevo imparare da loro tutto il possibile. Tuttavia,
bench amassi questo particolare aspetto del mio lavoro, a interessarmi
di pi era sempre l'elemento psicologico: qual  la
molla che fa di un uomo un assassino, e che cosa determina le modalit dell'omicidio?
Nelle settimane trascorse a Quantico mi ero imbattuto in
una quantit di omicidi bizzarri, e uno dei pi strani aveva avuto
luogo a poco pi di duecento chilometri da casa mia.
Negli anni Cinquanta, Edward Gein conduceva un'esistenza
da recluso nella comunit rurale di Plainfield, in Wisconsin,
seicentoquarantadue anime in tutto. Aveva iniziato la sua carriera
violando tombe, ed era particolarmente interessato all'epidermide
del cadavere: dopo averla conciata, se la drappeggiava
addosso o la utilizzava per vestire un manichino da sartoria e
pezzi d'arredamento. A un certo punto prese in considerazione
la possibilit di cambiare sesso, un intervento rivoluzionario se
si considerano i tempi e il luogo, ma, vinto dalle difficolt, decise
di accontentarsi di un abito femminile realizzato con pelle
di donna. Se il caso vi suona famigliare,  perch ha ispirato il
romanzo Psycho di Robert Bloch (destinato a diventare uno dei
classici di Hitchcock) e Il silenzio degli innocenti di Thomas
Harris. Fu proprio a Quantico che Harris venne a sapere dell'esistenza di Edward Gein.
Gein sarebbe probabilmente rimasto nel suo lugubre anonimato
se non avesse avvertito la necessit di creare altri cadaveri
da scuoiare. Un'escalation, questa, che riscontrammo in
quasi tutti i casi esaminati nel corso del nostro lavoro sui serial
killer. Gein venne accusato dell'omicidio di due donne di mezza
et, ma  probabile che le sue vittime siano di pi. Nel gennaio
del 1958 fu riconosciuto infermo di mente e trasferito nel
Central State Hospital di Waupun, e quindi nel Mendota
Mental Health Institute, dove mor. Fu sempre un prigioniero modello.
Evidentemente, casi come questo non sono frequenti, e l'interesse
che provavo per Gein  del tutto comprensibile. Quando
per mi rivolsi all'ufficio del procuratore generale, scoprii che la
pratica era stata secretata dopo la diagnosi di pazzia.
Grazie alla mia qualifica e alla natura professionale del mio
interesse, fui tuttavia autorizzato a esaminarla, e certo non dimenticher
mai il materiale fotografico che conteneva: cadaveri
femminili nudi e decapitati, appesi per i piedi con un sistema di
funi e pulegge, sventrati dallo sterno alla vagina e senza pi genitali.
Altre foto raffiguravano le teste recise, con gli occhi aperti
che fissavano il vuoto. Immagini terribili che mi spinsero a interrogarmi
sulla personalit dell'autore di simili atrocit, e da
allora non ho mai smesso di farlo.
Nel 1976, alla fine di settembre, lasciai Milwaukee per assolvere
il mio temporaneo incarico di consulente in occasione della
centosettesima sessione dell'Accademia nazionale di Quantico.
Pam rest da sola a Milwaukee, mandando avanti la casa e
badando alla nostra piccola Erika, di un anno, senza per questo
abbandonare l'insegnamento. Fu quella la prima delle mie molte
assenze, e temo che all'interno dell'FBI, dell'esercito e dei servizi
diplomatici siano davvero tanti gli uomini che scaricano
sulla moglie tutto l'onere della gestione famigliare.
Il programma dell'Accademia nazionale  un corso di undici
settimane destinato a rappresentanti della legge provenienti da
tutto il mondo. In molti casi, gli studenti dell'Accademia vengono
addestrati insieme con agenti dell'FBI, da cui si distinguono
solo per il colore della camicia. Quella dei federali  blu,
quella degli allievi rossa. Inoltre, questi ultimi sono di norma
pi anziani ed esperti. Per accedere al corso  necessaria la raccomandazione
del proprio ufficiale in comando, ma la parola
finale spetta al personale di Quantico. Oltre all'aspetto esclusivamente
didattico, il programma consente all'FBI di instaurare
rapporti personali con i membri dei vari dipartimenti di polizia,
creando sodalizi che si sono spesso rivelati preziosi. L'allora responsabile
del programma era Jim Cotter, una vera e propria
istituzione all'interno del Bureau, e amatissimo dalla polizia.
Nella mia qualit di consulente, ero responsabile della sezione
B, composta da cinquanta uomini. Bench i direttori succeduti
a Hoover - Patrick Gray e Clarence Kelley - si fossero adoperati
per ampliare le anguste strutture dell'agenzia, le donne
non erano ancora ammesse all'Accademia. C'erano per studenti
inglesi, canadesi ed egiziani. C'era un solo dormitorio comune,
e al consulente si chiedeva di essere un po' tutto: istruttore,
terapeuta, madre adottiva. Era il metodo scelto dal personale
di analisi comportamentale per appurare la nostra capacit
di interazione con gli allievi e di adattamento all'atmosfera di Quantico e allo stress.
E i motivi di stress non mancavano. Lontani dalle famiglie,
costretti a convivere con sconosciuti e a svolgere attivit fisiche
trascurate per anni, gli allievi imparavano moltissimo, ma pagando un alto prezzo.
Si esigeva un pesante tributo anche dai consulenti. Ciascuno
di noi affrontava a modo suo le difficolt, e io ricorsi come sempre
al senso dell'umorismo. C'era chi preferiva un approccio
pi severo, e allo scadere della terza settimana uno di questi ricevette
dai suoi allievi un set di valigie, un modo come un altro per mandarlo a quel paese.
Tra i consulenti c'era un agente speciale che chiamer Fred.
Il povero Fred non aveva mai avuto problemi di alcolismo, ma
a Quantico cominci a bere troppo. Ai consulenti spettava anche
il compito di riconoscere eventuali segni di depressione nei
loro studenti, ma fu proprio Fred a isolarsi sempre pi spesso
nella sua stanza, dove beveva e fumava fino a perdere conoscenza.
Quando si ha a che fare con poliziotti induriti dal lavoro di
pattuglia, solo i pi forti sopravvivono, e Fred era troppo sensibile,
apprensivo e credulone per poter tenere testa ai suoi uomini.
Una delle regole pi ferree riguardava la presenza di donne
negli alloggi. Una sera, uno dei poliziotti va da Fred e gli dice
che non ce la fa pi. Il suo compagno di stanza si porta a letto
una donna diversa ogni sera e lui non riesce a dormire. Fred va
con lui e davanti alla porta della camera in questione vede una
decina di uomini in attesa, con in mano il denaro. Entra, si butta
sull'uomo che sta cavalcando una bionda dai capelli lunghi e
lo allontana da lei; solo a questo punto si accorge che la donna 
in realt una bambola gonfiabile. Una settimana dopo, in piena
notte, un altro agente si presenta da Fred: il suo compagno di
stanza, Harry, si  appena buttato dalla finestra. Naturalmente
Fred si precipita sul posto e vede Harry sdraiato sull'erba, immerso
in una pozza di sangue. Corre gi e, quando si avvicina al
cadavere, questo balza in piedi spaventandolo a morte. Il sangue
era in realt del ketchup trafugato dalla mensa. Al termine del
corso, Fred aveva perso i capelli, non si radeva pi e camminava
zoppicando. Il neurologo che lo visit non trov nulla che non
andasse, ma un anno dopo, quand'era di nuovo in servizio operativo,
Fred venne congedato per motivi di salute. Ne fui dispiaciuto,
ma sotto questo aspetto i poliziotti sono simili ai criminali:
devono dimostrare di essere dei duri.
A dispetto del mio senso dell'umorismo, neppure io venivo
risparmiato, ma quelli di cui ero vittima fortunatamente erano
perlopi scherzi da caserma: il sacco nel letto o una pellicola trasparente tesa sul WC.
Ci fu tuttavia un momento in cui temetti di impazzire. Morivo
dalla voglia di andarmene per un po' e, visto che erano
buoni poliziotti, i miei studenti lo capirono al volo. Issarono
la mia MGB verde su dei blocchi di cemento, sollevandola
quanto bastava perch le gomme non toccassero terra. Io salgo,
accendo il motore e ingrano la marcia; perch diavolo non si
muove? Scendo maledicendo l'industria automobilistica inglese,
alzo il cofano, prendo a calci le ruote, mi chino a guardare
sotto l'auto. E di colpo il parcheggio si illumina a giorno: i ragazzi
sono tutti l, a bordo delle loro auto, con i fari accesi. E
poich sostengono di trovarmi simpatico, alla fine sono cos
gentili da rimettere l'MGB a terra.
Anche per gli studenti stranieri la vita era dura. Ricordo in
particolare un colonnello egiziano a cui capit di chiedere a
un poliziotto di Detroit il significato della parola fuck. L'agente
glielo spieg con estrema accuratezza, sostenendo che si trattava
di un termine utilizzabile in molti contesti diversi e quasi sempre
in modo appropriato. Tra le altre cose, dichiar, significava bello e di classe.
Ed ecco il nostro colonnello che va allo spaccio e col dito
puntato ruggisce: Voglio comprare quella fottuta macchina fotografica.
Mi scusi? fa sbigottita la giovane commessa.
Voglio comprare quella fottuta macchina fotografica!
Ci fu poi il funzionario della polizia giapponese che chiese a
un collega quale fosse la formula di saluto pi appropriata per
esternare la propria stima. Da allora, ogni volta che ci incontravamo
in corridoio, si inchinava e sorridendo mi diceva: 'fanculo,
signor Douglas. Per non complicare la situazione, io sorridevo
a mia volta rispondendo: 'fanculo anche lei.
Di solito, gli studenti giapponesi arrivavano in coppia: uno
era il superiore, e l'altro gli faceva da attendente, ossia gli puliva
le scarpe, gli rifaceva il letto e gli teneva in ordine la stanza. In
un'occasione, alcuni studenti si rivolsero a Jim Cotter per lamentarsi
del fatto che il superiore si allenava nelle arti marziali
picchiando senza piet il subordinato. Cotter prese da parte il
superiore per spiegargli che all'Accademia tutti gli studenti erano
uguali, e che certi comportamenti non potevano essere tollerati.
 solo un esempio per dimostrare quali e quante fossero
le barriere culturali da superare.
Alla fine di dicembre, sia l'Unit di analisi comportamentale
sia quella di cultura generale mi offrirono un incarico, ma bench
il capo di quest'ultima si fosse offerto di pagarmi altri corsi
di specializzazione, io optai per l'analisi comportamentale.
Tornai a Milwaukee una settimana prima di Natale, ed ero
talmente sicuro di trasferirmi a Quantico che comperai due ettari
di terra nelle immediate vicinanze dell'Accademia. Nel gennaio
del 1977, il Bureau annunci uno studio sul rendimento
degli effettivi, durante il quale i trasferimenti sarebbero stati sospesi.
Sfum cos il mio nuovo lavoro, e per pagare il terreno in
Virginia dovetti chiedere un prestito a mio padre. A quel punto
non avevo idea di quale sarebbe stato il mio futuro nell'FBI.
Parecchie settimane dopo, mentre stavo lavorando a un caso
con l'agente Henry McCaslin, una telefonata del quartier generale
mi avvert che in giugno sarei stato trasferito a Quantico,
presso l'Unit di analisi comportamentale.
A trentadue anni, avrei preso il posto di Pat Mullany, distaccato
presso l'ufficio ispettivo della sede centrale. Era un'opportunit
che accolsi con gioia, bench mi preoccupasse un po'. Se
gli allievi non esitavano ad accanirsi sui consulenti, come avrebbero
reagito a un istruttore che cercava di insegnargli il mestiere?
Insomma, se volevo insegnare qualcosa di valido a capi della
polizia di quindici o vent'anni pi anziani di me, avrei dovuto
prepararmi al meglio. Fu questa consapevolezza ad accompagnarmi
nella fase successiva del mio iter professionale.
...
.
...
6. DALLA TEORIA ALLA PRATICA.
...
.
...
Quando nel giugno del 1977 entrai a far parte dell'Unit di
analisi comportamentale, questa era formata da nove agenti
speciali, quasi tutti incaricati dell'insegnamento. Il corso pi
importante era quello di psicologia criminale applicata. Istituito
da Howard Teten nel 1972, si imperniava su uno degli elementi
pi utili per la soluzione di un crimine: il movente. L'obiettivo
era fornire agli studenti gli strumenti per comprendere
perch i criminali violenti pensino e agiscano secondo un determinato
schema. Per quanto utile e popolare fosse questo corso,
esso si basava principalmente sulla ricerca e sull'insegnamento
della psicologia come disciplina accademica. Parte del materiale
era frutto dell'esperienza diretta di Teten e di altri istruttori, ma
all'epoca solo gli accademici avevano compiuto in proposito
studi approfonditi. E tra di noi andava diffondendosi l'opinione
che simili studi, nonch la prospettiva professionale che da
essi scaturiva, avessero un'applicabilit limitata nel nostro ambito lavorativo.
Fra gli altri corsi offerti dall'Accademia figuravano i seguenti:
problemi della polizia, che trattava questioni relative ai sindacati
e alle relazioni interne; sociologia e psicologia, del tutto
simile ai corsi propedeutici universitari; crimini sessuali, spesso
pi divertente che utile. Erano gli insegnanti a stabilire il tono
di queste lezioni. Uno di loro utilizzava un bambolotto che rappresentava
l'esibizionista tipico. Bastava premere sulla testa perch
l'impermeabile si aprisse rivelando il pene eretto. Il materiale
di studio comprendeva inoltre centinaia di fotografie raffiguranti
individui che esibivano le perversioni pi svariate: travestitismo,
feticismo, esibizionismo e cos via. Non era raro che l'aula
scoppiasse a ridere quando si parlava di voyeurismo o travestitismo,
ma se la stessa reazione si verificava di fronte a esempi
estremi di sadomasochismo o pedofilia, allora c'era qualcosa
che non andava nell'allievo, nell'istruttore o in entrambi. Furono
necessari molti anni e un arduo lavoro di sensibilizzazione
prima che Roy Hazelwood e Ken Lanning attribuissero connotazioni
di seriet e professionalit ad argomenti quali lo stupro e
la violenza sessuale sui minori. Hazelwood  in pensione e Lanning
ci andr presto, ma entrambi rimangono i maggiori esperti nel loro campo.
In quel periodo gli esperti non attribuivano particolare importanza
all'elaborazione del profilo psicologico del criminale
esaminato. Anzi, la definizione scienza comportamentale veniva
considerata un ossimoro e i suoi fautori paragonati ai sostenitori
della stregoneria o dei sensitivi. Chiunque la bazzicasse
era tenuto a farlo in modo informale, senza registrazioni
scritte, e cos facevano anche Teten e Mullany. La prima regola
era sempre la stessa: Non mettere in imbarazzo il Bureau. Teten
forniva consulenze informali ai funzionari di polizia che le richiedevano,
ma non esisteva alcun programma organizzato n
la si riteneva una funzione di competenza dell'Unit di analisi
comportamentale. Semplicemente, succedeva che un ex studente
dell'Accademia nazionale telefonasse a Teten o a Mullany per
parlargli di un caso particolarmente ostico.
Una di queste chiamate arriv da un funzionario californiano,
alle prese con il problema di una donna uccisa a coltellate. A
parte l'efferatezza del crimine, non c'erano altri elementi salienti,
n abbondavano gli indizi ma, dopo che il poliziotto ebbe
esposto i pochi fatti a sua conoscenza, Teten gli consigli di cercare
un giovane sui vent'anni, poco attraente e di corporatura
minuta. Abitava probabilmente nello stesso quartiere della vittima
e, avendo ucciso spinto da un impulso momentaneo, ora
era lacerato da feroci sensi di colpa e al tempo stesso temeva di
venire scoperto. Quando l'avesse individuato, disse ancora Teten,
avrebbe dovuto recarsi da lui e dirgli: Lei sa perch sono
qui. A quel punto non gli sarebbe stato difficile ottenere una confessione.
Due giorni dopo il poliziotto richiam. Aveva visitato tutte
le case del quartiere, e in una di esse si era imbattuto in un ragazzo
che corrispondeva al profilo tracciato da Teten. Senza
dargli neppure il tempo di recitare la sua battuta, il ragazzo aveva
esclamato: Va bene, mi ha trovato!
Nonostante l'impresa di Teten sembrasse quasi magia, in
realt la sua elaborazione dei dati seguiva una logica precisa
che nel corso degli anni rendemmo sempre pi rigorosa, trasformandola
in un utile strumento di lotta contro il crimine violento.
Quando arrivai a Quantico, Mullany stava per andarsene e
Teten era ormai una sorta di guru. Di conseguenza, il compito
di introdurmi in quella nuova realt ricadde sui due istruttori
che mi erano pi vicini per et e grado di anzianit: Dick Ault
e Bob Ressler, rispettivamente di sei e otto anni pi grandi di
me. Entrambi erano stati nella polizia militare prima di entrare
nell'FBI. Il corso di psicologia criminale applicata copriva quaranta
delle ore di lezione previste dal programma dell'Accademia
e lo strumento pi efficace di inserimento era senz'altro la
scuola della strada, dove istruttori provenienti da Quantico tenevano
corsi analoghi ma in forma concentrata a dipartimenti
di polizia e accademie di tutto il Paese. Erano corsi molto popolari
e il nostro intervento era spesso richiesto, soprattutto da
capi della polizia e agenti anziani che avevano seguito il programma
vero e proprio dell'Accademia. Affiancare un istruttore
gi esperto per due settimane era un metodo di apprendimento
rapido ed efficiente, e io venni affiancato a Bob.
Lo schema era sempre lo stesso: si partiva la domenica, dal
luned al mezzogiorno di venerd si teneva il corso presso un dipartimento
o un'accademia, e si utilizzava il fine settimana per
gli spostamenti. Dopo un po', si sviluppava il complesso del
Cavaliere solitario, quello che arriva in citt, d una mano
ai locali e poi riprende il suo cammino. Non mi sarebbe dispiaciuto
lasciare come mio ricordo un proiettile d'argento.
Fin dall'inizio vissi con un certo disagio il fatto che buona
parte di quello che si insegnava si basava su informazioni di seconda
mano. La maggioranza degli istruttori, me incluso, non
aveva alcuna esperienza diretta di molti dei casi trattati. Ci si
limitava a fare resoconti che venivano via via modificati o arricchiti
fino ad assomigliare ben poco all'episodio originale.
Quando arrivai io, non era insolito che un istruttore fosse contraddetto
da uno studente che al caso in esame aveva effettivamente
lavorato. Per di pi, non sempre l'istruttore aveva il
buonsenso di riconoscere il proprio errore; anzi, spesso si arroccava
sulle sue posizioni ignorando l'evidenza. Un atteggiamento
che certo non contribuiva ad accrescere negli allievi la fiducia nei loro insegnanti.
Io avevo anche un altro problema: a trentadue anni, dimostravo
meno della mia et. Come garantirmi il rispetto di poliziotti
di dieci o quindici anni pi anziani di me? Gran parte delle
mie esperienze in fatto di omicidi si erano svolte sotto l'ala
protettrice di veterani di Detroit e di Milwaukee, e ora avrei dovuto
insegnare a uomini altrettanto competenti. Se non volevo
perdere la faccia, mi dissi, avrei dovuto imparare in fretta. Ero
ben deciso a non commettere errori. All'inizio di ogni lezione
avrei chiesto ai miei allievi se qualcuno di loro vantasse una conoscenza
diretta del caso che mi proponevo di trattare. Davanti
a una risposta affermativa, avrei chiesto all'interessato di illustrarcelo.
In questo modo, non avrei corso il rischio di vedermi contraddetto a ragione.
Ma anche da un novellino di trentadue anni, se ha insegnato
a Quantico o si prepara a farlo, ci si aspetta che parli con l'autorit
che gli proviene dall'Accademia e dalle sue impressionanti
risorse. Gli agenti mi cercavano di continuo per chiedermi
consiglio. Ehi, John, ho un caso molto simile a quello di
cui parlavi oggi. Tu che cosa ne pensi? Non c'era modo di eludere
la questione, e per evitare errori non avevo altra scelta che
guadagnarmi un'autorevolezza che scaturisse non tanto dal Bureau, quanto dai miei meriti personali.
Arriva un momento - perlomeno arriv per me - in cui ci si
rende conto che ci sono dei limiti ai Margarita che si possono
bere e al tempo che si pu passare nella propria camera davanti
alla televisione. Questo momento per me arriv nel bar di un
albergo californiano nei primi mesi del 1978. Io e Bob Ressler
avevamo tenuto un corso a Sacramento e il giorno dopo, mentre
eravamo in viaggio, mi capit di osservare che molti dei criminali
di cui discutevamo erano ancora vivi, e che gran parte di
loro avrebbe passato in carcere il resto della vita. E se fossimo
andati da loro per chiedergli il motivo delle loro azioni e cercare
di coglierne il punto di vista? Era un tentativo che valeva la pena di fare.
Gi da tempo mi ero guadagnato la fama di superzelante, e
quella proposta contribu a rafforzarla agli occhi di Bob, che
tuttavia si dichiar d'accordo. Il suo motto  sempre stato:
Meglio chiedere perdono che permesso, e anche in quell'occasione
si comport di conseguenza. Sapevamo entrambi che se
avessimo chiesto l'autorizzazione alla direzione centrale non l'avremmo
ottenuta, e che anzi da quel momento saremmo stati
guardati con sospetto. Non esiste un sistema burocratico in cui
i superzelanti non vengano tenuti d'occhio.
Poich la California aveva sempre sfornato un numero considerevole
di crimini spettacolari o particolarmente eccentrici,
ci sembr una buona idea cominciare da John Conway, un
agente speciale in servizio presso l'ufficio di San Rafael, a nord
di San Francisco, che aveva ottime conoscenze nell'apparato
giudiziario californiano, e acconsent a farci da tramite. Era indispensabile
avere qualcuno che si fidasse di noi e di cui ci fidassimo,
perch, se il nostro progetto fosse fallito, le conseguenze
non sarebbero state di poco conto.
Il primo criminale di cui ci interessammo fu Ed Kemper, che
all'epoca scontava la sua condanna a pi di un ergastolo presso
una struttura psichiatrica di Vacaville, nello Stato della California,
pi o meno a met strada tra San Francisco e Sacramento.
Avevamo trattato il suo caso all'Accademia, ma senza avere con
lui alcun contatto diretto, e fu proprio questo a stimolare il nostro interesse.
Edmund Emil Kemper Terzo era nato il 18 dicembre 1948 a
Burbank, California. Aveva due sorelle pi giovani, e i genitori
si erano separati dopo anni di continui litigi. Quando cominci
a esibire comportamenti strani, tra i quali lo smembramento
dei due gatti di casa e l'espletamento di bizzarri rituali di morte
con la sorella maggiore, Susan, la madre decise di affidarlo all'ex
marito. Successivamente, quando fugg per tornare da lei, Ed fu
accolto dai nonni paterni che abitavano in una fattoria isolata.
Qui visse solo e infelice, fino a un pomeriggio dell'agosto 1963,
quando, quattordicenne, spar con un fucile calibro 22 alla
nonna Maude e ne pugnal ripetutamente il cadavere con un
coltello da cucina. La nonna aveva insistito perch lui rimanesse
ad aiutarla in casa, invece di raggiungere nei campi il nonno, a
cui Ed era maggiormente legato. Sapendo che il nonno non
avrebbe approvato il suo comportamento, l'adolescente ne attese
il ritorno e dopo averlo ucciso ne lasci il cadavere in cortile.
Alle domande della polizia, rispose stringendosi nelle spalle:
Mi chiedevo semplicemente che effetto avrebbe fatto sparare alla nonna.
L'apparente mancanza di ogni motivazione fece s che Ed venisse
diagnosticato come una personalit disturbata del tipo
passivo-aggressivo e ricoverato presso l'ospedale psichiatrico
di Stato di Atascadero. Venne dimesso nel 1969 nonostante
il parere contrario degli psichiatri e affidato alla madre, che dopo
il fallimento del terzo matrimonio lavorava come segretaria
presso l'Universit della California, aperta di recente a Santa
Cruz. A ventun anni, Ed era alto pi di due metri e pesava circa centocinquanta chili.
Per due anni fece i lavori pi strani e viaggi in lungo e in
largo raccogliendo giovani autostoppiste. Santa Cruz e i suoi
dintorni sembravano attirare come una calamita le belle universitarie
californiane, e nella sua adolescenza Kemper aveva perso
molte occasioni. Fece domanda per entrare nella polizia stradale,
e quando fu respinto riusc a farsi assumere dal dipartimento autostrade.
Il 7 maggio 1972, caric due universitarie di San Francisco,
Mary Ann Pesce e Anita Luchessa. Le port in una zona isolata,
pugnal a morte entrambe e, dopo averne trasportato i cadaveri
a casa della madre e averli fotografati con una Polaroid, li sezion
per giocare con i vari organi. Infine ne mise le spoglie in sacchi
di plastica che seppell sulle montagne intorno a Santa Cruz,
mentre le teste finirono nel profondo burrone che costeggiava la strada.
Il 14 settembre, Kemper diede un passaggio a una quindicenne
di nome Aiko Koo. Dopo averla strangolata, ne violent
il cadavere e quindi lo port a casa per sezionarlo. L'indomani
mattina, mentre Ed era a colloquio con gli psichiatri incaricati
di controllarlo periodicamente, la testa della Koo era nascosta
nel bagagliaio della sua auto. La visita si svolse senza incidenti,
e gli psichiatri, ormai convinti che il giovane non costituisse pi
un pericolo n per s n per gli altri, chiesero al tribunale l'archiviazione
della pratica. Per Kemper si tratt di un grosso successo,
che ben esprimeva il suo disprezzo per il sistema, nonch
la sua superiorit su di esso. I resti di Aiko furono sepolti nei pressi di Boulder Creek.
All'epoca dell'attivit criminale di Kemper, Santa Cruz vantava
il ben poco invidiabile titolo di capitale mondiale degli
omicidi seriali. Herbert Mullin, uno schizofrenico paranoide
bello e intelligente, stava uccidendo uomini e donne per ordine,
sosteneva, di alcune voci che lo esortavano a contribuire alla salvezza
dell'ambiente. Un caso molto simile era quello del ventiquattrenne
John Linley Frazier, di professione meccanico, che
abitava da solo nei boschi circostanti la citt e che aveva sterminato
una famiglia di sei persone e dato fuoco alla loro casa come
monito ai distruttori della natura. Il materialismo deve morire
o l'umanit fermarsi, c'era scritto nel biglietto che lasci sul
parabrezza della Rolls-Royce appartenuta alle sue vittime.
Il 9 gennaio 1973 Kemper rap un'altra studentessa, Cindy
Sellall. Minacciandola con un fucile, la costrinse a entrare nel
bagagliaio della sua auto e quindi le spar. Seguendo uno schema
ormai abituale, port il cadavere a casa, lo violent, lo sezion
nella vasca da bagno e quindi ne sparpagli i resti, chiusi in
sacchetti, a Carmel, sulla scogliera. Con un elemento nuovo: la
testa della Schall venne sepolta nel cortile sul retro, con il viso
rivolto verso l'alto e verso la camera da letto della madre di
Kemper. Lei non aveva forse sempre voluto che la gente la guardasse
costantemente dal basso verso l'alto?
A Santa Cruz dilagava il panico. Le ragazze venivano invitate
a non accettare passaggi da sconosciuti, e soprattutto da chi si
trovava all'esterno dei confini, teoricamente sicuri, della comunit
universitaria. Ma la signora Kemper lavorava per il college
e sul parabrezza della macchina di Ed campeggiava un adesivo
che ne testimoniava l'appartenenza a quel mondo.
Meno di un mese dopo, Kemper uccise Rosalind Thorpe e
Alice Liu. I due cadaveri ricevettero lo stesso trattamento riservato
ai precedenti e i corpi mutilati furono sepolti a Eden Canyon,
vicino a San Francisco, dove vennero rinvenuti una settimana pi tardi.
Ma ormai lo stesso Kemper era allarmato dalla rapida escalation
della propria mania omicida. Prese perfino in considerazione
l'idea di uccidere tutti gli abitanti dell'isolato, ma poi ebbe
un'idea migliore; comprese, cio, quale fosse sempre stato il
suo autentico desiderio. Durante il fine settimana di Pasqua, Ed
uccise la madre che dormiva, colpendola pi volte con un martello.
Quindi la decapit e la violent. Come tocco finale, le tagli
la laringe e la gett nel tritarifiuti. Mi sembrava la cosa pi
giusta, spieg pi tardi alla polizia. Per farle pagare tutte le
volte che se l'era presa con me, urlando e sbraitando.
Ma quando premette il pulsante, il tritarifiuti si ingolf e risput
l'organo sanguinante. Perfino da morta, continuava a
tormentarmi. Non riuscivo a farla tacere!
Chiam poi Sally Hallett, un'amica della madre, per invitarla
a una cena a sorpresa. Quando la donna arriv, la strangol,
le tagli la testa e, dopo averne adagiato il corpo sul proprio
letto, and a dormire in quello della madre. La domenica di Pasqua,
si mise in macchina e cominci a vagabondare senza meta
verso est. Aveva la radio accesa, e si aspettava da un momento
all'altro di sentire che era diventato una celebrit nazionale. Ma
alla radio non dissero nulla.
Nei sobborghi di Pueblo, Colorado, ormai esausto e deluso
per la mancata risonanza delle sue gesta, chiam da una cabina
telefonica il dipartimento di polizia di Santa Cruz e confess
ogni cosa. Poi rimase ad aspettare pazientemente che la polizia
locale mandasse qualcuno a prelevarlo.
Kemper fu condannato per otto omicidi di primo grado e,
quando gli venne chiesto quale punizione ritenesse adeguata alle
proprie colpe, rispose: La morte per tortura.
Bench John Conway avesse gi parlato con le autorit del
carcere, decisi che avremmo sollecitato l'intervista soltanto
quando fossimo stati sul posto. Ovviamente, il detenuto avrebbe
potuto rifiutarsi di collaborare. Nelle carceri i segreti non rimangono
tali a lungo, e se fosse circolata la voce che uno dei
prigionieri aveva rapporti con l'FBI i compagni l'avrebbero
considerato un informatore, se non peggio. Invece, se fossimo
arrivati senza farci annunciare, sarebbe parso evidente a tutti
che nulla era stato concordato in precedenza. Rimasi piuttosto
sorpreso quando Ed Kemper acconsent subito a parlarci. Apparentemente,
era un pezzo che nessuno lo interrogava sulle sue
imprese ed era curioso di sapere a che cosa mirassimo.
Entrare in un carcere di massima sicurezza  un'esperienza
raggelante anche per un agente federale esperto. Bisogna depositare
le armi all'ingresso e quindi firmare una dichiarazione che
esonera il sistema penitenziario da qualunque cosa possa capitare
all'interno di quelle mura.  evidente l'enorme potere contrattuale
che i detenuti acquisirebbero se dovessero prendere
prigioniero un agente dell'FBI. Una volta sbrigate queste formalit,
io, Bob Ressler e John Conway fummo introdotti in
una stanza dove Kemper ci avrebbe raggiunti.
La prima cosa che mi colp di lui furono le dimensioni. Sapevo
gi che proprio l'imponenza fisica l'aveva reso un emarginato
a scuola e nel quartiere dove era cresciuto, ma mi parve
incredibilmente enorme. Portava i capelli scuri piuttosto lunghi
e i baffi, e indossava una felpa e una T-shirt bianca che metteva
in risalto il ventre prominente.
Fu subito evidente che Kemper possedeva una notevole intelligenza.
Il suo quoziente intellettivo era di centoquarantacinque,
e nelle molte ore che trascorremmo con lui io e Bob provammo
spesso la sensazione che fosse molto pi brillante di noi.
Aveva avuto tempo a sufficienza per riflettere sulla propria vita
e, una volta appurato che conoscevamo a menadito il suo caso e
che non gli sarebbe stato facile ingannarci, decise di parlarci con franchezza.
Nel suo atteggiamento non c'era nulla di arrogante, ma neppure
segni di pentimento. Kemper era freddo, analitico, distaccato.
Era difficile interromperlo con una domanda, e lo vidi
commuoversi solo quando parl del trattamento ricevuto dalla madre.
Avendo insegnato psicologia criminale applicata senza sapere
se quanto insegnavo corrispondesse a verit, ero interessato a risolvere
l'annoso quesito: criminali si nasce o si diventa? Ovviamente,
una risposta definitiva non verr mai data, ma l'incontro
con Kemper sollev alcune affascinanti questioni.
Non c'era da dubitare che il matrimonio dei suoi fosse stato
un terribile errore. Sua madre, ci disse, lo aveva odiato proprio
perch assomigliava all'ex marito. A dieci anni Ed era gi gigantesco,
e a quel punto Clarnell (cos si chiamava la donna) aveva
cominciato a temere che molestasse la sorella Susan. Per impedirlo,
prese l'abitudine di chiuderlo ogni sera a chiave nello
scantinato. Ed era terrorizzato da quelle lunghe notti solitarie,
e fu allora che inizi a nutrire risentimento verso le due donne.
Pi o meno nello stesso periodo, i genitori arrivarono alla separazione
definitiva. A causa delle sue dimensioni, della timidezza
e della mancanza di un modello famigliare in cui identificarsi,
Ed era sempre stato un ragazzo chiuso e diverso. Venire rinchiuso
come un prigioniero nel seminterrato contribu a farlo
sentire colpevole e pericoloso senza che in realt avesse fatto
nulla di male, e a suscitare in lui propositi omicidi. Fu in seguito
a questa esperienza che uccise e mutil i due gatti di casa, uno
con un coltello a serramanico e l'altro con un machete. Successivamente,
si sarebbe scoperto che le manifestazioni di crudelt
verso piccoli animali durante l'et infantile costituivano la chiave
di volta di quella che sarebbe divenuta nota come la triade
omicida, e che comprende l'enuresi notturna e la tendenza alla piromania.
L'aspetto pi triste e paradossale era dato dalla popolarit di
cui Clarnell godeva all'universit, tra gli amministratori come
tra gli studenti. Era infatti considerata una persona sensibile e
affettuosa, la persona giusta, insomma, cui ricorrere quando
si aveva un problema. E tuttavia, trattava il proprio figlio come
se fosse un mostro.
Non riuscirai mai a uscire con una delle mie ragazze, era il
messaggio che apparentemente gli trasmetteva. Sono tutte troppo
per te. Ed decise di dimostrarle che era davvero cos.
Va detto, comunque, che per certi versi la donna tent di
prendersi cura di lui. Quando, per esempio, Ed manifest il desiderio
di entrare nella polizia stradale, si adoper perch l'omicidio
dei nonni non figurasse sulla sua fedina penale.
Il desiderio di lavorare con la polizia era un altro interessante
dettaglio che avremmo riscontrato con frequenza nel corso dei
nostri studi. La motivazione fondamentale degli stupratori e dei
serial killer  il desiderio di dominio, manipolazione e controllo.
Se si pensa che moltissimi di loro sono dei perdenti, persuasi
di essere stati truffati dalla vita, e che moltissimi hanno subito
violenze fisiche o psicologiche, non deve sorprendere che una
delle loro principali fantasie sia proprio diventare agenti di polizia.
Il poliziotto incarna il potere e l'autorevolezza. Quando viene
chiamato,  autorizzato a fare del male ai cattivi soggetti nell'interesse
della comunit. Le nostre ricerche hanno dimostrato
che, mentre sono pochi i poliziotti che si macchiano di crimini
violenti, sono molti i serial killer che hanno cercato inutilmente
di arruolarsi nella polizia prima di accontentarsi di lavori in
qualche modo affini, come il vigilante o il guardiano notturno.
In alcuni dei nostri profili, ci capit di scrivere che il soggetto
ricercato guidava probabilmente un'auto del tipo impiegato
dalla polizia, e in certi casi capit addirittura che utilizzasse
una vecchia autopattuglia.
Ancora pi comune, come tipo psicologico,  l'entusiasta
della polizia. Fra le altre cose, Ed Kemper ci disse di aver frequentato
i bar e i ristoranti che erano abituali ritrovi degli agenti.
Cos facendo, si sentiva partecipe della loro vita e, quando
ebbe cominciato a uccidere, pot reperire informazioni di prima
mano sull'andamento delle indagini. Di fatto, quando telefon
alla polizia di Santa Cruz, ebbe le sue difficolt a convincere
gli agenti che proprio lui, il loro amico Ed, era l'assassino
delle studentesse. Oggi non manchiamo mai di prendere in
considerazione la possibilit che un soggetto tenti di intrufolarsi
tra gli investigatori. Anni dopo, quando lavorava al caso Arthur
Shawcross, il mio collega Gregg McCrary dichiar del tutto
correttamente che l'assassino era ben noto alla polizia, che ne
frequentava i ritrovi e che dagli agenti ricavava informazioni importanti.
Ero molto interessato alla metodologia di Kemper; il fatto
che, pur operando sempre nella stessa zona, fosse riuscito a farla
franca cos tante volte, significava che si era comportato nel modo
giusto, che aveva analizzato il proprio operato e perfezionato
sempre di pi la tecnica. Non si deve dimenticare che per buona
parte di questi assassini la caccia e l'uccisione sono il centro
stesso della vita, ci pensano di continuo. Ed Kemper aveva raggiunto
un notevole grado di abilit: l'agente che lo aveva fermato
a causa di un fanalino rotto (proprio mentre aveva due cadaveri
nel bagagliaio!) lo aveva lasciato andare con una semplice
ammonizione, e in seguito ne ricord soprattutto la gentilezza.
Per Kemper, il rischio di venire scoperto costituiva un'ulteriore
fonte di eccitamento. Con tono distaccato, ci disse che se l'agente
avesse preteso di guardare nel bagagliaio lo avrebbe ucciso
senza esitazioni. In un'altra occasione, gli riusc di abbindolare
un addetto alla sorveglianza dell'universit pur avendo a bordo
due donne in fin di vita. Le aveva avviluppate in alcune coperte
e con molta calma e un certo imbarazzo spieg che erano ubriache
e che le stava accompagnando a casa. Questo, almeno, era
vero. Ancora: un giorno fece salire in macchina un'autostoppista
e il giovane figlioletto, con l'intenzione di ucciderli entrambi.
Guardando nello specchietto retrovisore, tuttavia, si accorse
che il compagno della donna aveva preso nota del suo numero
di targa. Ragionevolmente, decise di recedere dai suoi propositi
e accompagn i suoi passeggeri a destinazione senza torcere loro un capello.
Brillante com'era, in carcere Kemper aveva sottoposto altri
detenuti a test psicologici, e di conseguenza ne conosceva le parole
chiave ed era in grado di analizzare un comportamento in
modo analitico. Nei suoi delitti era sempre presente un elemento
di sfida. Quando prendeva a bordo una ragazza graziosa, ci
raccont, le chiedeva dove fosse diretta e quindi controllava l'ora,
come per stabilire se avesse abbastanza tempo. Sulla ragazza,
questo atteggiamento esercitava un effetto sicuro: sentendo di
avere davanti un uomo impegnato, con precise priorit, si sentiva
a suo agio e accantonava ogni dubbio. Queste informazioni
ci consentirono un'altra importante osservazione: gli atteggiamenti
e gli indizi che abitualmente ognuno di noi utilizza per
valutare gli altri ed esprimere giudizi spesso non sono applicabili
agli psicopatici. Fermarsi a caricare una graziosa autostoppista
era l'assoluta priorit di Kemper, che aveva meditato a
lungo sul modo di raggiungere l'obiettivo, in maniera ben
pi approfondita e ben pi analitica di quanto avrebbe fatto
qualsiasi giovane donna che l'avesse incontrato per caso.
Manipolazione. Dominio. Controllo. Sono queste le parole
d'ordine dei serial killer. Tutto quello che fanno e pensano in
proposito ha lo scopo di rendere soddisfacente un'esistenza altrimenti
inadeguata. Forse, il fattore pi importante nella formazione
di uno stupratore o di un assassino seriale  la fantasia,
e uso questo termine nel suo significato pi ampio. Le fantasie
sviluppate da Ed Kemper furono precoci, e ruotavano tutte intorno
al rapporto sesso-morte. Quando giocava con la sorella, si
faceva imbavagliare e legare a una sedia, come se si trovasse in
una camera a gas. Nelle sue fantasie sessuali, la morte e lo
smembramento della partner erano elementi costanti. Poich
si sentiva inadeguato, Kemper non viveva con tranquillit i rapporti
con l'altro sesso; credeva di non poter piacere alle ragazze e
aveva cercato di compensare tali deficienze con le fantasie. Voleva
possedere nel modo pi completo la sua partner immaginaria,
il che, a conti fatti, significava impossessarsi della sua vita.
Vive, erano lontane, distaccate, spieg al processo. Io
cercavo di stabilire un rapporto con loro. Quando le uccidevo,
pensavo soltanto che sarebbero diventate mie.
In molti degli autori di omicidi a sfondo sessuale, il passaggio
dalla fantasia alla realt conosce pi fasi ed  spesso incentivato
dalla pornografia, da morbosi esperimenti sugli animali e
dalla crudelt verso i propri simili. Quest'ultima caratteristica 
spesso vista dal soggetto come un rendere pan per focaccia a
chi lo ha maltrattato. Kemper, per esempio, era stato tormentato
e deriso dagli altri bambini per via del fisico e del carattere.
Ci raccont che prima di smembrare i due gatti di casa aveva
rubato una delle bambole della sorella e le aveva tagliato la testa
e le mani. Su un altro livello, la principale fantasia di Kemper
era quella di liberarsi della madre dominatrice e violenta, e tutto
il suo operato di assassino pu essere letto in questo contesto.
Non sto cercando di giustificarlo. Tutto quanto ho appreso e
sperimentato mi dice che gli individui sono responsabili delle
loro azioni. Eppure, a mio avviso Ed Kemper non era nato assassino.
Avrebbe intrattenuto simili atroci fantasie se avesse avuto
una vita famigliare pi stabile, affettivamente pi ricca? Impossibile
saperlo. Ma avrebbe agito come ha fatto se non avesse
nutrito una terribile collera verso la figura femminile dominante
della sua vita? Io non credo, mi sembra evidente che l'escalation
omicida di Kemper debba essere letta come un tentativo di
farla pagare alla cara vecchia mamma. Compiuto l'atto supremo,
il dramma giunge a compimento.
C'era un'altra caratteristica che in seguito riscontrammo con
frequenza. Di rado il soggetto sfoga la propria rabbia sulla persona
che ne  la causa. Bench ci avesse raccontato che era solito
entrare nella camera della madre durante la notte armato di
martello, fantasticando di schiacciarle il cranio, Kemper dovette
uccidere sei volte prima di trovare il coraggio di farlo davvero.
Di variazioni su questo tema ne abbiamo viste moltissime. La
tendenza, per esempio, a prelevare dalla vittima un trofeo,
come un anello o una collana, per donarlo alla moglie o fidanzata,
e bench proprio questa sia la fonte dell'ostilit o della collera.
Nel vederla con indosso quel trofeo, l'assassino rivive l'eccitazione
dell'omicidio e mentalmente riafferma la propria capacit
di controllo e di dominio, consapevole che al posto della
sfortunata vittima avrebbe potuto mettere la propria compagna.
Col tempo la nostra analisi ci ha permesso di distinguere le
componenti di un delitto in elementi comportamentali prima e
dopo la violenza. Poich Kemper mutilava le sue vittime, inizialmente
lo diagnosticammo un sadico sessuale. Ma la mutilazione
era successiva alla morte, e non comportava quindi n sofferenze
n punizione. Dopo averlo ascoltato a lungo, divenne
evidente che lo smembramento aveva pi una valenza feticista
che sadica, e concerneva soprattutto il desiderio di possesso.
Ugualmente significativo era il modo in cui si liberava dei
cadaveri. Le prime vittime erano state accuratamente sepolte
lontano dalla casa materna, mentre le ultime, compresa la madre
stessa e la sua amica, erano state lasciate praticamente allo
scoperto. Questa scelta, associata all'abitudine di girovagare per
la citt con cadaveri o parti di essi in auto, era la sua maniera di
beffarsi della comunit da cui si era sentito a suo tempo beffato e respinto.
Negli anni successivi avemmo molti colloqui con Kemper,
tutti significativi e sempre pi dettagliati. Impossibile dimenticare
che quell'uomo aveva massacrato a sangue freddo giovani
donne nel pieno della vita, ma non sarei onesto se non dicessi
che Ed mi piaceva. Era affabile, aperto, sensibile, e aveva uno
spiccato senso dell'umorismo. Pu sembrare strano, considerato
il contesto in cui operavamo, ma apprezzavo la sua compagnia.
Non avrei voluto pensarlo libero per le strade, e nei momenti
di lucidit non lo voleva neanche lui. Ma i sentimenti che
nutrivo e ancora nutro per lui sottolineano un aspetto importante:
molti di questi assassini sono individui affascinanti, conversatori
disinvolti e piacevoli.
Com' possibile che quest'uomo si sia macchiato di crimini tanto
orribili? Dev'esserci un errore, o forse cerano circostanze attenuanti.
Ecco cosa ci si scopre a pensare quando si parla con uno di
loro; diventa impossibile comprendere fino in fondo la portata
dei loro delitti. Ed ecco perch tanto spesso psichiatri e magistrati vengono ingannati.
Se volete capire l'artista, guardatene l'opera.  quello che ripeto
sempre ai miei collaboratori. Non si pu capire e apprezzare
Picasso senza studiarne i dipinti, e i serial killer pianificano il
loro lavoro con la stessa accuratezza di un pittore. Per loro si
tratta di arte, e non smettono mai di ritoccare e perfezionare.
Ecco perch la mia valutazione di individui come Ed Kemper 
solo in parte il frutto di un'interazione personale. Il resto nasce
dallo studio e dall'analisi del loro operato.
Le visite nelle carceri divennero una consuetudine. Ovunque
mi trovassi, non trascuravo mai di localizzare le prigioni e i penitenziari
della zona e di scoprire se ospitavano soggetti interessanti.
Col tempo, affinammo la nostra tecnica. Di norma eravamo
impegnati quattro giorni e mezzo alla settimana, e non
era sempre possibile organizzare un colloquio alla sera o durante
il weekend. Presto, per, scoprimmo che il distintivo dell'FBI
ci garantiva quasi sempre l'accesso e un incontro con il direttore,
e poich quella si era rivelata la tattica migliore, presi l'abitudine
di presentarmi senza preavviso. Col crescere del numero
delle interviste, cresceva anche la mia sicurezza di docente. Avevo
la sensazione di stare edificando una valida piattaforma di
lavoro, senza pi limitarmi a riciclare esperienze altrui.
Naturalmente, non tutti questi colloqui si rivelavano utili alla
reale comprensione della psicologia criminale. Erano pochi
gli assassini intelligenti come Kemper, e molto di quanto quegli
uomini ci dicevano non era che la ripetizione di dichiarazioni
gi rese molte volte in precedenza. Si rendeva quindi necessario
un grosso lavoro di interpretazione e decodificazione; tuttavia
quegli incontri ci aiutavano sempre a conoscere i meccanismi
di una mente criminale e a calarci nei panni del soggetto.
Nei primi mesi di questa nostra ricerca informale, riuscimmo
a intervistare un buon numero di killer o presunti tali. Fra
questi, Arthur Bremmer (penitenziario di Baltimora), il presunto
assassino di George Wallace; Sarah Jane Moore e Lynette
Squeaky Fromme, che avevano tentato di uccidere il presidente
Ford (Alderson, Virginia Occidentale); e il guru della
Fromme stessa, Charles Manson. Nel nostro settore, tutti erano
interessati a Manson. Erano trascorsi dieci anni dagli efferati
omicidi Tate e LaBianca, ma Manson restava il detenuto pi
celebre e temuto del mondo. Il suo caso veniva trattato regolarmente
a Quantico ma, bench i fatti fossero chiari, percepivo
che non sapevamo nulla dei suoi processi mentali. D'altro canto,
chiunque dimostri tanta abilit nel manipolare gli altri non
pu che essere un soggetto interessante. Io e Bob Ressler lo incontrammo
in una saletta del carcere di San Quintino.
La prima impressione che ebbi di lui fu diametralmente opposta
a quella ricevuta da Ed Kemper. Manson aveva occhi da
folle e un modo inquietante di muoversi. Era molto pi piccolo
e minuto di quanto avessi immaginato, e quasi non riuscivo a
credere che un ometto cos insignificante avesse esercitato
un'influenza tanto profonda sulla sua famigerata famiglia.
Tutto per divenne pi chiaro quando lo vidi inerpicarsi sullo
schienale della sedia collocata a capotavola, cos da poterci
guardare dall'alto. Avevo letto della sua abitudine di sedersi
su un grosso macigno quando si rivolgeva ai discepoli. Manson
ci fece capire fin dal primo momento che, a dispetto della risonanza
internazionale del suo caso, non capiva perch dovesse
stare in carcere. Non aveva ucciso nessuno, dopotutto, ed era
incline a considerarsi un capro espiatorio della societ, il simbolo
innocente del lato oscuro dell'America. Pur sbiadita, la svastica
che si era fatto tatuare sulla fronte durante il dibattimento
era ancora visibile e si sapeva che, grazie alla collaborazione di
terzi, aveva contatti con i seguaci rinchiusi in altre carceri.
Ma un tratto in comune con Ed Kemper, e con molti dei detenuti
da me intervistati, Manson lo aveva: la sua infanzia e la
sua adolescenza erano state terribili.
Nato a Cincinnati nel 1934, Charles Milles Manson era il
figlio illegittimo di una prostituta sedicenne di nome Kathleen
Maddox. Il cognome Manson  da attribuirsi a una semplice
congettura della madre. La giovane era spesso in prigione, e
in quelle occasioni Charles veniva affidato a una zia molto religiosa
e a uno zio sadico che lo chiamava femminuccia - il
primo giorno di scuola lo vest con abiti femminili - e lo sfidava
a comportarsi da uomo. A dieci anni, il piccolo Charles viveva
tra la strada e il riformatorio.
La sua adolescenza fu un susseguirsi di rapine, truffe, sfruttamento,
aggressioni, e di detenzioni in istituti carcerari sempre
pi duri. Era stato indagato dall'FBI perch sospettato di aver
trasportato fuori dallo Stato alcune auto rubate. Nel 1967 venne
rilasciato sulla parola, proprio in tempo per la Summer of
Love. Si trasfer nel distretto Haight-Ashbury di San Francisco,
punto di riferimento della West Coast per figli dei fiori e sostenitori
della formula sesso, droga e rock'n'roll. L divenne una
sorta di guru carismatico per i ventenni emarginati e sbandati
che gravitavano nella zona, e allora ebbe finalmente tutto il sesso
e la droga che voleva. Intorno a lui si radun una famiglia
di tendenze nomadi costituita da elementi di entrambi i sessi, il
cui numero arrivava a volte sino a cinquanta. Charlie predicava
loro la sua visione della guerra razziale e dell'Apocalisse imminenti,
avvenimenti che avrebbero segnato il trionfo della Famiglia
e il suo personale dominio. La sua Bibbia era la canzone
Helter Skelter, tratta dal White Album dei Beatles.
La notte del 9 agosto 1969, quattro membri della Famiglia
Manson, guidati da Charles Tex Watson, fecero irruzione
nella casa del regista Roman Polanski e di sua moglie, l'attrice
Sharon Tate, al 10050 di Cielo Drive, a Beverly Hills. Polanski
non c'era, ma la Tate e i suoi quattro ospiti, Abigail Folger, Jay
Sebring, Wojciech Frykowski e Steven Parent, furono massacrati
nel corso di un'orgia. Slogan deliranti vennero scritti sulle
pareti e sui corpi delle vittime con il loro stesso sangue. Sharon
Tate era incinta di quasi nove mesi.
Due giorni dopo, su istigazione di Manson, sei membri della
Famiglia uccisero e mutilarono l'uomo d'affari Leno LaBianca
e sua moglie Rosemary nella loro abitazione di Silver Lake, a
Los Angeles. Manson non prese parte al massacro, ma si un
ai suoi dopo che era stato consumato. L'arresto per prostituzione
di Susan Atkins, che aveva partecipato a entrambe le stragi e
a un incendio doloso in cui andarono distrutte attrezzature
autostradali, condusse gli investigatori alla Famiglia, e le indagini
sfociarono nei processi pi celebri che siano mai stati celebrati
in California. Nel corso di due procedimenti separati,
Manson e molti dei suoi seguaci furono condannati a morte
per gli omicidi Tate e LaBianca, nonch per altri a cui si era arrivati
successivamente. Fra questi, l'uccisione e la mutilazione
di Donald Shorty Shea, stuntman e scagnozzo della Famiglia,
sospettato di aver parlato con la polizia. Con l'abolizione
della pena capitale, le condanne vennero tramutate in ergastoli.
Charles Manson non era il serial killer tipico. Anzi, non era
neppure stato stabilito con sicurezza se avesse personalmente
ucciso qualcuno. Ma il suo pessimo background era fuori discussione,
e altrettanto lo erano gli orrori che i seguaci avevano
commesso dietro sua istigazione e nel suo nome. Desideroso di
capire le modalit che trasformano un uomo in un messia satanico,
fui costretto ad ascoltare per ore il suo scadente filosofeggiare,
ma col tempo cominci a emergere un'immagine ben pi interessante.
I veri obiettivi di Manson erano stati la celebrit e la ricchezza.
Avrebbe voluto diventare il batterista di qualche famoso
gruppo rock. Costretto per tutta la vita ad aguzzare l'ingegno,
era divenuto abilissimo nel valutare e strumentalizzare gli altri.
Quando arriv a San Francisco, si trov di fronte orde di ragazzetti
confusi, ingenui e pieni di idealismo, che guardavano con
rispetto alle sue esperienze e alla sua apparente saggezza. Molti
di loro, soprattutto le ragazze, vivevano rapporti conflittuali
con il padre, e Manson fu abbastanza scaltro da individuare i
soggetti pi vulnerabili. Divenne per loro una figura paterna,
che riempiva la vita col sesso e le illuminazioni della droga.
Era impossibile stare nella stessa stanza con lui senza restare impressionati
dai suoi occhi, profondi e penetranti, folli e ipnotici.
Era un effetto di cui Manson era perfettamente consapevole.
Da bambino lo avevano picchiato a sangue, ci disse, e aveva imparato
a sopperire alla debolezza fisica con la forza della personalit.
Il contenuto della sua predicazione era sensato: l'inquinamento
sta distruggendo l'ambiente, i pregiudizi razziali sono
ingiusti e distruttivi, l'amore  buono e l'odio  cattivo. Ma una
volta attirati a s quegli sbandati, Manson edific un complesso
sistema di inganni che gli garant il pieno controllo sui loro corpi
e sulle loro menti. Utilizzava la privazione del sonno, il sesso,
il digiuno e le droghe per rafforzare la loro dipendenza. Tutto
era o bianco o nero, e solo Charlie conosceva la verit. Suonava
la chitarra e ripeteva fino all'ossessione il suo semplice mantra:
solo Charlie poteva redimere la societ malata e corrotta.
In seguito, avremmo incontrato molte altre volte e in contesti
altrettanto tragici le semplici dinamiche di leadership e autorit
descritteci da Manson. Il potere che esercitava su individui
deboli e la comprensione che aveva di loro sarebbero stati riproposti
dal reverendo Jim Jones e dall'omicidio-suicidio di massa
dei suoi seguaci in Guyana, e da David Koresh, nella comunit
di Waco, Texas. E nonostante le palesi differenze fra questi tre
uomini, le affinit che li accomunano sono sorprendenti. Ci
che apprendemmo da Manson e dai suoi seguaci ci aiut a capire Koresh e le sue azioni.
In realt, non era una visione messianica ad animare Manson,
ma un semplice desiderio di dominio. La predicazione
non era che un modo per mantenere il controllo sulle menti
dei seguaci. Ma, come lo stesso Manson arriv a capire, se tale
controllo non viene esercitato ventiquattr'ore su ventiquattro, si
rischia di perderlo. Anche David Koresh lo cap, e rinchiuse i
suoi devoti in una sorta di fortezza rurale dove era impossibile sfuggire alla sua influenza.
Dopo aver ascoltato Manson, arrivai alla conclusione che lui
non volle n pianific gli omicidi della Tate e dei suoi amici; di
fatto, Manson perse il controllo della situazione e dei suoi discepoli.
La scelta del luogo e delle vittime fu apparentemente arbitraria;
una delle ragazze di Manson era stata alla villa, e aveva
capito che l girava parecchio denaro. Quanto a Tex Watson,
l'affascinante studente modello, il suo intento era di dare la scalata
alla gerarchia interna e sfidare l'autorit di Charlie. Come
gli altri in preda agli effetti dell'LSD e fiducioso nel futuro propugnato
dal leader, Watson fu il fautore e il primo responsabile della strage in casa Polanski.
Quando queste nullit gli riferirono ci che avevano fatto e
annunciarono che il caos era cominciato, Manson si trov nell'impossibilit
di fare marcia indietro e spiegare che si erano
spinti troppo oltre; la sua autorit ne sarebbe stata compromessa
per sempre. Finse quindi di aver voluto la strage e li esort a
compierne un'altra in casa LaBianca. E significativo, tuttavia,
che quando gli chiesi perch non avesse partecipato alla carneficina
lui rispondesse che era in libert condizionale e non aveva voluto rischiare violando le regole.
 mia convinzione che, bench Manson fosse riuscito a piegare
i seguaci alla sua volont, in ultimo ne divenne la vittima.
Ogni due anni o gi di l, Manson presenta istanza di libert
provvisoria, ma finora senza alcun esito. I suoi crimini hanno
avuto troppa risonanza e sono stati troppo brutali perch la
sua richiesta possa essere presa in considerazione. Neanche a
me piacerebbe pensarlo libero. Ma se un giorno venisse rilasciato,
non credo che costituirebbe una seria minaccia per la societ.
Penso piuttosto che se ne andrebbe nel deserto o, in alternativa,
cercherebbe di monetizzare la sua celebrit. Dubito per
che ucciderebbe, e la minaccia pi grande non verrebbe da
lui, ma dai perdenti e dagli sbandati che forse tornerebbero a
gravitargli intorno per proclamarlo loro dio e loro capo.
Dopo una decina di interviste, divenne evidente che il lavoro
cominciava a dare i suoi frutti. Per la prima volta, eravamo in
grado di stabilire un nesso tra i processi mentali di un criminale
e le prove da lui lasciate sulla scena del delitto.
Nel 1979 avevamo ricevuto una cinquantina di richieste di
profili, ma l'anno successivo il numero era gi raddoppiato e
col tempo sarebbe cresciuto ancora. Avevo abbandonato quasi
completamente l'insegnamento ed ero l'unico della nostra unit
a svolgere quel lavoro a tempo pieno. Mi occupavo in pratica di
tutti i casi di omicidio che ci venivano proposti e, quando Roy
Hazelwood non ne aveva il tempo, anche degli stupri.
Quello che era nato come un servizio del tutto informale e
privo di ufficialit stava evolvendosi in una piccola istituzione.
Assunsi la qualifica di responsabile del programma di analisi
della personalit criminale, e avviai una collaborazione con
gli uffici operativi per il coordinamento dei casi che ci venivano
sottoposti dai vari dipartimenti di polizia.
Ogni nuovo incontro ampliava le nostre conoscenze, ma avvertivamo
la necessit di organizzare la ricerca in una struttura
sistematica e accessibile. Questo ci fu consentito da Roy Hazelwood,
con cui stavo preparando un articolo sui delitti a sfondo
sessuale per l'FBI Law Enforcement Bulletin. Roy aveva
svolto alcune ricerche in collaborazione con la dottoressa Ann
Burgess, docente di assistenza psichiatrica presso la scuola per
infermiere dell'Universit della Pennsylvania, e corresponsabile
della ricerca paramedica per il dipartimento sociosanitario di
Boston. La Burgess era un'autrice prolifica e gi nota come
una delle principali autorit del Paese in fatto di violenze sessuali
e relative conseguenze psicologiche.
Roy la port da noi e le descrisse il nostro lavoro. Impressionata,
Ann osserv che avevamo l'opportunit di svolgere una
ricerca senza precedenti. Pensava che avremmo potuto contribuire
alla comprensione del comportamento criminale cos come
il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders aveva
contribuito alla comprensione della malattia mentale.
Decidemmo di collaborare e Ann riusc a ottenere un finanziamento
di quattrocentomila dollari dal National Institute of
Justice, sponsorizzato dal governo. Quello che ci proponevamo
era di intervistare in modo approfondito da trentasei a quaranta
criminali in stato di detenzione, e utilizzando le informazioni in
nostro possesso Ann mise a punto un questionario di cinquantasette
pagine. Bob avrebbe amministrato il finanziamento e
fatto da tramite con il National Institute, e noi due insieme
avremmo svolto il lavoro all'interno delle carceri. Avremmo descritto
la metodologia di ciascun delitto, studiato e documentato
il comportamento prima e dopo il reato e Ann avrebbe elaborato
i dati da pubblicare. Prevedevamo che il progetto ci
avrebbe impegnato per tre o quattro anni.
L'analisi criminale-investigativa entrava nell'era moderna.
...
.
...
7. IL CUORE DI TENEBRA.
...
.
...
Perch mai criminali in stato di detenzione dovrebbero collaborare
con agenti federali? Era una domanda logica, e all'inizio del
nostro progetto ce la ponemmo anche noi. Ma gran parte dei
soggetti che avvicinammo nel corso degli anni accettarono di
parlarci, e questo per una serie di ragioni.
Alcuni di loro provano un autentico rimorso e sperano, collaborando,
di fare ammenda almeno parzialmente e al contempo
di acquisire una maggiore comprensione di s. Credo che Ed
Kemper rientri in questa categoria. Altri sono ammiratori della
polizia e dei tutori della legge in generale, e ne apprezzano la
compagnia. Altri ancora sperano di trarre qualche beneficio
dalla collaborazione con le autorit, bench noi non promettessimo
mai nulla. Poi ci sono quelli che si sentono ignorati e dimenticati,
e desiderano attenzione e la possibilit di scacciare la
noia. Infine, c' chi accoglie con gioia l'opportunit di rivivere
nei particolari le sue fantasie omicide.
Ci interessava tutto quello che questi uomini avevano da dirci,
ma la priorit spettava ad alcuni quesiti fondamentali che illustrammo
in un articolo pubblicato nel settembre del 1980
sull'FBI Law Enforcement Bulletin, in cui spiegavamo gli
obiettivi del nostro studio.
1. Che cosa spinge un individuo a diventare un criminale sessuale
e quali sono i primi segnali d'allarme?
2. Che cosa incoraggia o inibisce l'attuazione concreta del crimine?
3. Quali reazioni o strategie offrono garanzie di successo alla
vittima prescelta, e con quale tipo di criminale sessuale?
4. Quali sono le implicazioni relative alla pericolosit del soggetto,
alla prognosi e alle modalit di trattamento?
Perch il nostro studio risultasse utile, avremmo dovuto prepararci
a fondo ed essere in grado di interpretare correttamente
ogni dichiarazione dei soggetti esaminati. Se si  sufficientemente
intelligenti, e molti di loro lo sono, non  difficile trovare
un punto debole nel sistema e utilizzarlo a proprio vantaggio.
Per loro stessa natura, i serial killer sono ottimi manipolatori.
Se ravvisano qualche utilit nel comportarsi da instabili, saranno
instabili. Se ritengono opportuno mostrarsi pentiti e in preda
al rimorso, saranno pentiti e in preda al rimorso. Ma qualunque
fosse la linea di condotta scelta, scoprii molte somiglianze
fra di loro. Non avendo altro da fare, passavano molto tempo a
pensare a loro stessi e a quello che avevano fatto, ed erano quindi
in grado di riferirlo nei minimi dettagli. A noi spettava il
compito di prepararci in modo adeguato, cos da saper individuare
menzogne e travisamenti.
Dopo alcune delle prime interviste, capit effettivamente
che ci chiedessimo:  possibile che quest'uomo sia stato incastrato?
In fondo, ha dimostrato di avere una risposta ragionevole
a tutto. Chiss se hanno preso la persona giusta. E, tornati a
Quantico, ci precipitavamo a controllare il fascicolo o a contattare
la giurisdizione di polizia competente per accertarci che
non fosse stato commesso qualche terribile errore.
Cresciuto a Chicago, Bob Ressler era rimasto orripilato e al
tempo stesso incuriosito dall'omicidio di Suzanne Degnan, una
bambina di sei anni, rapita dalla sua abitazione e uccisa. Il cadavere
era stato rinvenuto tagliato a pezzi nelle fogne di Evanston.
Le indagini portarono all'arresto di un giovane, William
Heirens, che confess l'omicidio di Suzanne nonch quello di
altre due donne. I delitti erano avvenuti nell'ambito di una serie
di furti con scasso nel corso dei quali Heirens aveva perduto il
controllo. A casa di Frances Brown, aveva usato il rossetto della
vittima per scarabocchiare sulla parete:
per AMor di
Dio FERMATEMI
prima che uccida ancora
non riesco a controllarmi
Heirens attribu gli omicidi a un certo George Murman (probabilmente
l'abbreviazione di murder man, assassino), il quale,
a suo dire, viveva dentro di lui. Bob ha sempre sostenuto che
il caso Heirens fu uno dei motivi per cui scelse di lavorare in
campo investigativo. Quando il Progetto di ricerca sulla personalit
criminale venne avviato, io e Bob andammo a parlare con
Heirens nel carcere di Joliet, Illinois. In prigione dal 1946, l'uomo
era sempre stato un detenuto modello, il primo dello Stato
a conseguire la laurea.
All'epoca del nostro incontro, Heirens negava ogni responsabilit,
sostenendo di essere stato incastrato con false prove.
Qualunque cosa gli chiedessimo, aveva sempre la risposta pronta:
asseriva di avere un alibi e di non essersi mai neppure avvicinato
ai luoghi dei delitti. Fu cos convincente che, temendo di
essermi imbattuto in un clamoroso errore giudiziario, di ritorno
a Quantico consultai la documentazione relativa al suo caso.
Oltre alla confessione e ad altre prove schiaccianti, vi trovai anche
le sue impronte digitali rilevate sulla scena del crimine del
caso Degnan. Ciononostante, Heirens aveva dedicato talmente
tanto tempo a elaborare risposte alternative che, se lo avessero
sottoposto alla prova della macchina della verit, l'avrebbe certamente
superata senza alcuna difficolt.
Richard Speck, condannato a pi ergastoli per l'omicidio di otto
allieve infermiere in un'abitazione di Chicago nel 1966, chiar
subito di non voler essere associato agli altri killer che stavamo
studiando. Non voglio finire sulla vostra lista con loro,
mi disse. Quelli sono pazzi. Io non sono un serial killer. Non
si protestava innocente; semplicemente, voleva farci sapere che
quella gente non gli piaceva.
Per un certo verso, Speck aveva ragione. Il serial killer uccide
ripetutamente seguendo una cadenza ciclica o sperimentando
momenti di pseudonormalit fra un omicidio e l'altro. Lui
era piuttosto quello che io definisco un pluriomicida, ossia colui
che uccide pi volte ma in un unico contesto. Nel caso di
Speck, tutto cominci con una rapina che avrebbe dovuto garantirgli
il denaro per lasciare la citt. Quando la ventitreenne
Corazon Amurao gli apr la porta, lui la minacci con una pistola
e un coltello, dicendole che si sarebbe limitato a legare lei e
le sue cinque compagne per rapinarle. Le chiuse tutte in una
stanza e altrettanto fece con le tre che arrivarono nell'ora successiva.
Quando le ebbe tutte in suo potere, Speck cambi idea e
mise in atto un dramma raccapricciante di sesso e violenza. Solo
la Amurao, che si era raggomitolata in un angolo in preda al
terrore, sopravvisse. Speck aveva perso il conto.
Dopo che se ne fu andato, la ragazza si precipit sul balcone
per chiamare aiuto. Raccont alla polizia del tatuaggio con la
scritta NATO per SCATENARE l'INFERNO che il suo aggressore
aveva sul braccio sinistro e, quando una settimana dopo Richard
Franklin Speck si present in un ospedale cittadino in seguito
a un tentato suicidio, quel tatuaggio lo trad.
A causa della brutalit del suo crimine, Speck fu oggetto di
ogni sorta di indagine negli ambienti medici e psichiatrici. Inizialmente,
gli era stato diagnosticato uno squilibrio genetico,
un cromosoma maschile (Y) in pi, un'anomalia che si pensava
provocasse comportamenti antisociali e aggressivi. Pi di un secolo
fa, i comportamentisti ricorrevano allo studio della forma
del cranio per pronosticare temperamenti e capacit mentali. In
tempi pi recenti, si  pensato che un tracciato elettroencefalografico
che presentasse una sequenza ricorrente di quattordici e
sei picchi fosse indice di una grave turba della personalit. La
questione cromosomica  ancora dibattuta, ma rimane il fatto
inequivocabile che moltissimi uomini presentano questa anomalia
genetica senza peraltro palesare comportamenti particolarmente
aggressivi o antisociali. A coronare il tutto, uno studio
pi dettagliato port alla conclusione che il bagaglio genetico di
Richard Speck era perfettamente normale: non aveva alcun cromosoma in pi.
Speck, che  morto in carcere per un attacco cardiaco, non
voleva parlarci. Il suo fu uno dei pochi casi in cui lo stesso direttore
della prigione si dichiar contrario all'idea che il detenuto
fosse avvertito in anticipo della nostra visita. E una volta l,
non potemmo che dichiararci d'accordo, perch sentivamo
Speck gridare e imprecare nel recinto in cui era stato rinchiuso
per consentirci di esaminare la sua cella. Il direttore voleva mostrarci
le pubblicazioni pornografiche che Speck riceveva, e lui
protestava furiosamente per quella violazione del suo spazio privato.
I prigionieri odiano qualunque cosa assomigli a una perquisizione,
dato che la loro cella  l'unico luogo in cui possono
godere di una relativa intimit. Mentre percorrevamo i bracci
del carcere, il direttore ci ammon a non avvicinarci alle pareti,
in modo da non essere colpiti dall'urina e dalle feci che gli altri
detenuti avrebbero potuto scagliarci addosso.
Comprendendo che in quel modo non saremmo arrivati a
nulla, gli sussurrai che ci saremmo limitati a percorrere il corridoio
senza fermarci alla cella di Speck. Oggi che il regolamento
relativo alle visite in carcere  cambiato, forse non saremmo riusciti
a piombargli addosso in quel modo. Anzi, oggigiorno il
nostro studio avrebbe incontrato difficolt molto maggiori.
A differenza di Kemper e Heirens, Speck non era esattamente
un detenuto modello. Una volta, fabbric una rozza distilleria
in miniatura che nascose in fondo a un falso cassetto della
scrivania del sorvegliante del braccio. Di alcol non ne produceva,
ma l'odore bast a far impazzire le guardie, che per giorni
cercarono invano da dove provenisse. Un giorno, trov e cur
un passerotto che si era ferito entrando da una finestra coi vetri
rotti. Prese l'abitudine di legarlo per la zampina con una cordicella
e di farlo appollaiare sulla sua spalla. A un certo punto, per,
una delle guardie gli fece notare che gli animali non erano ammessi.
Non posso tenerlo? replic Speck in tono di sfida, e avvicinatosi
a un ventilatore in funzione vi cacci dentro il passerotto.
Credevo che quell'uccellino ti piacesse, balbett l'agente orripilato.
S, replic l'altro. Ma se io non posso averlo, non lo avr nessuno.
Io e Ressler incontrammo Speck in una saletta dove si present
in compagnia del suo consulente carcerario, una figura simile
a quella del consulente per l'orientamento professionale
nelle scuole superiori. Come Manson, Speck sedette in modo
da poter guardarci dall'alto. Gli illustrai il nostro programma,
ma lui si rifiut di parlarci, accontentandosi di farfugliare qualcosa
in merito a quel fottuto FBI che voleva cacciare il naso nella sua cella.
Un interrogatorio  un processo di seduzione; ciascuna delle
parti cerca di sedurre l'altra e di convincerla a darle ci che vuole.
Per adottare un approccio valido,  necessario valutare il soggetto
che si ha davanti. Insulti o giudizi morali non sortiscono
alcun effetto; bisogna semplicemente toccare la corda giusta.
Con alcuni, e Kemper  uno di questi, si pu essere franchi
ed espliciti, a condizione di far loro capire che si conoscono i
fatti e che non riusciranno a imbrogliare nessuno. Con soggetti
come Richard Speck ho imparato a adottare una tecnica pi aggressiva.
Poich continuava a ignorarci, mi rivolsi al suo accompagnatore,
che era un tipo estroverso, socievole, abile nello stemperare
l'ostilit, le stesse qualit necessarie a chi conduce le trattative
nei casi di sequestro. Cominciai quindi a parlare di Speck come se lui non fosse presente.
Lo sa cos'ha fatto il suo amico? Ha fatto fuori otto belle
passere. E alcune erano davvero notevoli. Ha liquidato otto
bei culetti che ci avrebbero fatto un gran comodo. Le sembra giusto?
Bob  sempre a disagio in queste situazioni. Detesta scendere
al livello di un assassino, e farsi beffe della morte lo ripugna. Sono
d'accordo con lui, naturalmente, ma ci sono situazioni in cui si deve farlo.
Il consulente mi rispose a tono, e la nostra schermaglia si
protrasse per un po'. Il fatto che non fossimo due liceali nello
spogliatoio della scuola, e che gli omicidi di cui parlavamo fossero
realmente accaduti, conferiva un che di grottesco all'intera scena.
Per un po' Speck rimase ad ascoltarci, poi, scuotendo la testa
e ridacchiando, disse: Siete pazzi. Dev'essere ben sottile la linea che separa me da voi.
Allora mi rivolsi a lui: Come diavolo hai fatto a scoparne
otto in una volta sola? Cosa mangi a colazione?.
Speck ci guard con l'aria di considerarci dei babbei creduloni.
Non le ho scopate tutte. Questa storia  stata gonfiata.
Una soltanto.
Quella sul divano?
Gi.
Un dialogo certamente brutale e disgustoso, ma che comincia
a suggerirmi qualcosa. Per quanto ostile e aggressivo, Speck
non ha un'alta opinione della propria virilit. Sa di non poter
controllare tutte le donne contemporaneamente, e inoltre  un
opportunista. Dalle foto scattate sulla scena del crimine, sapevamo
che la donna stuprata giaceva bocconi sul divano. Per lui,
quindi, era gi un corpo spersonalizzato, con cui non era necessario
stabilire alcun rapporto. Speck non era un soggetto sofisticato
o particolarmente organizzato, e con uomini di quel tipo
basta poco perch un reato relativamente semplice come la rapina
degeneri in un massacro. Ammette di aver ucciso non in
preda a una frenesia sessuale, ma perch in seguito le sue vittime
non potessero riconoscerlo. Non ha idea di come gestire la situazione
e, a mano a mano che le giovani allieve rientrano a casa,
non fa altro che cacciarle in questa o in quella stanza
Un altro aspetto interessante  che a suo dire la ferita per cui
 andato in ospedale non era il prodotto di un tentato suicidio,
ma di una rissa scoppiata in un bar. Senza necessariamente rendersene
conto, ci fa capire che desidera apparirci come il macho
nato per scatenare l'inferno e non come un patetico disadattato
che nel suicidio aveva visto la sua unica via di scampo.
Ascoltandolo, analizzo le informazioni ricevute. Sono significative
non soltanto riguardo a Speck, ma anche al genere di crimine
che ha commesso. In altre parole, quando in futuro mi capiter
di trovarmi di fronte a scenari analoghi, mi sar pi facile
comprendere i processi mentali del responsabile. E questo , naturalmente,
lo scopo principale del nostro programma.
In seguito, durante l'elaborazione dei dati raccolti, cercai di
liberarmi dal gergo accademico e psichiatrico a favore di un linguaggio
pi chiaro e accessibile ai tutori della legge. Per un
agente investigativo, sapere che l'uomo che sta cercando 
uno schizofrenico paranoide pu essere stimolante sul piano intellettuale,
ma non lo aiuter a catturarlo. Una delle distinzioni
che ci parve subito necessaria fu quella tra esecutore organizzato
e disorganizzato, oppure con uno schema misto. Individui come
Speck cominciavano a fornirci le prime informazioni relative al
tipo disorganizzato.
Mi raccont di aver avuto un'infanzia difficile, e in effetti le
domande sulla sua famiglia erano le uniche a cui reagisse in termini
emotivi. A vent'anni, Speck aveva gi collezionato quasi
quaranta arresti ed era sposato con una quindicenne da cui ebbe
un figlio. La lasci cinque anni dopo, pieno di amarezza, e ci
disse di non essersi mai deciso a ucciderla. Uccise per parecchie
altre donne, fra cui una cameriera che aveva respinto le
sue avance. Un paio di mesi prima della strage delle allieve infermiere,
inoltre, aveva aggredito e rapinato una sessantacinquenne.
La scelta di una vittima anziana sembrava indicare
un uomo giovane, forse addirittura un adolescente, senza troppa
esperienza n sicurezza. Speck all'epoca aveva ventisei anni,
ma in simili personaggi a un'et pi avanzata corrisponde un
minor grado di sofisticatezza. Fu proprio questa l'impressione
che ebbi di lui: il suo livello comportamentale era paragonabile
a quello della tarda adolescenza.
Come in altre carceri, anche a Joliet era in corso un esperimento
teso a scoprire se i colori tenui diminuivano l'aggressivit,
e il direttore volle mostrarci uno dei risultati.
Ci condusse in una stanza proprio in fondo al braccio. Si
dice che il rosa attenui gli impulsi aggressivi nei criminali violenti.
In una stanza come questa, di conseguenza, dovrebbero
diventare calmi e passivi. Dia un'occhiata, Douglas, e mi dica
quello che vede.
Mi sembra che di tinta sulle pareti ce ne sia ben poca, fu la mia osservazione.
Proprio cos. Vede, ai ragazzi questi colori non piacciono.
Scrostano la vernice dal muro e la mangiano.
Jerry Brudos era un feticista, e l'oggetto della sua deviazione
erano le scarpe. Nulla di troppo preoccupante, ma a causa di
alcune circostanze sfavorevoli, tra cui una madre punitiva e dominante
e le compulsioni del soggetto stesso, da bizzarro il fenomeno divenne letale.
Nato nel South Dakota nel 1939, Jerome Henry Brudos era
cresciuto in California. Aveva cinque anni quando trov in una
discarica un paio di scarpe lucide col tacco alto. Le port a casa
per provarle, ma la madre, inferocita, gli intim di liberarsene.
Sebbene il bambino le avesse nascoste, lei fin per scovarle, e dopo
averle bruciate lo pun. A sedici anni Brudos viveva nell'Oregon,
e aveva preso l'abitudine di penetrare nelle case del quartiere
per rubarvi scarpe femminili e successivamente anche
biancheria. Di l a un anno, fu arrestato per aggressione: aveva
costretto una ragazza a salire sulla sua auto per poter vederla nuda.
Per alcuni mesi fu sottoposto a psicoterapia presso l'ospedale
di Stato di Salem, dove venne giudicato non pericoloso. Dopo
le superiori, Jerry prest servizio nell'esercito, da cui fu tuttavia
congedato per motivi di salute psichica. Non aveva perso
l'abitudine di entrare nelle abitazioni altrui per rubare scarpe e
biancheria, e in alcune occasioni, trovandosi di fronte a donne,
le aveva prese per la gola stringendo fino a farle svenire. Pi o
meno in quest'epoca, si sent tenuto a sposare la giovane con cui
aveva perso la verginit. Dopodich frequent una scuola professionale
dove si diplom perito elettronico.
Sei anni dopo, nel 1968, ormai padre di due bambini e senza
aver rinunciato alle sue abitudini, un giorno apr la porta a una
venditrice di enciclopedie diciannovenne, Linda Slawson, presentatasi
a casa sua. Brudos afferr al volo l'opportunit offertagli.
Trascin la giovane nel seminterrato e dopo averla percossa
la strangol. Poi spogli il cadavere e prov su di esso vari
pezzi della sua collezione. Prima di eliminare il corpo buttandolo
nel Willamette River, tagli il piede sinistro, calzato in una
delle sue preziose scarpe col tacco alto, e lo infil nel congelatore.
Uccise altre tre volte nei mesi successivi, e recise i seni delle
vittime per ricavarne stampi di plastica. Identificato da parecchie
studentesse da lui avvicinate in tempi diversi, fu arrestato
nel corso di un falso rendez-vous organizzato dalla polizia.
Quando divenne evidente che non gli sarebbe stata riconosciuta
l'infermit mentale, confess ogni cosa e si dichiar colpevole.
Io e Bob interrogammo Brudos nell'Oregon State Penitentiary,
a Salem, dove scontava una condanna a vita.
Era un uomo robusto, con il volto rotondo, cortese e disposto
a collaborare. Quando per gli chiesi di fornirmi alcuni dettagli
sui suoi delitti, dichiar di averne perso ogni memoria in
seguito ad attacchi di ipoglicemia. Mentre ho uno di quegli
attacchi, John, potrei cadere da un tetto senza accorgermene.
Particolare interessante: quando Brudos rese la sua confessione
alla polizia, ricordava ogni cosa abbastanza bene da fornire
dettagli pi che precisi. Inoltre si era autoincriminato del tutto
involontariamente. Aveva appeso il cadavere di una delle sue
vittime a un gancio del garage e, dopo averlo abbigliato con i
suoi indumenti preferiti, vi aveva collocato sotto uno specchio.
Mentre scattava la foto, aveva inconsapevolmente catturato anche
la propria immagine.
Sebbene non fosse disposto ad ammetterlo, Brudos possedeva
molte delle caratteristiche del killer organizzato. A provarlo
c'erano le fantasie che aveva avuto fin da giovanissimo. Da adolescente,
fantasticava spesso di trascinare una ragazza in una galleria
e l piegarla alle sue voglie. Una volta riusc ad attirarne
una nel granaio e le ordin di spogliarsi perch voleva fotografarla.
Una mania, questa, che caratterizz anche le sue imprese
da adulto. Da adolescente, tuttavia, Brudos era ancora troppo
sempliciotto e ingenuo, e si limitava a fotografare le sue vittime.
Alla fine, lasci la ragazza chiusa nel granaio e torn a prelevarla
vestito e pettinato in modo diverso: fingeva di essere Ed, il proprio
fratello gemello. Liber la giovane ormai terrorizzata, e dopo
averle spiegato che Jerry si stava sottoponendo a terapia psichiatrica
la supplic di non parlare a nessuno dell'accaduto, per
evitare di provocargli una ricaduta.
In Jerome Brudos  possibile notare, oltre all'escalation quasi
da manuale dell'attivit criminale, un continuo perfezionamento
della fantasia scatenante.  questa una scoperta ben pi significativa
delle informazioni ricevute direttamente da lui. A dispetto
delle differenze negli obiettivi e nel modus operandi esistenti
fra Kemper e Brudos, si riscontrano in entrambi, come in
molti altri killer, l'ossessione per i dettagli e il miglioramento
di questi tra un delitto e l'altro. Le vittime di Kemper erano belle
universitarie che nella sua mente lui associava alla madre.
Brudos, meno sofisticato e intelligente, si accontentava di quello
che il caso gli offriva. Ma l'ossessione per il particolare era la
stessa e costituiva in entrambi il fattore predominante.
Da adulto, Brudos costringeva la moglie Darcie a indossare
gli indumenti della sua collezione e la fotografava cos abbigliata,
e questo bench Darcie fosse una donna semplice che viveva
con estremo disagio certe situazioni. Brudos fantasticava inoltre
di allestire una sala di tortura, ma aveva dovuto accontentarsi
del garage. Li c'era il congelatore in cui conservava le parti anatomiche
preferite. Quando Darcie voleva cucinare della carne,
era lui a portarle i tagli prescelti. La donna si lamentava spesso
con le amiche di non poter scegliere lei stessa, ma la circostanza
non le parve mai cos strana da denunciarla. O forse fu la paura a fermarla.
Brudos  un esempio quasi tipico dell'individuo in cui le
stranezze iniziali quanto innocue si evolvono nel tempo, dalle
scarpe trovate per caso agli abiti della sorella, fino agli indumenti
delle sconosciute. Comincia rubando i panni stesi ad
asciugare, quindi tende agguati alle donne che portano tacchi
alti, introducendosi persino nelle loro case. All'inizio, tuttavia,
si accontenta di indossare gli indumenti trafugati, poi gradatamente
si accorge di volere sempre di pi. Chiede alle ragazze
con cui esce di farsi fotografare e, quando una di loro rifiuta
di spogliarsi, la minaccia con un coltello. Non uccide finch
non  il caso a offrirgli una vittima, ma una volta che ha cominciato
 spinto a farlo ancora, e ogni volta la mutilazione del cadavere si fa pi efferata.
Con questo non voglio dire che tutti gli uomini attratti dai
tacchi a spillo o eccitati dalla biancheria nera siano destinati a
un'esistenza criminale. Se cos fosse, molti di noi sarebbero gi
in carcere. Ma come vediamo in Jerry Brudos, questo genere di
equipaggiamento pu presentare una componente degenerativa
e inoltre  situazionale. Ecco un esempio.
Tempo fa iniziano a girare voci sul preside di una scuola elementare
che pare abbia un debole per i piedi infantili. Ha inventato
un gioco e regala soldi ai bambini che resistono pi a
lungo quando solletica loro le piante dei piedi. Com' prevedibile,
l'improvvisa e inspiegabile disponibilit economica dei
bambini finisce per attirare l'attenzione di alcuni genitori e il
preside viene licenziato. Molti, tuttavia, protestano contro tale
decisione. Il preside  un uomo di bell'aspetto, che intrattiene
una relazione del tutto normale con una donna ed  popolare
fra bambini e genitori. Gli insegnanti pensano a un errore e in
effetti, nonostante questa sua debolezza, l'uomo  essenzialmente
innocuo. Non ha mai abusato dei piccoli n ha cercato
di indurli a spogliarsi. In altre parole, non  il tipo di persona
che arriva a rapire un minore per soddisfare la propria perversione.
Anch'io ritenevo che la comunit non corresse alcun pericolo.
Avevo conosciuto personalmente il preside della scuola e l'avevo
trovato davvero affabile. Ma cosa sarebbe successo se durante
uno dei suoi giochetti un bambino avesse reagito malamente,
magari gridando o minacciando di raccontare tutto?
In preda al panico, lui avrebbe potuto ucciderlo, solo perch incapace
di trovare un altro modo di affrontare la situazione.
Quando il soprintendente scolastico mi contatt per chiedermi
un consiglio, risposi che ritenevo del tutto giustificato il licenziamento.
Pi o meno nello stesso periodo, venni contattato dall'Universit
della Virginia, dove alcune studentesse erano state scaraventate
a terra da uno sconosciuto e derubate delle scarpe. Fortunatamente,
nessuna di loro era rimasta ferita e la polizia locale
considerava l'accaduto poco pi di uno scherzo. Parlai con gli
agenti e con il personale amministrativo dell'universit, raccontai
loro di Brudos e degli altri assassini che avevo conosciuto, e
me ne andai solo dopo avere instillato in tutti loro una bella dose
di paura. Da allora, l'atteggiamento ufficiale cambi considerevolmente
e sono lieto di poter dire che non ci furono altri incidenti.
Quando esamino la progressione criminale di'Jerry Brudos,
non posso fare a meno di chiedermi se una comprensione e un
intervento precoci avrebbero potuto arrestare il terribile crescendo
dei suoi delitti.
Ritenevo Ed Kemper un serial killer prodotto da un'infanzia
particolarmente straziante, ma il caso di Jerry Brudos era per alcuni
versi pi complesso. Appariva evidente che il suo interesse
per certi oggetti risaliva a un'et precocissima. Era ancora piccolo
quando rimase affascinato da quel paio di scarpe trovato
fra i rifiuti. Naturalmente, parte del fascino stava forse nella novit,
dato che con ogni probabilit la madre non portava calzature
del genere. Quando per lei reag con collera, le scarpe divennero
per lui una sorta di frutto proibito, e di l a poco cominci
a rubare quelle della maestra. Rimase tuttavia sorpreso
dalla reazione di lei che, invece di rimproverarlo, si dichiar curiosa
di sapere perch lo avesse fatto. Il bambino, dunque, riceveva
messaggi confusi, contraddittori, dalle donne adulte della
sua vita, e un impulso presumibilmente innato cominci gradatamente
a trasformarsi in qualcosa di sinistro e di letale.
Cosa sarebbe accaduto se la pericolosit di tale progressione
fosse stata riconosciuta in tempo? All'epoca del primo omicidio
era gi troppo tardi, ma chi ci dice che non sarebbe stato possibile
arrestare in una fase precedente il processo degenerativo?
Il lavoro che ho svolto in seguito mi ha reso estremamente pessimista
circa la possibile riabilitazione di molti degli autori di
omicidi a sfondo sessuale. Qualunque intervento deve effettuarsi
in uno stadio molto anteriore, prima che il soggetto arrivi a
tramutare la fantasia in realt.
Quando mia sorella Arlene era adolescente, mia madre soleva
dirle che poteva capire molto dei ragazzi che frequentava dai
rapporti che questi intrattenevano con la madre. Se un ragazzo
professava amore e rispetto per la mamma, era probabile che
tali sentimenti si riflettessero nei suoi rapporti futuri con le
donne. Se invece la giudicava una puttana o una bugiarda, c'erano
molte possibilit che finisse per trattare alla stessa stregua
le altre donne.
L'esperienza mi ha permesso di verificare la correttezza di
questo postulato. Ed Kemper semin morte e distruzione a
Santa Cruz prima di trovare il coraggio di uccidere l'unica donna
che odiasse davvero. Monte Rissell, che violent e assassin
cinque donne quand'era un adolescente, ad Alexandria, in Virginia,
si disse convinto che se all'epoca della separazione dei
suoi genitori gli fosse stato concesso di stare con il padre sarebbe
probabilmente diventato un avvocato e non un ergastolano del
penitenziario di Richmond, dove lo intervistammo.
Grazie a Monte Ralph Rissell, fummo in grado di mettere
insieme altri pezzi del puzzle. All'epoca del divorzio dei suoi,
Monte, il pi giovane di tre figli, aveva sette anni. Insieme
con i fratelli, segu la madre in California, dove la donna, dopo
un nuovo matrimonio, fin per trascurare i figli a favore del marito.
Monte cominci presto a mettersi nei guai, prima scarabocchiando
frasi oscene sui muri della scuola, quindi drogandosi
e infine sparando con un fucile ad aria compressa a un cugino
con cui aveva litigato. Il ragazzo sostenne che era stato il
patrigno a dargli il fucile e che dopo l'incidente l'uomo lo aveva
colpito pi volte con il calcio dell'arma.
Quando aveva dodici anni, anche il secondo matrimonio
della madre fall e la famiglia torn in Virginia. Secondo Monte,
responsabili della nuova rottura erano lui e la sorella. Da
quel momento la sua carriera criminale and in crescendo: guida
senza patente, furto con scasso, furto d'auto e infine stupro.
Il suo passaggio all'omicidio fu molto significativo. Monte,
che frequenta le superiori,  in libert condizionale e seguito da
uno psichiatra, quando la sua ragazza, che  gi al college, gli
scrive che vuole lasciarlo. Senza esitare, Monte sale in auto e
raggiunge il college dove sorprende la sua ex ragazza con il nuovo fidanzato.
A questo punto, invece di dare libero sfogo alla sua collera, se
ne torna ad Alexandria, e dopo essersi fortificato con un po' di
birra e marijuana, rimane per ore seduto in auto nel parcheggio
del suo condominio, a rimuginare.
Verso le due o le tre del mattino, arriva un'altra macchina.
La guida una donna sola. D'impulso, Rissell decide di rifarsi
della perdita appena subita; scende e, minacciandola con una
pistola, costringe la donna a seguirlo in una zona isolata nei
pressi del complesso condominiale.
Rissell ci raccont tutto questo con perfetta calma. Avevo gi
verificato il suo quoziente intellettivo e constatato che superava
i centoventi. Non posso dire di aver colto in lui segni evidenti di
rimorso. Fatta eccezione per i pochi assassini che si costituiscono
o si suicidano, di norma il rimorso viene superato al momento
dell'arresto o della condanna. Ciononostante, Rissell
non cerc di minimizzare i suoi crimini e credo di poter dire
che ce ne forn un resoconto accurato. Il comportamento da
lui descritto conteneva parecchi risvolti illuminanti. Tanto
per cominciare, l'incidente ha luogo in seguito a un episodio
che funge da elemento scatenante. Pu trattarsi di qualunque
cosa, dato che diversi sono gli elementi che infastidiscono o angosciano
ciascuno di noi. Ma, non del tutto sorprendentemente,
le cause pi comuni sono la perdita del lavoro o quella della
moglie o della fidanzata. (Uso il femminile perch, come ho gi
detto, questi assassini sono sempre uomini, per motivi che esporr pi avanti.)
Grazie agli studi effettuati, siamo arrivati a capire che l'importanza
di questi fattori nella dinamica dell'omicidio seriale 
tale che la presenza di particolari circostanze sulla scena del crimine
permette di individuare con esattezza l'elemento scatenante
specifico. Nel caso di cui Jud Ray si occup in Alaska
(e di cui ho parlato nel quarto capitolo), le modalit del triplice
omicidio lo portarono a prevedere del tutto correttamente che
l'assassino aveva perduto lavoro e fidanzata. Di fatto, la ragazza
lo aveva lasciato per mettersi col principale di lui, il quale lo
aveva licenziato per toglierselo di torno.
La notte in cui vede la sua ragazza con un altro, Monte Rissell
commette il suo primo omicidio. Questo  gi di per s significativo,
ma le modalit del delitto ci dicono ancora di pi.
Si d il caso che la vittima di Rissell sia una prostituta, e questo
ci porta a due considerazioni: la prospettiva di un rapporto sessuale
con uno sconosciuto la impaurisce meno di quanto spaventerebbe
un'altra donna e, bench intimorita,  probabilmente
dotata di uno spiccato istinto di conservazione. Infatti, quando
capisce che l'aggressore ha intenzione di violentarla, cerca di
alleggerire la situazione sollevando la gonna e chiedendogli in
quale posizione vuole prenderla.
Mi chiese come lo volevo fare, ci raccont Rissell. Ma tanta
disponibilit, invece di addolcirlo, attizza ulteriormente la
sua collera. Era come se quella puttana volesse prendere il controllo della situazione.
La donna finse due o tre orgasmi per placarlo, ma ci non
fece che peggiorare la situazione. Che lei godesse dello stupro,
ragionava Monte, confermava la sua convinzione secondo la
quale tutte le donne erano puttane. La vittima di conseguenza
si spersonalizz, e per Rissell fu semplice ucciderla.
Nondimeno, lasci andare un'altra donna che si prendeva
cura del padre, malato di cancro. Anche il fratello di Rissell
era malato di cancro e fu questo a far scattare in lui il meccanismo
di identificazione, a far s che vedesse la donna come una
persona, a differenza di quanto era accaduto con la prostituta.
Diventa evidente la difficolt di fornire consigli che abbiano
una validit generale. A seconda della storia personale dell'aggressore,
infatti, una certa linea di condotta pu rivelarsi produttiva
o, al contrario, peggiorare le cose. Resistere o lottare
pu inibire lo stupratore, ma pu anche scatenare una reazione
pi violenta. Fingere piacere durante l'atto sessuale non  sempre
la strategia migliore. Crimini come questi nascono dalla
rabbia, dall'ostilit e dal bisogno di affermare il proprio potere.
Il sesso  solo un elemento accidentale.
Dopo lo stupro, Rissell non ha ancora deciso cosa fare della
sua vittima ed  a questo punto che lei fa ci che a molti parrebbe
la cosa pi logica. Tenta di fuggire. Tale iniziativa, sfortunatamente,
accentua nello stupratore l'impressione che sia lei
a guidare il gioco. In un articolo pubblicato dall'American
Journal of Psychiatry riportammo le parole dello stesso Rissell:
Si lanci gi per il dirupo. Fu allora che l'afferrai. La fermai
con una presa di braccio. Era pi grossa di me... cominciai
a soffocarla... inciamp. Rotolammo lungo il pendio, fino a cadere
nell'acqua. Le sbattei la testa contro un sasso e poi gliela tenni sott'acqua.
Stavamo cominciando a capire che il comportamento della
vittima riveste, nell'analisi del crimine, la stessa importanza di
quello del colpevole. La vittima era ad alto o a basso rischio?
Che cosa ha detto o ha fatto? Il suo atteggiamento ha scatenato
o inibito il soggetto?
Le vittime di Rissell erano casuali, le trovava sempre nei dintorni
di casa sua. E dopo il primo omicidio il tab non fu pi
tale. Cap che poteva farlo, goderne e passarla liscia. Se la polizia
ci avesse consultati per il caso Rissell, avremmo indicato un soggetto
con precedenti di violenza ma, almeno in un primo tempo,
ne avremmo valutato l'et tra i venticinque e i trent'anni,
mentre all'epoca del primo omicidio Rissell ne aveva appena diciannove.
Ma proprio il suo caso dimostra come sia relativo il concetto
di et nel nostro lavoro. Nel 1989, Gregg McCrary, della mia
unit, venne chiamato a collaborare alle indagini sulla morte di
alcune prostitute a Rochester, nello Stato di New York. Lavorando
a stretto contatto con il capitano Lynde Johnson, Gregg
elabor un profilo dettagliato e sugger una strategia che port
alla cattura e alla conseguente condanna di Arthur Shawcross.
Quando in seguito rivedemmo il profilo, scoprimmo che Gregg
aveva inquadrato il colpevole con precisione quasi assoluta: etnia,
personalit, tipo di lavoro, vita domestica, auto, hobby, familiarit
con la zona, rapporti con la polizia, insomma, coincideva
tutto tranne l'et. Gregg infatti aveva indicato un uomo
sui venticinque/trent'anni, che aveva gi ucciso. Shawcross ne
aveva quarantacinque e ne aveva passati quindici in carcere
per l'omicidio di due bambini (come le prostitute e gli anziani,
1 bambini sono obiettivi vulnerabili). Tornato in libert, non
aveva fatto altro che riprendere il lavoro dal punto in cui lo aveva interrotto.
Come Arthur Shawcross, anche Monte Rissell era in libert
condizionale all'epoca degli omicidi. E, come Ed Kemper, riusc
a ingannare il proprio psichiatra raccontandogli che stava
compiendo eccellenti progressi proprio mentre uccideva. Psichiatri
ed esperti di igiene mentale sono abituati a basare le loro
valutazioni su quanto racconta il paziente stesso, ed  spesso facile
imbrogliarli. Gli psichiatri pi abili vi diranno che l'unico
modo per prevedere con una certa accuratezza la violenza  un
passato di violenza. Spero che il nostro lavoro abbia reso pi
consapevole la comunit psichiatrica della limitatezza di tale
metodo quando si ha a che fare con un comportamento criminale.
Per sua natura, il serial killer  manipolativo, narcisista ed
egocentrico al massimo grado. Dir al funzionario incaricato o
allo psichiatra del carcere qualunque cosa possa garantirgli la libert.
Nei successivi omicidi di Rissell individuammo una progressione
regolare. L'uomo era rimasto molto infastidito dal bombardamento
di domande a cui l'aveva sottoposto la seconda vittima.
Voleva sapere perch facevo una cosa simile; perch avevo
scelto lei; se avevo una ragazza; qual era il mio problema e
che cosa contavo di fare.
Come la prima, anche questa donna era sola, al volante di
un'auto. E come la prima cerc di fuggire. A quel punto, Rissell
comprese di doverla uccidere e la pugnal ripetutamente al petto.
Il terzo omicidio fu. ancora pi facile. Le esperienze precedenti
gli avevano insegnato molto, e non permise alla vittima
di parlargli; era indispensabile evitare di personalizzarla. Pensai...
ne ho ammazzate due... tanto vale che ammazzi anche questa.
Fu a questo punto che Rissell risparmi la donna con il padre
ammalato di cancro. Ma all'epoca degli ultimi due omicidi,
aveva gi ben chiaro quello che voleva. Affog la prima e pugnal
l'altra, fra le cinquanta e le cento volte, secondo la sua stessa stima.
Come in tutti gli altri, anche in Rissell la fantasia era presente
da molto prima che cominciasse a violentare e a uccidere. Gli
chiedemmo da dove avesse preso le sue idee. Aveva attinto da
diverse fonti, disse, e una di queste era David Berkowitz.
David Berkowitz, noto prima come il killer della calibro 44
e poi come il figlio di Sam, dopo che ebbe iniziato a scrivere
ai giornali, instaur a New York un autentico regno del terrore.
Berkowitz era pi una personalit omicida che un serial killer
tipico. Nel corso di un anno, dal luglio 1976 al luglio 1977,
uccise sei giovani fra uomini e donne e ne fer molti altri. Al
momento dell'aggressione tutte le vittime si trovavano nelle loro
auto, in zone isolate frequentate soprattutto da coppiette, e
tutte furono colpite da proiettili di grosso calibro. Come altri
serial killer, Berkowitz era stato adottato, circostanza che ignor
fino al momento di prestare servizio nell'esercito. Avrebbe
voluto andare in Vietnam, ma fin in Corea, dove ebbe la
sua prima esperienza sessuale con una prostituta che gli trasmise
la gonorrea. Di ritorno a New York, si mise alla ricerca della
madre naturale, e la trov a Long Beach, Long Island, dove viveva
con la figlia. Con suo grande sgomento, scopr che le due
donne non volevano avere nulla a che fare con lui. Fu questa la
molla che doveva trasformare un individuo, gi timido e insicuro,
in un potenziale assassino. Nel Texas, Berkowitz si procur
una Charter Arms Bulldog, un'arma di grande potenza
che gli infondeva un senso di potere e sicurezza. Si allen nelle
discariche newyorkesi fino a diventare un ottimo tiratore e
quindi, da impiegatuccio postale qual era, si tramut in una belva notturna.
Parlammo con Berkowitz nel carcere statale di Attica, dove
scontava una condanna a venticinque anni per ciascuno dei sei
omicidi commessi. Dichiaratosi inizialmente colpevole, in seguito
respinse ogni accusa. Poich nel 1979 era stato aggredito
da un detenuto la cui identit era rimasta sconosciuta, decidemmo
di presentarci da lui senza alcun preavviso, cos da non fargli
correre ulteriori rischi. In quell'occasione portai con me del materiale
visivo. Come ho gi detto, mio padre era tipografo a
New York e mi aveva procurato copie di giornali sensazionalistici
in cui le imprese del figlio di Sam erano riportate a caratteri cubitali.
Passai a Berkowitz una copia del Daily News. David, fra
cento anni nessuno si ricorder pi di Bob Ressler o di John
Douglas, ma tutti sapranno chi  'il figlio di Sam'. A Wichita,
nel Kansas, c' un tizio che ha ucciso un po' di donne e si definisce
"lo strangolatore LTU", cio "Lega, Tortura, Uccidi".
Scrive lettere, e in quelle lettere parla di te, del "figlio di
Sam". Vuole essere come te, perch tu hai il potere. Non mi stupirebbe se ti scrivesse qui.
Berkowitz non possedeva quella che si definisce una personalit
carismatica ed era sempre avido di riconoscimenti. I suoi
occhi azzurri erano perennemente all'erta, ansiosi di capire se
l'interlocutore era autenticamente interessato o voleva soltanto deriderlo.
Non hai mai avuto la possibilit di testimoniare in aula,
continuo io. E di te la gente sa soltanto che sei un maledetto
figlio di puttana. Ma grazie alle nostre interviste siamo certi dell'esistenza
di un altro aspetto, un aspetto che ha influenzato la
tua vita passata. E vogliamo darti la possibilit di parlarcene.
Berkowitz non ha grandi capacit di manifestare emozioni,
ma si apre con noi senza esitazioni. Ammette di aver appiccato
pi di duemila incendi nella zona Brooklyn-Queens, tutti accuratamente
documentati nel suo diario.  questa una caratteristica
tipica della personalit omicida; si tratta di solitari che indulgono
ossessivamente in resoconti scritti delle loro imprese. Non
desidera alcun contatto fisico con la vittima. Non  uno stupratore
n un feticista, e non va in cerca di trofei. Qualunque eccitazione
sessuale ricavi dalle sue azioni, gli viene dall'attuazione del gesto violento.
I suoi incendi interessavano soprattutto cassonetti della spazzatura
o edifici abbandonati. Come molti piromani, Berkowitz
si masturbava osservando le fiamme e poi ancora durante l'intervento
dei vigili del fuoco. Come gi detto, la tendenza alla
piromania  uno dei tre elementi che costituiscono la cosiddetta
triade omicida, insieme con l'enuresi notturna e la crudelt verso gli animali.
Condurre interviste di questo genere  un po' come setacciare
la sabbia in cerca dell'oro. Si trovano soprattutto ciottoli di
nessun valore, ma di tanto in tanto a essi si mescola una pepita,
e proprio questo accadde con David Berkowitz.
Molto significativamente, Berkowitz spara prima alla persona
seduta dalla parte del passeggero e non al guidatore, che di
solito  l'uomo e costituisce quindi la minaccia pi grande.
Questo ci dice che il suo odio, la sua collera, sono diretti alla
donna, e il numero di proiettili e di coltellate serve a determinare
il livello della sua furia. Quanto all'uomo, si trova semplicemente
al posto sbagliato nel momento sbagliato.  probabile
che non ci sia alcun contatto visivo tra Berkowitz e la vittima;
il figlio di Sam uccide da lontano. In questo modo, per lui
diventa possibile possedere la donna che in quel momento agisce
sulla sua fantasia, senza doverla personalizzare.
Altrettanto interessante  quello che Berkowitz ci racconta
delle sue abitudini notturne. Quando non gli capitava a tiro
nessuna vittima casuale, batteva le zone in cui aveva gi colpito
con successo. E tornava sulla scena di uno dei suoi crimini
(molti altri serial killer sono soliti tornare nei luoghi in cui si
sono liberati dei cadaveri) e sul luogo di sepoltura, per rotolarsi
- simbolicamente - nello sporco e rivivere la sua fantasia.
Per questo stesso motivo, altri serial killer fotografano o filmano
i loro crimini, cos da poter rivivere l'eccitazione provata
al momento dell'omicidio. Da parte sua, Berkowitz non aveva
bisogno di parti anatomiche n di trofei di alcun genere. Ci
disse che gli era sufficiente tornare in quei luoghi. Poi, una volta
a casa, si masturbava rivivendo la fantasia.
Queste informazioni ci sarebbero state di grande utilit. Gli
investigatori si sono sempre chiesti perch gli assassini tornino
nel luogo in cui hanno ucciso, e grazie a soggetti come Berkowitz
cominciammo a capire che le ragioni non erano sempre
quelle ipotizzate. Naturalmente il rimorso  una di queste,
ma come il figlio di Sam ci dimostr, possono essercene altre.
E una volta che sono individuate tali motivazioni, si pu
cominciare a pianificare la cattura dell'omicida.
Il soprannome figlio di Sam nacque per via di un biglietto
indirizzato al capitano di polizia Joseph Borelli, in seguito capo
dei detective della polizia di New York. Il biglietto, scritto in
modo alquanto rozzo, fu rinvenuto presso l'auto di Alexander
Esau e Valentina Suriani, nel Bronx. Come gli altri, i due giovani
erano stati uccisi con un colpo di pistola. Ecco il testo:
Mi offende sentir dire di me che odio le donne. Non  vero.
Ma sono un mostro. Sono il figlio di Sam. Sono un marmocchio.
Quando pap Sam beve, poi diventa cattivo. Picchia i
suoi cari. A volte mi lega dietro casa. Altre volte mi chiude
in garage. A Sam piace bere il sangue.
Va' e uccidi, ordina pap Sam. Dietro casa nostra
riposano i resti. Sono quasi tutte giovani... stuprate e massacrate...
il loro sangue bevuto... sono ossa ora.
Pap Sam mi chiude anche in solaio. Non posso uscire,
ma dalla finestra del solaio guardo il mondo che passa e va.
Mi sento escluso. Sono su una lunghezza d'onda diversa
da tutti gli altri... programmato per uccidere.
Ma per fermarmi dovrete ammazzarmi. Attenti, poliziotti:
sparate per primi... sparate per uccidere o io scapper e voi morirete!
Pap Sam ora  vecchio. Ha bisogno di sangue per restare
giovane. Ha avuto troppi attacchi di cuore. Oh, diavolo, fa male, figliolo.
Mi manca soprattutto la mia graziosa principessa. Riposa
nella nostra casa delle signore. Ma presto la vedr.
Io sono il mostro...
Mi piace la caccia. Aggirarmi per le strade in cerca di
selvaggina. Carne saporita. Le donne del Queens sono
le pi carine. Dev'essere l'acqua che bevono. Io vivo per
la caccia...  la mia vita. Sangue per pap.
Signor Borelli, mio signore, non voglio pi uccidere.
Nossignore, non pi. Ma devo. Onora il Padre.
Voglio fare l'amore col mondo. Io amo la gente. Non appartengo alla Terra.
Alla gente del Queens, vi amo. E voglio augurare a tutti
una felice Pasqua. Possa Dio benedirvi in questa vita e
nell'altra. E per ora vi dico arrivederci e buonanotte.
POLIZIA: fatevi ossessionare da queste parole:
TORNER!
TORNER!
Per essere interpretato mentre... bang, bang, bang, bang... ah! Vostro nell'omicidio.
Mister Mostro.
Questa insignificante nullit era divenuta una celebrit nazionale,
a cui davano la caccia un centinaio di agenti investigativi
noti come la Task Force Omega. Seguirono altre sconnesse comunicazioni,
e lettere a quotidiani e a giornalisti. La citt era in
preda al terrore. Come ci raccont Berkowitz, trovava eccitantissimo
entrare nell'ufficio postale e sentire la gente che parlava
del figlio di Sam senza sapere che era l.
L'aggressione successiva ebbe luogo a Bayside, nel Queens,
ma l'uomo e la donna sopravvissero. Cinque giorni pi tardi,
una coppia di Brooklyn non fu altrettanto fortunata. Stacy Moskowitz
mor all'istante; Robert Violante sopravvisse, ma condannato alla cecit.
Alla fine, il figlio di Sam fu arrestato perch la notte dell'ultimo
omicidio aveva parcheggiato la sua Ford Galaxy troppo
vicino a un idrante. Un testimone ricord di aver visto un
agente compilare una multa e da questa fu possibile risalire a
Berkowitz. Al momento dell'arresto, lui disse soltanto: Mi avete preso.
In seguito, Berkowitz spieg che Sam era il suo vicino
Sam Carr, il cui labrador nero, Harvey, era un demone di tremila
anni che gli ordinava di uccidere. A un certo punto, Berkowitz
aveva sparato al cane ma senza ucciderlo. Gli fu immediatamente
diagnosticata una forma di schizofrenia paranoide
da quasi tutta la comunit psichiatrica. Quanto alla graziosa
principessa, sembra che si trattasse di una delle vittime, Donna
Lauria, di cui Sam aveva promesso l'anima al demone.
Pi del contenuto, l'aspetto interessante delle lettere sta nei
cambiamenti della calligrafia. La prima missiva, all'inizio ordinata
e precisa, alla fine  quasi illeggibile. Quando gliene parlai,
Berkowitz ne fu sorpreso. Se avessi avuto l'opportunit di tracciare
il suo profilo dopo aver esaminato quel materiale, avrei capito
che era un individuo vulnerabile, incline a commettere errori
abbastanza stupidi da tradirlo.
Credo che a indurre Berkowitz ad aprirsi con noi sia stato
l'intenso lavoro di preparazione che avevamo svolto. Arrivammo
quasi subito a parlare del presunto demone che gli aveva
intimato di uccidere. Gli psichiatri avevano accettato per buona
la versione, ritenendola una spiegazione sufficiente, ma fino
al momento dell'arresto Berkowitz non aveva fatto alcun riferimento
al cane. Per lui, evidentemente, dopola cattura, quel
dettaglio rappresentava una sorta di via di scampo. Cos, quando
cominci a farfugliare del labrador, io mi limitai a dire:
Piantala con queste stronzate, David. Il cane non c'entra niente.
Lui rise e ammise che avevo ragione.
La verit  che David Berkowitz era infuriato per il trattamento
subito dalla madre e da altre donne della sua vita, e si
sentiva inadeguato di fronte a loro. La fantasia di possederle si
era col tempo evoluta in una micidiale realt. Per noi, la cosa
importante erano i dettagli.
Nel 1983 avevamo completato uno studio approfondito su
trentasei individui, e raccolto dati relativi a centodiciotto delle
loro vittime, in gran parte donne.
Da questo studio emerse una metodologia migliore per la
comprensione e la classificazione dei comportamenti criminali
violenti. Per la prima volta, era possibile stabilire un nesso fra
ci che accadeva nella mente dell'assassino e le tracce da lui disseminate
sulla scena del crimine. Questo, a sua volta, port a
metodi di indagine e cattura pi efficaci.
Nel 1988, ampliammo le nostre conclusioni in un saggio intitolato
Sexual Homicide: Pattems and Motives, edito dalla Lexington
Books. Mentre scrivo,  appena uscita la settima ristampa.
Ma a dispetto di tutto ci che abbiamo imparato, nel nostro
saggio riconosciamo senza esitazioni che questo studio offre pi domande che risposte.
Il viaggio nella mente dei criminali  una ricerca di cui ancora
non si vede la fine. I serial killer sono per definizione assassini
che imparano dall'esperienza. A noi spetta il compito di imparare pi in fretta di quanto facciano loro.
...
.
...
8. IL KILLER PRESENTA UN DISTURBO DEL LINGUAGGIO.
...
.
...
Nel 1980 mi capit di leggere sul giornale locale di una donna
anziana violentata e percossa da uno sconosciuto penetrato nella
sua abitazione. L'uomo aveva accoltellato i suoi due cani e
quindi era fuggito, dandola per morta. La comunit, diceva
l'articolo, era atterrita e stupefatta.
Due mesi dopo, di ritorno da un viaggio, chiesi a Pam se ci
fossero stati sviluppi. Alla sua risposta negativa, osservai che era
un vero peccato, perch, da quanto avevo letto e sentito, il caso
mi era parso relativamente semplice. Non rientrava nella giurisdizione
federale e nessuno aveva chiesto il nostro parere, ma in
quanto residente della zona decisi di offrire il mio aiuto.
Mi recai al comando di polizia e mi presentai al capo che,
molto cortesemente, accett di farmi parlare con gli agenti incaricati delle indagini.
Il capo degli agenti investigativi si chiamava Dean Martin e
fu lui a mostrarmi il materiale relativo al caso, che comprendeva
alcune foto. Fu proprio guardando le fotografie che cominciai a
farmi un'idea dell'assassino, nonch della dinamica del crimine.
Ecco come la vedo io dissi agli agenti che mi ascoltavano
con cortesia, anche se con una punta di scetticismo. L'assassino
 un adolescente fra i sedici e i diciassette anni. Quando la
vittima di un'aggressione sessuale  una donna anziana, bisogna
sempre cercare un giovane, ossia un individuo insicuro, con poca
o nessuna esperienza. Ha l'aria trasandata, i capelli arruffati.
La notte dell'omicidio, la madre o il padre lo cacciano di casa e
lui non sa dove andare. Ma non ha intenzione di allontanarsi
pi di tanto, e si mette alla ricerca del rifugio pi comodo,
pi vicino. Non ha una ragazza n amici cui rivolgersi in attesa
che passi la bufera. Si sente infelice e arrabbiato quando arriva
infine a casa dell'anziana signora. Ha sbrigato qualche lavoretto
per lei, e sa che vive sola e che non costituisce una minaccia.
Quando fa irruzione in casa, forse la donna protesta e lo
sgrida, o forse reagisce con terrore. Comunque sia, la sua reazione
infiamma il ragazzo, lo fa sentire importante. Sente il bisogno
di dimostrare a se stesso e al mondo che  un uomo. Cerca
di avere con lei un rapporto sessuale, ma non riuscendo a penetrarla
la picchia selvaggiamente, e in ultimo decide di liquidarla
perch in seguito non possa identificarlo. Non ha il viso coperto;
ha agito d'impulso, senza aver pianificato nulla. Lei per 
traumatizzata al punto che, pur sopravvivendo, non sar in grado
di fornire una descrizione alla polizia. Dopo l'aggressione,
sapendo che la sua vittima non ha l'abitudine di ricevere visitatori
durante la notte, l'assassino si attarda a mangiare e a bere,
perch a quel punto  affamato.
Chiedo quindi agli agenti se conoscono qualcuno che risponda
alla mia descrizione. Se riusciranno a individuarlo, aggiungo,
avranno trovato il colpevole. Loro si guardano. Uno sorride.
 uno psichiatra, Douglas?
No, rispondo, ma il mio lavoro sarebbe molto pi facile se lo fossi.
Glielo chiedo perch qualche settimana fa ci siamo rivolti a
una psichiatra, Beverly Newton, che ci ha detto pi o meno le stesse cose.
A quel punto la polizia interrog di nuovo un giovane che
viveva nella zona e che per un breve momento era stato considerato
un possibile sospetto. Ma non c'erano prove a suo carico
e lui non fece alcuna ammissione. Di l a poco, anzi, lasci la zona.
Gli agenti vollero sapere come avessi fatto a capire tante cose
pur non essendo uno psichiatra. In parte, per l'esperienza, che
mi consentiva di collegare un reato a una certa tipologia criminale.
Non  tutto, naturalmente; se cos fosse, basterebbe fornire
alla polizia un software in grado di elaborare una lista di sospetti
per qualunque reato commesso. Ma se  vero che nel nostro
lavoro ricorriamo moltissimo al computer, ci non toglie
che non si pu chiedere l'impossibile alle macchine. Tracciare
profili psicologici  un'attivit simile alla scrittura. A un computer
si possono fornire regole grammaticali e sintattiche, ma
non per questo sar in grado di scrivere un libro.
Quando affronto un caso nuovo, prima provvedo a raccogliere
tutte le prove a disposizione - verbali di polizia, descrizioni,
eventuali fotografie della vittima, referto dell'autopsia -,
quindi mi calo, psicologicamente ed emotivamente, nei panni
del soggetto. Cerco di pensare come pensa lui. Non so bene come
questo accada, e non escludo la presenza di una componente
patologica, bench preferisca attribuirne il merito alla creativit.
Capita a volte che gli psichiatri contribuiscano alla soluzione
di un caso. Alcuni di loro hanno la capacit di concentrarsi
inconsciamente su particolari specifici, e da questi trarre conclusioni
logiche, proprio come io stesso cerco di fare e di insegnare
ai miei uomini. Tuttavia, consiglio sempre agli investigatori
di rivolgersi a uno psichiatra solo come ultima risorsa, e di
non fornirgli tutti i dettagli del caso. In seguito all'assassinio di
molti bambini, ad Atlanta, centinaia di psichiatri offrirono i loro
servizi alla polizia, ma nessuna delle descrizioni che fornirono
si avvicinava anche solo lontanamente alla realt.
Pi o meno all'epoca dell'episodio che ho appena raccontato,
alcuni dipartimenti della polizia della San Francisco Bay mi
chiesero di collaborare alle indagini su una serie di omicidi verificatisi
nei boschi della zona e che venivano attribuiti a un unico
soggetto, soprannominato dalla stampa il killer dei sentieri.
Questo perch le zone interessate costeggiavano sentieri utilizzati per il jogging.
Tutto era cominciato nell'agosto del 1979, quando Edda
Kane, un'atletica quarantaquattrenne dirigente di banca, scomparve
mentre risaliva la vetta orientale di Mount Tamalpais,
una bella montagna che guarda il Golden Gate Bridge e la
San Francisco Bay, e nota come la Sleeping Lady, la Dama Addormentata.
Poich al crepuscolo la donna non era ancora rientrata, il
marito, preoccupato, si rivolse alla polizia. Il cadavere della
Kane fu ritrovato dai cani il pomeriggio successivo. Era nuda,
tranne che per una calza, e giaceva prona con le ginocchia piegate
sul petto, quasi in atteggiamento di supplica. Era stata uccisa
con un proiettile alla nuca e non c'erano tracce di violenza
carnale. Il killer le aveva portato via le tre carte di credito e dieci
dollari in contanti, lasciando per la fede nuziale e altri gioielli.
Il marzo successivo, nel Mount Tamalpais Park venne rinvenuto
il cadavere della ventitreenne Barbara Schwartz. Era stata pugnalata
pi volte al petto, anche lei apparentemente mentre stava
inginocchiata. In ottobre, la ventiseienne Anne Alderson non
rientr dalla passeggiata che faceva abitualmente lungo il limitare
del parco. Fu ritrovata il pomeriggio successivo, uccisa da
un colpo di pistola sul lato destro della testa. A differenza delle
vittime precedenti, era vestita, appoggiata a un macigno, e dei
suoi gioielli mancava soltanto l'orecchino destro. Il guardiano
del parco, John Henry, disse di averla vista quella mattina seduta
nell'anfiteatro, a contemplare l'alba. Altri due testimoni l'avevano
notata a circa un chilometro di distanza dal punto in cui
era stato rinvenuto il corpo di Edda Kane.
I sospetti si appuntarono su Mark McDermand, i cui parenti,
madre invalida e fratello schizofrenico, erano stati ritrovati
uccisi a colpi di pistola nella loro casa di Mount Tamalpais.
Dopo undici giorni di latitanza, McDermand si costitu al capitano
della squadra investigativa della contea di Marin, Robert
Gaddini. Fu possibile collegarlo all'assassinio della madre e del
fratello ma, bench McDermand possedesse molte armi, fra
queste non vennero trovate la '44 e la '38 utilizzate per gli
omicidi dei sentieri. E poco dopo i delitti ripresero.
In novembre, la venticinquenne Shauna May non si present
all'appuntamento che aveva con due amici a Point Reyes
Park, pochi chilometri a nord di San Francisco. Due giorni dopo,
il suo corpo fu scoperto in una tomba poco profonda vicino
al cadavere, ormai in decomposizione, della ventiduenne Diana
O'Connell, di New York, scomparsa nel parco un mese prima.
Entrambe le donne erano state colpite alla testa.
Lo stesso giorno, il parco restitu altri due cadaveri, in seguito
identificati come Richard Stowers, diciannove anni, e la sua
fidanzata diciottenne Cynthia Moreland, scomparsi entrambi
dalla met di ottobre. Le indagini stabilirono che, come Anne
Alderson, erano stati uccisi durante il fine settimana lungo del Columbus Day.
Gli omicidi precedenti avevano seminato il terrore tra gli
abituali frequentatori di quei sentieri, soprattutto fra le donne,
ma la scoperta di quattro cadaveri in un solo giorno scaten il
panico. Lo sceriffo della contea di Marin, G. Howenstein Jr.,
aveva raccolto le deposizioni di parecchi testimoni che avevano
visto le vittime in compagnia di strani uomini poco prima della
morte. Sfortunatamente, e come spesso accade, le loro descrizioni
non coincidevano affatto. Howenstein rese pubblico il ritrovamento
di un paio di occhiali bifocali, presumibilmente appartenuti
al killer, vicino al cadavere di Barbara Schwartz, e
provvide a inviare un volantino informativo a tutti gli ottici della
zona. Poich la montatura risult una di quelle in dotazione
nelle carceri, il capitano Gaddini contatt il dipartimento della
Giustizia della California, nel tentativo di identificare tutti i detenuti
con precedenti di violenza contro le donne rilasciati negli
ultimi mesi. A quel punto, eravamo in molti a lavorare al caso.
La stampa ipotizz che il killer dei sentieri fosse il killer
dello Zodiaco di Los Angeles, ancora sconosciuto ma inattivo
dal 1969. Forse era tornato in libert dopo aver trascorso quegli
anni in carcere per qualche altro reato. Ma a differenza di quello
di Los Angeles, il killer dei sentieri non sembrava provare alcuna
necessit di contattare la polizia, n di sfidarla.
Lo sceriffo Howenstein si rivolse a uno psicologo di Napa, il
dottor R. William Mathis. Basandosi sugli aspetti rituali degli
omicidi, lo psicologo afferm che con ogni probabilit l'assassino
aveva conservato gli oggetti prelevati dai cadaveri delle vittime,
e sugger di pedinare eventuali sospetti per almeno una
settimana, nella speranza di arrivare all'arma del delitto o ad altre
prove. Quanto all'aspetto fisico e alle caratteristiche comportamentali,
descrisse un uomo distinto dalla personalit vincente.
In seguito a questa analisi, Howenstein e Gaddini allestirono
varie trappole che tuttavia non funzionarono. Intanto, erano
sottoposti a una pressione sempre pi intensa. Lo sceriffo rilasci
una dichiarazione in cui affermava che l'assassino tendeva
agguati alle sue vittime, e che prima di ucciderle forse le costringeva
a implorarlo di risparmiarle.
Quando decise di rivolgersi a Quantico, l'ufficio dell'FBI di
San Rafael contatt inizialmente Roy Hazelwood, il nostro
esperto in stupri e violenza sulle donne. Roy, che era un uomo
sensibile, era rimasto molto colpito dal caso. Quando me ne
parl, ebbi quasi la sensazione che se ne sentisse personalmente
responsabile e che, giudicando insufficienti gli sforzi combinati
dell'FBI e di una decina di agenzie locali, ritenesse suo dovere
adoperarsi per la cattura del colpevole.
In quel periodo, Roy insegnava ancora a tempo pieno, mentre
io ero l'unico membro della nostra unit a lavorare attivamente
ai casi. Roy mi propose di andare a San Francisco per collaborare con la polizia.
Come ho gi avuto modo di dire, l'entrata in scena dell'FBI
provoca spesso il risentimento degli investigatori locali, ma
questo non accadde nel dipartimento della contea di Marin,
dove ricevetti una cordiale accoglienza. Del materiale raccolto,
mi interessavano soprattutto le osservazioni del sergente Rich
Keaton, secondo il quale tutti gli omicidi erano stati commessi
in luoghi isolati, dove gli alberi erano cos fitti da nascondere
quasi completamente il cielo. Tutti luoghi accessibili solo a piedi,
con una camminata di almeno un chilometro e mezzo. Anne
Alderson era stata uccisa non lontano da una scorciatoia che si
dipartiva dall'anfiteatro. Tutto questo mi port a pensare che
l'assassino fosse un locale, buon conoscitore della zona.
Esposi le mie considerazioni in un'aula della sede dello sceriffo
della contea di Marin. Delle cinquanta o sessanta persone
presenti, una decina erano agenti federali e gli altri funzionari di polizia e detective.
Cominciai mettendo in discussione il profilo di cui la polizia
disponeva. Non credevo che il nostro uomo fosse di bell'aspetto,
affascinante e sofisticato. Le molteplici pugnalate, la velocit
e la precisione delle aggressioni parlavano invece di un individuo
asociale (bench non necessariamente antisociale), chiuso,
insicuro, incapace di sostenere una conversazione con le vittime,
di pilotarle o persuaderle con le parole a fare ci che lui voleva.
Tutte le donne uccise erano in buona forma fisica, e che lui le
aggredisse alle spalle significava a mio avviso che voleva colpirle
e averle in suo potere senza lasciar loro il tempo di reagire.
Quelli non erano delitti nati dalla familiarit. I luoghi scelti
dall'assassino erano isolati, fuori mano, e certo non gli era mancato
il tempo per mettere in pratica le sue fantasie. E tuttavia,
avvertiva ugualmente la necessit di un attacco a sorpresa. I cadaveri
erano palesemente stati manipolati, ma non portavano
segni di violenza sessuale. Con ogni probabilit c'era stata masturbazione,
ma nessun rapporto completo. Le vittime, inoltre,
costituivano un gruppo quanto mai eterogeneo, mentre i killer
pi sofisticati, come ad esempio Ted Bundy, manifestavano di
solito preferenze precise. Il killer dei sentieri, invece, non era
selettivo. Mi ricordava un ragno in paziente attesa che la vittima
rimanga intrappolata nella ragnatela. Aggiunsi che, a mio parere,
aveva precedenti penali e mi dichiarai d'accordo col capitano
Gaddini, il quale riteneva che avesse scontato una pena detentiva,
presumibilmente per stupro o, pi precisamente, per tentato
stupro. Non per per omicidio, cui doveva averlo indotto
un fattore scatenante. Ero quasi certo che fosse bianco, dato che
lo erano le vittime, e che svolgesse un lavoro manuale in un settore
meccanico o industriale. Intorno alla trentina, possedeva
un'intelligenza decisamente superiore alla media. E a frugare
nel suo passato si sarebbero certamente individuati due dei comportamenti
che formano la triade omicida.
Un'altra cosa, aggiunsi dopo una pausa a effetto. L'assassino
 affetto da un disturbo del linguaggio.
La reazione, bench tacita, fu inequivocabile. Che razza di
pallone gonfiato!, pensavano tutti.
Che cosa glielo fa credere? mi chiese in tono sarcastico un
agente. Le pugnalate le sembrano forse un lavoro balbuziente?
Spiegai di essere arrivato a quella conclusione grazie a una
combinazione di riflessioni induttive e deduttive. La scelta di
localit isolate, gli attacchi a sorpresa a dispetto della solitudine.
Tutto mi diceva che ci trovavamo di fronte a un individuo affetto
da un disturbo che gli creava imbarazzo o vergogna. Sopraffare
una vittima ignara e dominarla era il suo modo di superare
il proprio disturbo. Poteva trattarsi anche di una patologia
diversa, ammisi, ma le aggressioni ci permettevano di escludere
problemi fisici di una certa entit. Nessun testimone aveva
parlato di anomalie o deturpazioni evidenti. Un disturbo del
linguaggio, invece, poteva creare al soggetto sconosciuto disagio
nell'ambito delle normali relazioni interpersonali, senza tuttavia
farlo spiccare tra una folla. Nessuno si sarebbe accorto di
nulla finch lui non avesse aperto bocca per parlare.
E se si sbaglia, Douglas?
Posso sbagliarmi su alcuni particolari, replicai con sincerit.
Sull'et, forse, sull'occupazione o sul quoziente intellettivo.
Ma non mi sbaglio certamente a proposito dell'etnia, del sesso e
della natura manuale del lavoro che svolge. E non mi sbaglio
nell'affermare che il nostro uomo  affetto da un disturbo che
lo infastidisce molto. Forse non  un disturbo del linguaggio,
ma io credo di s.
Non sapevo se e quanto fossi stato convincente, ma in seguito
uno degli agenti venne a dirmi: Non so se abbia ragione o
torto, John, ma almeno ha impresso una direzione alle indagini.
Fa sempre piacere sentirselo dire, anche se poi si resta col
fiato sospeso fino alla soluzione del caso.
Tornai a Quantico, lasciando lo sceriffo e il dipartimento di
polizia al loro lavoro.
Il 29 marzo, il killer colp ancora, questa volta all'interno
dell'Henry Cowell Redwoods State Park, vicino a Santa Cruz.
Quando Ellen Marie Hansen, studentessa ventenne dell'Universit
della California di Davis, oppose resistenza, l'assassino
le spar con una calibro 38, uccidendola, poi fer gravemente
il suo compagno, Steven Haertle. Il giovane, dato erroneamente
per morto, fu invece in grado di fornire alla polizia la parziale
descrizione di un uomo con i denti storti e giallastri. In base a
questa e ad altre testimonianze, la polizia lo colleg a un'auto
straniera di colore rosso e modello recente, forse una Fiat. Neppure
su questo particolare, tuttavia, c'era unanimit. Secondo
Haertle, l'uomo era fra i cinquanta e i sessantanni e affetto
da calvizie. L'esame balistico stabil che l'arma era una di quelle
utilizzate dal killer dei sentieri.
Il 1 maggio scomparve un'altra ventenne, Heather Roxanne
Scaggs. Studentessa di grafica, aveva detto al fidanzato, alla madre
e alla compagna di camera di avere appuntamento con un
insegnante di materie tecniche della scuola, David Carpenter,
il quale aveva un amico disposto a venderle un'auto. Carpenter
aveva cinquant'anni, un'et insolita per questo genere di crimini.
Da quel momento, molte tessere del puzzle cominciarono a
andare a posto. Carpenter guidava una Fiat rossa col tubo di
scappamento storto, un'informazione, questa, su cui la polizia
aveva mantenuto il riserbo.
Si sarebbe dovuto arrivare prima a David Carpenter. Ma
l'incredibile fortuna che lo accompagnava e il coinvolgimento
di numerose giurisdizioni avevano complicato la situazione.
Carpenter era stato in carcere per sei reati a sfondo sessuale.
Paradossalmente, il suo nome non figurava nell'elenco dei detenuti
in libert condizionale perch era stato rilasciato dallo Stato
della California per scontare una sentenza federale e, bench libero,
tecnicamente era ancora sotto la custodia federale. Non
solo: lui e Barbara Schwartz, accanto alla quale erano stati trovati
i suoi occhiali, andavano dallo stesso ottico! Purtroppo per
lui, non aveva visto il volantino distribuito dagli uomini dello sceriffo.
Si fecero avanti altri testimoni, fra cui una donna anziana che
aveva riconosciuto l'identikit mostrato in televisione; vent'anni
prima, raccont, l'uomo era stato commissario di bordo sulla
nave che aveva trasportato lei e i suoi figli in Giappone, e aveva
dedicato continue e inopportune attenzioni alla sua giovane figliola.
E Peter Berest, direttore della filiale di Daly City della Glen
Park Continental Savings and Loan, si ricord della sua graziosa
e fidata cassiera part-time, la liceale Anna Kelly Menjivar, scomparsa
da casa alla fine di dicembre. Bench la sua sparizione non
fosse stata associata ai delitti dei sentieri, anche il suo cadavere
era stato scoperto nel Mount Tamalpais Park. Berest ramment
la gentilezza mostrata da Anna a un cliente regolare, affetto da
grave balbuzie e che, come apprese successivamente, nel 1960
era stato arrestato per aver aggredito una giovane donna.
La polizia di San Jose e l'FBI misero Carpenter sotto sorveglianza,
e qualche tempo dopo lo arrestarono. L'uomo, risult,
aveva avuto una madre dominatrice e violenta, un padre che,
almeno sul piano psicologico, lo era altrettanto, e bench dotato
di una notevole intelligenza era stato emarginato dai compagni
per via di una spiccata balbuzie. La sua infanzia era stata caratterizzata
da episodi di enuresi e crudelt verso gli animali.
Una volta adulto, la rabbia e la frustrazione si erano evolute
in accessi di collera violenta quanto imprevedibile e impulsi sessuali
apparentemente irreprimibili.
Il primo reato che doveva portarlo in carcere, l'aggressione a
una donna armato di coltello e martello, si verific in seguito
alla nascita di un figlio, quando il suo matrimonio era gi in
crisi. Durante la brutale aggressione e subito dopo, riferir la
vittima, la balbuzie era scomparsa.
Nel 1978 il direttore dell'FBI, William Webster, aveva autorizzato
gli istruttori di analisi comportamentale a fornire un servizio
di consulenza, ma fu solo nei primi anni Ottanta che tale
servizio acquist popolarit. Bench fossimo soddisfatti del nostro
lavoro e dei risultati che ottenevamo, ai vertici nessuno sapeva
con certezza se si trattava di un utilizzo efficace delle risorse
e degli effettivi del Bureau. Cos, nel 1981, l'Unit di sviluppo
e ricerca istituzionale, allora diretta da Howard Teten, diede
il via al primo studio approfondito di quello che allora si chiamava
semplicemente Programma di profiling. L'iniziativa di
Teten mirava a stabilirne l'efficacia e l'eventuale opportunit di
continuare a utilizzarlo. Il questionario venne inviato a tutti i
nostri referenti, tra cui figuravano dipartimenti di polizia di
Stato, citt e contea, sceriffi e agenti operativi dell'FBI. Bench
gran parte delle richieste riguardassero casi di omicidio, l'Unit
di sviluppo e ricerca raccolse anche i dati relativi a stupri, rapimenti,
estorsioni, morti accidentali e minacce.
Per molti dipendenti del Bureau, la descrizione di profili psicologici
era ancora una pratica poco chiara, difficile da valutare.
Di conseguenza, se lo studio non avesse provato la sua reale utilit,
tutte le attivit dell'Unit di analisi comportamentale estranee
all'insegnamento avrebbero avuto vita breve.
Ci sentimmo quindi enormemente sollevati quando, nel dicembre
del 1981, i questionari vennero restituiti. Gli investigatori
di tutto il Paese si dicevano entusiasti del nostro lavoro e
auspicavano che il programma continuasse. Per quasi tutti, la
nostra tecnica era utile soprattutto perch consentiva di ridurre
il numero dei sospetti e restringere di conseguenza il campo delle
indagini. Un esempio tipico era dato dall'assassinio brutale e
apparentemente immotivato di Francine Elveson, avvenuto nel
1979 nel Bronx, non lontano da alcuni dei luoghi di caccia di
David Berkowitz. Anzi, il dipartimento di polizia newyorkese
temeva di essersi imbattuto in un suo emulo.
Francine Elveson, ventisei anni, era insegnante di sostegno
presso un centro della zona. Piccola e minuta, era dotata di
grande capacit di comprensione, essendo lei stessa portatrice
di una disabilit minore, la cifoscoliosi. Timida e riservata, viveva
coi genitori nel condominio di Pelham Parkway House.
Quella mattina, era uscita come al solito di casa alle sei e mezzo.
Verso le otto e venti, un quindicenne che abitava nello stesso
stabile trov il suo portafogli sulle scale, tra il terzo e il quarto
piano. Non volendo fare tardi a scuola, lo conserv fino al suo
ritorno a casa per il pranzo, quando finalmente lo consegn al
padre. Questi si present a casa Elveson poco prima delle tre e
affid il portafogli alla madre di Francine, che subito chiam la
figlia sul posto di lavoro per avvertirla del ritrovamento. Seppe
cos che quel giorno la ragazza non si era presentata al centro.
Allarmata, la donna perlustr le scale con l'aiuto dell'altra figlia e di un vicino.
Sul pianerottolo dell'ultimo piano li aspettava uno spettacolo
terrificante. Francine era nuda, ed era stata percossa con tanta
violenza che il medico legale riscontr la frattura della mascella,
del naso e degli zigomi. Era stata disposta a gambe e braccia allargate,
e le erano stati legati polsi e caviglie con la cintura e le
calze di nylon. L'autopsia accert che i lacci erano stati applicati
dopo la morte. E sempre dopo la morte i capezzoli le erano stati
recisi e appoggiati sul torace. In testa le erano state infilate le
mutandine, cos da coprirle il viso, e c'erano segni di morsi sulle
cosce e sulle ginocchia. Innumerevoli escoriazioni superficiali
suggerivano l'utilizzo di un temperino. Ombrello e penna le
erano stati infilati nella vagina e il pettine era stato collocato
tra il pelo pubico. Gli orecchini erano per terra, ai lati della testa.
Era stata strangolata con la cinghia della tracolla. Su una coscia
il killer aveva scritto: Non potete fermarmi, e sullo stomaco:
Fottetevi, con la penna che poi le aveva introdotto
nella vagina. Inoltre, aveva defecato accanto al cadavere e coperto
gli escrementi con alcuni degli indumenti di Francine.
La signora Elveson rifer alla polizia la scomparsa di un ciondolo
riproducente una lettera dell'alfabeto ebraico che Francine
portava sempre al collo. Quando ebbe descritto il monile, gli
agenti investigativi realizzarono che il cadavere era stato posizionato
in modo da assumere la stessa forma.
Sul cadavere furono trovate tracce di liquido seminale, ma
nel 1979 l'esame del DNA era ancora di l da venire. L'assenza
di sangue e di frammenti di pelle sotto le unghie indicavano che
la vittima non aveva opposto resistenza. L'unica prova tangibile
era un pelo appartenente a un individuo di colore, rinvenuto durante l'autopsia.
Indagini successive stabilirono che l'aggressione aveva avuto
luogo mentre Francine scendeva l'ultima rampa di scale. L'assassino
l'aveva picchiata fino a farle perdere conoscenza, poi l'aveva
portata di sopra. Non c'erano tracce di violenza carnale.
Un assassinio cos brutale non poteva non suscitare sensazione.
Venne costituita una task force di ventisei agenti investigativi
cui spett il compito di interrogare pi di duemila potenziali
testimoni e sospetti e controllare i movimenti di tutti i molestatori
sessuali di New York City. Ma dopo un mese, le indagini non avevano fatto progressi.
Pensando che un altro parere non avrebbe guastato, l'agente
della New York Housing Authority Tom Foley e il tenente Joe
D'Amico portarono a Quantico tutto il materiale relativo all'omicidio.
Io, Roy Hazelwood, Dick Ault e Tony Rider li incontrammo nella mensa dirigenziale.
Basandomi sul materiale menzionato e la consueta immedesimazione
con la vittima e l'assassino, elaborai un profilo. La
polizia doveva cercare un maschio bianco di aspetto comune,
et compresa fra i venticinque e i trentacinque anni, fisicamente
trasandato, disoccupato, di abitudini prevalentemente notturne,
che abitava nel raggio di un chilometro dal luogo del delitto
con i genitori o un'anziana parente. L'uomo non era sposato,
non aveva relazioni sentimentali n amici intimi; al liceo o all'universit
era stato un emarginato, non aveva esperienza militare,
non possedeva un'auto, aveva una scarsa stima di se stesso
ed era stato o era attualmente in cura presso un centro di igiene
mentale dove gli venivano prescritti farmaci. Aveva tentato di
suicidarsi mediante autostrangolamento o asfissia, non era un
consumatore abituale di droghe n di alcol e possedeva una ricca
collezione di materiale pornografico sadomaso. Quello di
Francine era il suo primo omicidio, anzi, il primo crimine grave
che avesse mai commesso, ma se non fosse stato fermato avrebbe colpito ancora.
Non dovrete andare lontano per trovarlo, dissi agli agenti.
E avete gi parlato con lui. Aggiunsi che avevano certamente
parlato anche con la sua famiglia, e che l'uomo si era mostrato
forse perfino troppo collaborativo. Non era escluso che si mettesse
nuovamente in contatto con loro, nel tentativo di seguire le indagini da vicino.
Si trattava evidentemente di un crimine casuale. I genitori di
Francine ci dissero che la ragazza non scendeva sempre a piedi. A
volte usava l'ascensore e non c'era modo di prevedere che cosa
avrebbe fatto in un determinato giorno. Inoltre, tutti gli oggetti
impiegati nell'aggressione appartenevano a lei. L'assassino non
aveva portato nulla sulla scena, se non forse un temperino. La
conclusione era ovvia: l'uomo non aveva teso un agguato n
era arrivato sul posto gi intenzionato a uccidere. Questo ci port
a un'altra deduzione: se il soggetto non era entrato nell'edificio
con l'intenzione di uccidere, doveva averlo fatto per qualche
altro motivo. E per imbattersi in Francine prima delle sette del
mattino, o viveva nello stesso fabbricato, o ci lavorava o comunque
lo conosceva molto bene. Poteva di conseguenza trattarsi di
un postino, o magari di un dipendente dell'azienda elettrica, anche
se io lo ritenevo improbabile perch in questo caso difficilmente
avrebbe avuto a disposizione il tempo che invece aveva
evidentemente dedicato alla vittima. Poich nel palazzo nessuno
aveva notato niente di insolito, l'assassino doveva essere conosciuto,
e questo veniva confermato dal fatto che Francine non
aveva urlato n opposto resistenza. A causa dei risvolti sessuali
del delitto, ci sembr ragionevole ipotizzare che l'omicida fosse
intorno alla trentina, ossia pi o meno coetaneo della vittima. In
base a questa sola circostanza, ero pronto a eliminare dalla rosa
dei sospetti il quindicenne che aveva trovato il portafogli (nonch
il padre quarantenne di lui). L'esperienza mi diceva che era
improbabile che un soggetto di quell'et si accanisse in quel modo
sul cadavere. Neppure Monte Rissell, uno stupratore seriale
estremamente precoce, si era comportato cos. Inoltre, il
quindicenne era nero e, bench l'autopsia avesse portato alla
scoperta di un pelo negroide, io restavo convinto che il nostro
uomo fosse bianco. Di rado nei crimini di questo tipo sono
coinvolte vittime di etnia diversa da quella dell'assassino e,
quando questo accade, ci sono di norma altre prove a indicarlo.
Bench la polizia tendesse a sospettare di un ex custode di colore
che non aveva mai restituito le chiavi, io ero propenso a scartarlo,
in base alle considerazioni comportamentali appena esposte e
al fatto che qualche inquilino lo avrebbe certamente notato.
Come spiegavo allora la presenza del pelo negroide?, volle sapere la polizia.
Non potevo spiegarlo, il che mi causava un certo disagio, ma
non per questo mi discostai dalle mie posizioni.
Avevamo per le mani un crimine ad alto rischio e una vittima
a basso rischio. Francine non era fidanzata, non era una prostituta
n una tossicodipendente e neppure una bella bambina rimasta
sola. Il delitto non si era verificato in un quartiere malfamato:
lo stabile era abitato per il cinquanta per cento da neri,
per il quaranta per cento da bianchi e per il dieci per cento da
latinoamericani, e nessun crimine analogo aveva mai avuto luogo
n l n nei palazzi vicini. Il fatto che l'aggressore non avesse
scelto uno scenario pi sicuro, unito alla evidente non premeditazione,
lo indicava come un soggetto disorganizzato.
Un insieme di altri fattori mi forn un'immagine pi chiara
della sua tipologia. Il cadavere era stato orribilmente mutilato e
su di esso l'omicida si era masturbato, ma non c'era stato rapporto
sessuale. La penetrazione con l'ombrello e con la penna
era palesemente destinata a sostituire l'atto sessuale. Bisognava
di conseguenza cercare un uomo insicuro e sessualmente immaturo,
la cui masturbazione si inquadrava in uno schema rituale
su cui doveva fantasticare da tempo. Aveva legato Francine
quando era gi svenuta, se non addirittura morta. La scelta di
neutralizzare la vittima, peraltro fisicamente fragile, prima di attuare
la fantasia di violenza, confermava la mia ipotesi: il nostro
uomo aveva enormi difficolt a instaurare rapporti con le donne.
Se mai usciva con qualcuna, cosa di cui dubitavo, era con
ragazze molto pi giovani di lui, facilmente controllabili.
Il soggetto sconosciuto non aveva un impiego a tempo pieno:
lo si deduceva dalla sua presenza nell'edificio all'ora in cui
altri, e la stessa Francine, uscivano per recarsi al lavoro. Ammesso
che lavorasse, lo faceva part-time e forse si trattava di un impiego notturno e poco retribuito.
Di conseguenza, non viveva solo perch non avrebbe potuto
permetterselo. A differenza di altri, pi raffinati assassini, non
era neppure in grado di nascondere del tutto la propria diversit,
e ci significava che non aveva amici e che non doveva avere
mai trovato qualcuno con cui dividere un appartamento. Immaginavo
che abitasse con i genitori o, pi facilmente, con
un solo genitore o una parente di sesso femminile pi anziana,
come una sorella maggiore o una zia. Non avendo la possibilit
di comprarsi un'automobile, aveva raggiunto la casa di Francine
con mezzi pubblici oppure a piedi o, in alternativa, abitava
l. Poich non lo vedevo prendere l'autobus a un'ora cos antelucana,
ritenevo pi probabile che abitasse nell'edificio o nelle immediate vicinanze.
C'era poi da considerare la disposizione dei vari oggetti rituali:
i capezzoli recisi, gli orecchini, il cadavere stesso. L'esistenza
di un tratto compulsivo in mezzo al caos di un omicidio
disorganizzato mi disse che eravamo alle prese con un uomo
affetto da gravi turbe psichiche, che probabilmente seguiva o aveva
seguito una terapia farmacologica. Questo, e l'ora in cui il
delitto era avvenuto, escludeva la dipendenza alcolica. Qualunque
fosse la sua patologia, si stava aggravando, e chi gli stava vicino
non avrebbe potuto fare a meno di notarlo. Non si potevano
escludere tentativi di suicidio, soprattutto mediante soffocamento,
il metodo scelto per uccidere Francine. Ero pronto a
scommettere che viveva o aveva vissuto in un istituto per malati
mentali, e per questo non aveva prestato servizio militare. Inoltre,
pensavo che avesse avuto un'adolescenza di emarginazione,
caratterizzata da ambizioni mai soddisfatte. Ero ragionevolmente
certo che quello fosse il suo primo omicidio, ma se l'avesse
fatta franca avrebbe continuato. Non prevedevo che tornasse
a colpire in tempi brevi; l'omicidio di Francine sarebbe
stato sufficiente per settimane o mesi. Ma alla fine, quando le
circostanze fossero state favorevoli e il caso gli avesse offerto
un'altra vittima, avrebbe ucciso ancora. Me lo dicevano i messaggi
scritti sul cadavere della giovane vittima.
Ancora: il fatto che avesse disposto il cadavere in una posizione
a un tempo ritualistica e degradante indicava una totale assenza
di rimorso. Se lo avesse rivestito, avrei potuto interpretare
le mutandine sul viso come un segno di pentimento e desiderio
di restituire qualche dignit alla vittima, ma la nudit di Francine
lo negava. L'assassino le aveva coperto il viso per spersonalizzarla ancora di pi.
Tuttavia, era interessante il fatto che avesse usato gli indumenti
di lei per nascondere le proprie feci. Sarebbe stato possibile
leggere gli escrementi lasciati in vista come un elemento
della fantasia rituale o come un ulteriore segno di disprezzo verso
la vittima in particolare e le donne in genere. Ma non era andata
cos; forse era l da molto tempo, forse non era riuscito a
controllarsi, o forse erano vere entrambe le cose. Sulla base di
esperienze precedenti, ritenni che la sua incapacit di trattenersi
dal defecare sulla scena del crimine fosse dovuta anche all'assunzione di farmaci.
Armati del profilo, gli investigatori tornarono a occuparsi di
sospetti gi interrogati: dei ventidue selezionati risult che soltanto
uno corrispondeva alla mia descrizione.
Si chiamava Carmine Calabro. Trentenne, bianco, attore disoccupato,
viveva saltuariamente con il padre vedovo nel condominio
degli Elveson, sullo stesso piano. Era scapolo e si sapeva
che aveva difficolt nei rapporti con le donne. Non aveva fatto il
militare e quando la polizia perquis la sua stanza trov un'ampia
collezione di cinghie e materiale pornografico sadomaso.
Inoltre aveva tentato pi volte di suicidarsi mediante impiccagione
e soffocamento, sia prima sia dopo l'omicidio Elveson.
Ma aveva un alibi. Come da me ipotizzato, la polizia aveva
gi interrogato il padre e da questi aveva appreso che Carmine
era paziente interno di un locale ospedale psichiatrico, dove veniva
sottoposto a cure antidepressive. Era questo il motivo per
cui la polizia lo aveva scartato nella prima fase delle indagini.
Nuovi controlli permisero di appurare che il sistema di sicurezza
dell'ospedale era estremamente carente, e in seguito fu possibile
provare con assoluta certezza che la sera precedente all'omicidio
di Francine Carmine aveva lasciato l'istituto senza
autorizzazione: era semplicemente uscito.
Tredici mesi dopo l'omicidio, Carmine Calabro fu arrestato
e sottoposto alle rilevazioni delle impronte dentali. Tre dentisti
della polizia confermarono che queste coincidevano con i segni
impressi sul corpo di Francine. Fu su questa prova che si imperni
il processo e, bench si dichiarasse non colpevole, Calabro
fu condannato a venticinque anni di carcere.
Quanto al pelo negroide, non era in alcun modo collegato al
delitto. L'ufficio del medico legale scopr che il sacco con cui il
corpo di Francine Elveson era stato portato all'obitorio era gi
stato utilizzato per il trasporto di un uomo di colore, e che successivamente
non era stato pulito in modo adeguato. Questo
dimostra quanto possano essere fuorvianti le prove fisiche, e
la necessit di considerarle con cautela quando non si adattano
al quadro generale elaborato dagli investigatori.
Il caso Elveson fu di grande soddisfazione per noi, soprattutto
perch ci permise di convincere alcuni fra i pi validi e competenti
rappresentanti delle forze dell'ordine. Su Psychology
Today dell'aprile 1983, il tenente D'Amico scrisse: Lo incastrarono
talmente in fretta che chiesi all'FBI perch non ci avessero
dato anche il suo numero di telefono.
Dopo la pubblicazione dell'articolo, Calabro ci scrisse dal
Clinton Correctional Facility di Dannemora, New York, e questo
bench n io n Hazelwood fossimo stati citati. Nella sua
lettera, confusa e costellata di errori, Calabro si complimentava
con l'FBI e con il dipartimento di polizia di New York, ribadiva
la propria innocenza, si paragonava a David Berkowitz e a
George Metesky, Mad Bomber, e scriveva inoltre: Non
sto contraddicendo il vostro profilo; anzi, su due punti credo
sinceramente che siate nel giusto.
Continuava chiedendoci se fossimo a conoscenza della presenza
di un pelo estraneo sul cadavere, circostanza che a suo avviso
avrebbe potuto discolparlo. Poi, abbastanza stranamente,
ci chiedeva quando saremmo andati da lui con il profilo, e se
davvero avessimo prove a sufficienza. Se cos era, non avrebbe
pi sollevato l'argomento, ma in caso contrario ci avrebbe scritto di nuovo.
Interpretai la sua lettera come la possibilit di includere Calabro
nel nostro studio, e nel luglio del 1983 Bill Hagmaier e
Rosanne Russo, una delle prime donne dell'Unit di analisi
comportamentale, andarono a parlargli a Clinton. In seguito
lo descrissero come un uomo nervoso, ma educato e collaborativo,
proprio come si era dimostrato con la polizia. Parl diffusamente
della propria innocenza e dichiar che era stato ingiustamente
condannato a causa dei segni delle morsicature. In
conseguenza di questo, si era fatto togliere tutti i denti, perch
non potessero accusarmi di nuovo, ed esib orgogliosamente la
bocca sdentata. Per il resto, il colloquio fu una sorta di ripetizione
della lettera, bench Hagmaier e la Russo sostenessero che
sembrava molto interessato al loro lavoro e riluttante a lasciarli
andar via. Perfino in carcere, Calabro restava un solitario.
Non dubito affatto che Carmine Calabro sia un individuo
profondamente disturbato. Nulla nel suo caso, e neppure nel
suo background, sta a indicare un approccio normale alla vita.
Allo stesso tempo, sono convinto che, come gran parte degli individui
disturbati, fosse in grado di percepire la differenza fra il
bene e il male. Avere fantasie bizzarre non  un crimine, ma certamente
lo  la scelta di concretizzarle a danno di altri.
...
.
...
9. NEI PANNI ALTRUI.
...
.
...
Nei primi anni Ottanta, seguivo pi di centocinquanta casi all'anno
e viaggiavo per un uguale numero di giorni, poich col
crescere della popolarit del nostro lavoro le richieste di aiuto
arrivavano sempre pi numerose dagli Stati Uniti e dall'estero.
Costretto a stabilire priorit, privilegiavo i casi di stupro-omicidio
suscettibili di evolversi in nuovi delitti.
Capitava che a volte la polizia ci contattasse per casi archiviati
o in cui il protagonista non era pi in attivit. Sapevo che
spesso erano le famiglie delle vittime a premere per una soluzione,
ma, pur offrendo loro tutta la mia comprensione, non potevo
permettermi di sprecare tempo prezioso in analisi destinate
a finire in un archivio.
Quanto ai casi attivi, era necessario valutare con attenzione le
richieste, e nei primi tempi mi insospettivo sempre un po'
quando arrivavano da dipartimenti importanti, come New
York e Los Angeles. A volte era in corso un conflitto di competenze
con l'FBI, oppure nel caso era coinvolto un uomo politico
locale, e la polizia preferiva passare a qualcun altro la patata bollente.
Inizialmente fornivo analisi scritte, ma con l'aumento della
mole di lavoro non ne ebbi pi il tempo. Dovevo accontentarmi
di prendere appunti che poi esaminavo con l'investigatore
locale. Finii per accumulare una notevole esperienza. Quando
rivedevo il caso con il mio interlocutore, avevo gi stabilito se
fossi o meno in grado di essergli utile, e a quel punto a interessarmi
era soprattutto l'analisi della scena del crimine. Perch era
stata scelta proprio quella vittima? Quali erano le modalit dell'omicidio?
Le due domande portavano poi all'interrogativo chiave: chi?
Arrivai in fretta a capire che, pi un delitto era di routine,
meno erano gli indizi comportamentali a mia disposizione.
Per esempio, nei casi di aggressione in strada, l'aiuto che potevo
fornire era minimo.  un crimine comune, e di conseguenza il
numero dei sospetti  elevatissimo. In modo analogo, un singolo
colpo d'arma da fuoco o un'unica coltellata presentano scenari
pi complicati rispetto a quelli in cui siano presenti ferite
multiple. Una sola vittima ad alto rischio, quale potrebbe essere
una prostituta, non ci fornisce tante informazioni quanto una serie di vittime.
La prima fase consisteva nell'esaminare il rapporto del medico
legale, cos da apprendere la natura e il tipo di ferite, la causa
della morte, l'eventuale presenza di violenza sessuale e la sua natura.
La qualit del lavoro del medico legale pu variare moltissimo;
alcuni di loro sono professionisti di grande abilit, come
ad esempio il dottor James Luke, ex anatomopatologo a Washington
D.C. e in seguito apprezzato consulente della mia unit.
Ma in alcune piccole citt del Sud il coroner era anche il locale
impresario delle pompe funebri, e la sua autopsia consisteva
nello sferrare un calcio al cadavere per concludere: Morto stecchito.
Passavo quindi al verbale della polizia. Che cosa aveva visto il
primo agente arrivato sul posto? Non bisogna dimenticare, infatti,
che la scena del crimine poteva essere stata modificata successivamente
da lui stesso o da un componente della squadra
investigativa. Era molto importante che riuscissi a visualizzarla
esattamente come l'aveva lasciata l'assassino e, se qualcuno era
intervenuto poi, volevo esserne informato. Il cuscino che copriva
il volto della vittima era gi l all'arrivo dell'agente? O era stato
messo da un membro della famiglia in segno di rispetto? Oppure
c'erano altre spiegazioni? Infine, esaminavo le foto e cercavo
di completare il quadro che andava formandosi nella mia mente.
Poich le fotografie non erano sempre della migliore qualit,
chiedevo anche un disegno schematico in cui fossero indicate le
direzioni ed eventuali impronte rinvenute. Se gli agenti avevano
osservazioni particolari da farmi, li pregavo di annotarle sul retro
delle foto, cos da non esserne influenzato durante quel primo
esame. Allo stesso modo, se avevano gi individuato un sospetto,
chiedevo che me ne inviassero il nome in una busta sigillata,
cos da poter mantenere la necessaria obiettivit.
Era importante scoprire se qualcosa fosse stato trafugato dalla
scena o dal cadavere stesso. Quando un agente o un funzionario
mi annunciava che non era stato asportato nulla, io ribattevo:
Come fa a saperlo? Se prelevassi un reggiseno o un paio
di slip dal cassetto di sua moglie o della sua ragazza, lei se ne
accorgerebbe? A volte mancavano oggetti di cui non era facile
notare l'assenza, ma io cercavo di non fermarmi mai alle apparenze.
Capitava spesso che al momento dell'arresto si scoprisse
nella casa del colpevole qualche trofeo della sua impresa.
Fu chiaro fin dall'inizio che molti, all'interno del Bureau come
all'esterno, non capivano il nostro lavoro. Me ne resi conto
con particolare chiarezza durante un corso di due settimane che
io e Bob Ressler tenemmo a New York nel 1981. Vi partecipavano
un centinaio di agenti investigativi, in gran parte del dipartimento
di polizia di New York, e in minor misura appartenenti
ad altre giurisdizioni dell'area metropolitana newyorkese.
Una mattina - sono davanti al grande videoregistratore Sony
che utilizzavamo all'epoca - vengo raggiunto da un agente investigativo;
ha l'aria esausta e gli occhi iniettati di sangue. Lei 
un esperto di profili, vero? esordisce.
Proprio cos, rispondo girandomi verso il videoregistratore.
E questa  la macchina che uso.
Lui mi guarda con aria scettica, ma non accenna a andarsene.
Mi dia la mano, lo incalzo. Le mostro come funziona.
Un po', esitante, lui obbedisce. Io gli prendo una mano, la
infilo nello scomparto delle videocassette e premo un po' di tasti a caso.
 il mio profilo? mi chiede l'agente.
Aspetti la lezione, gli rispondo. Vedr come funziona.
Fortunatamente per me, cap lo scherzo, soprattutto quando
mi vide usare il videoregistratore per il suo autentico scopo: dimostrare
una tesi. Certo, sarebbe bello se per elaborare un buon
profilo bastasse premere alcuni tasti. Sono anni che gli esperti di
informatica lavorano per sviluppare programmi in grado di duplicare
i nostri processi logici, ma fino a ora senza grandi risultati.
Questo perch il nostro lavoro  molto pi di una semplice
immissione ed elaborazione di dati. Per tracciare profili validi,
bisogna saper valutare un'ampia gamma di prove e informazioni,
ma anche e soprattutto mettersi nei panni della vittima e del criminale.
Bisogna saper ricreare il crimine nella propria testa, scoprire
il pi possibile sul conto della vittima, cos da poterne immaginare
la reazione. Bisogna immedesimarsi con la vittima mentre
viene minacciata dall'aggressore, e percepirne la paura e la sofferenza.
Bisogna capire cosa significa urlare di terrore sapendo
che nessuno verr in nostro soccorso. S, bisogna sapere com',
e non  piacevole, soprattutto se la vittima  un bambino o un
anziano. Quando il regista e il cast del Silenzio degli innocenti
vennero a Quantico, invitai nel mio ufficio Scott Glenn, l'attore
che impersonava Jack Crawford. Glenn  un uomo di idee
progressiste, convinto della fondamentale bont degli esseri
umani e della necessit della loro riabilitazione. Gli mostrai alcune
foto relative a delitti su cui stavamo indagando in quei
giorni. Gli feci ascoltare la sofferenza di due ragazzine di Los
Angeles torturate a morte nel retro di un furgone da due assassini in cerca di emozioni.
Glenn pianse mentre ascoltava. Non immaginavo che ci
fossero persone capaci di tanto, comment. E dopo di allora
non pot pi dichiararsi contrario alla pena di morte. L'esperienza
di Quantico mi ha fatto cambiare idea una volta per tutte, ebbe a dire.
Ma per quanto sia difficile, devo calarmi anche nei panni
dell'aggressore, pensare come pensa lui, programmare con lui,
percepirne la gratificazione nel momento in cui realizza le sue
fantasie ed  finalmente in grado di manipolare e dominare un altro essere umano.
Gli uomini che avevano torturato e ucciso le due ragazzine di
Los Angeles si chiamavano Lawrence Bittaker e Roy Norris.
Avevano addirittura trovato un soprannome per il loro furgone:
Murder Mac. Si conobbero nel penitenziario di San Luis Obispo,
dove Bittaker scontava una condanna per tentato omicidio
e Norris per stupro. Fu proprio il comune interesse per il controllo
e la violenza su giovani donne a innescare la loro amicizia,
e quando nel 1979 furono rilasciati entrambi in libert condizionale
si trasferirono in un motel di Los Angeles dove pianificarono
di sequestrare, violentare, torturare e uccidere una ragazza
per ciascun anno di et compresa fra i tredici e i diciannove.
Ne avevano gi uccise cinque prima che una delle vittime
riuscisse a fuggire e a rivolgersi alla polizia.
Norris, il pi debole dei due, croll durante l'interrogatorio,
e per evitare la pena di morte acconsent a incastrare il suo pi
sadico e aggressivo compagno. Condusse la polizia nelle localit
che erano state teatro dei delitti, e fra i numerosi cadaveri ne
venne rinvenuto uno che il sole della California aveva gi ridotto
a uno scheletro. Dall'orecchio sporgeva uno scalpello per il ghiaccio.
Al di l della tragedia di tante giovani vite recise per divertimento,
come disse Norris, a rendere interessante questo caso
sono le diverse dinamiche comportamentali che si evidenziano
in due criminali coinvolti nello stesso delitto. Di norma ce n'
uno pi dominante e uno pi docile, e spesso uno pi organizzato
dell'altro. I serial killer sono sempre individui inadeguati, e
quelli che hanno bisogno di un compagno lo sono pi degli altri.
Ma per quanto orribili siano i loro crimini (e Lawrence Bittaker
 certo uno degli individui pi ripugnanti che abbia mai
conosciuto), non si tratta sfortunatamente di casi unici. Come
Bittaker e Norris, James Russell Odom e James Clayton Lawson
Jr. si conobbero in carcere. Era circa la met degli anni Settanta
ed entrambi scontavano una pena per stupro presso lo State
Mental Hospital di Atascadero, in California. Alla luce del materiale
da me studiato, direi che Russell Odom era uno psicopatico,
mentre Clayton tendeva maggiormente alla schizofrenia.
Ad Atascadero, Clayton parl a Russell di quello che gli sarebbe
piaciuto fare una volta libero. Tra i suoi sogni, c'era quello di
catturare delle donne, tagliare loro i seni, estrarre le ovaie e infilare
un coltello nella vagina. Dichiar di ispirarsi a Charles
Manson e ai suoi seguaci, e fece capire con chiarezza che il rapporto
sessuale non rientrava nei suoi programmi. Non lo considerava parte della faccenda.
Odom, d'altro canto, la pensava diversamente e nel 1974, a
bordo del suo Maggiolone carta da zucchero, attravers il Paese
fino a Columbia, nel South Carolina, dove Lawson viveva con i
suoi genitori e lavorava come tubista. (Ho notato che in quel
periodo i Maggioloni erano l'auto preferita dai serial killer, cos
come dagli agenti federali con pochi mezzi.) Odom pensava che
grazie ai loro interessi, correlati bench distinti, avrebbero potuto costituire un'ottima squadra.
Pochi giorni dopo, i due sono gi a caccia della prima vittima
a bordo della Ford Comet appartenente al padre di Lawson.
Fanno sosta in un centro commerciale sulla Superstrada 1. Alla
cassa c' una ragazza, ma il locale  affollato e i due compari decidono di ripiegare su un film porno.
 interessante notare come, messi di fronte a un sequestro
potenzialmente rischioso, desistessero senza troppa difficolt
dai loro propositi. Erano entrambi malati di mente; nel caso
di Lawson ci sarebbero molti argomenti a favore dell'infermit
mentale. E tuttavia, quando le circostanze non erano favorevoli al
successo del loro piano, ne rimandarono l'esecuzione. Dunque, la
compulsione che li spingeva ad agire non era irresistibile. Voglio
ribadirlo ancora una volta: a meno che non abbia perduto
ogni presa sulla realt, il criminale decide se fare o non fare del
male a qualcuno. A differenza di quanto accade con i pazzi autentici,
catturare un serial killer non  per nulla facile.
La sera successiva, Odom e Lawson vanno di nuovo al cinema
e al termine dello spettacolo, a mezzanotte passata, tornano
nel locale sulla superstrada dove fanno alcuni piccoli acquisti:
un sacchetto di noccioline, cioccolato al latte, sottaceti. Questa
volta non ci sono testimoni, e i due non esitano a sequestrare la
cassiera minacciandola con la calibro 22 di Odom. In tasca,
Lawson ha una calibro 32. La polizia, chiamata in un secondo
tempo da un cliente che ha trovato il negozio deserto, scopre
che il denaro della cassa non  stato toccato e neppure il portafogli della donna.
In un luogo isolato, Odom ordina alla ragazza di spogliarsi e
la violenta sul sedile posteriore dell'auto. Lawson, che  rimasto
fuori, continua a ripetergli di sbrigarsi perch tocca a lui. Di l a
cinque minuti circa, Odom eiacula e scende dall'auto.
Si allontana, dice lui, per vomitare. In seguito, Lawson sosterr
che il compagno gli ha detto: Dobbiamo liberarci di
lei, e questo bench lui avesse strappato alla ragazza la promessa
di tacere in cambio della libert. In ogni caso, pochi minuti
dopo Odom la sente gridare. Torna sui suoi passi e scopre che
Lawson ha tagliato la gola alla giovane e ne sta mutilando il cadavere
nudo con un coltello comperato nel centro commerciale la sera prima.
Il giorno dopo, eccoli a bordo del Maggiolone di Odom, decisi
a liberarsi degli indumenti della vittima, di cui hanno fatto
due involti.  a questo punto che Lawson dice al compagno di
aver cercato, senza riuscirci, di ingerire gli organi sessuali della donna.
Il corpo orrendamente mutilato viene abbandonato all'aperto;
pochi giorni dopo, gli assassini sono arrestati. Russell
Odom, spaventato, ammette prontamente lo stupro, ma nega
ogni coinvolgimento nell'omicidio.
Nella sua dichiarazione alla polizia, Clayton Lawson sostiene
di non avere avuto rapporti sessuali con la vittima. Non volevo
violentarla, volevo solo distruggerla. Questo  l'uomo che in
aula, durante il processo, masticava gesso.
I due furono processati separatamente. A Odom vennero
comminati l'ergastolo pi quarantanni per stupro, detenzione
di armi e altri reati minori. Riconosciuto colpevole di omicidio
premeditato, Lawson mor sulla sedia elettrica il 18 maggio 1976.
Ecco un caso caratterizzato da uno schema di comportamento
misto, a causa delle due distinte personalit coinvolte. La
mutilazione del cadavere  infatti segno di una personalit disorganizzata,
mentre le eiaculazioni in vagina indicano quasi
sempre il contrario. Pensavo al caso Odom e Lawson quando
ricevetti una telefonata da John Reeder del distretto di Logan,
in Pennsylvania. Reeder si era laureato all'Accademia nazionale
e insieme con il procuratore distrettuale della contea di Blair,
Oliver E. Mattas Jr., voleva assicurarsi la nostra collaborazione
nelle indagini relative all'omicidio di Betty Jane Shade.
Ecco i fatti come me li illustrarono.
Il 29 maggio 1979, Betty Jane Shade, baby-sitter ventiduenne,
era stata vista mentre rientrava a casa verso le ventidue e
quindici. Quattro giorni dopo, un uomo, che in seguito dichiar
di essere uscito per una passeggiata, inciamp nel suo cadavere,
mutilato ma ancora ben conservato, in una discarica illegale
sulla Wopsonock Mountain, vicino ad Altoona. I lunghi
capelli biondi le erano stati tagliati e pendevano da un albero
vicino. Il coroner della contea, Charles R. Burkey, dichiar al
giornale locale che quello era il delitto pi truculento che
avesse mai visto. Betty Jane Shade, che era stata violentata, aveva
una mascella fratturata, gli occhi tumefatti e numerose ferite
di coltello su tutto il corpo. A ucciderla era stato un colpo alla
testa, e le mutilazioni successive comprendevano il taglio di entrambi
i seni e un'incisione che andava dalla vagina al retto.
Dall'esame del contenuto parzialmente non digerito dello stomaco
si pot appurare che la ragazza era stata uccisa poco dopo
la sua scomparsa. Il cadavere, tuttavia, era troppo ben conservato
perch potesse essere rimasto quattro giorni nella discarica.
Non solo: in seguito ad alcune lamentele, la polizia stava indagando
proprio in quel periodo sui depositi di rifiuti illegali, e se
il cadavere fosse sempre stato l lo avrebbe certamente trovato.
Studiai il materiale inviatomi da Reeder ed elaborai un profilo
che gli illustrai durante una lunga conversazione telefonica,
nel corso della quale cercai anche di impartirgli i primi rudimenti
del nostro lavoro. A mio avviso, si doveva cercare un maschio
bianco fra i diciassette e i venticinque anni, o anche pi
vecchio, se per caso viveva in una zona isolata. Questo perch il
suo sviluppo sociale sarebbe stato necessariamente pi lento.
Era un solitario, non particolarmente brillante negli studi, introverso
e con ogni probabilit dedito alla pornografia. Quanto
al suo background, le connotazioni erano sempre le stesse: una
famiglia disfunzionale con un padre assente e una madre dominatrice
e iperprotettiva. Forse era stata proprio la madre a instillargli
l'idea che tutte le donne fossero malvagie, a parte lei, rendendolo
timoroso e incapace di interagire con loro. Questo
spiegava la tendenza a sopraffarle in fretta.
Conosceva bene la vittima ma, animato da una carica terribile
di collera, aveva cercato in ogni modo di spersonalizzarla.
Anche il taglio dei capelli avrebbe potuto leggersi nell'ottica
della spersonalizzazione, ma io sapevo che la Shade era orgogliosa
della sua chioma. Di conseguenza, quel gesto era da intendersi
come un insulto, una degradazione. Non c'erano tuttavia
indizi di comportamenti sadici; il nostro uomo non ricavava
soddisfazione sessuale dall'infliggere dolore fisico.
Dissi alla polizia di non cercare il tipico agente di commercio,
estroverso e socievole. Se il soggetto aveva un lavoro, doveva
trattarsi di un lavoro manuale. Chiunque fosse stato a lasciare
il cadavere in quella discarica doveva svolgere mansioni
umili. L'ora scelta per il sequestro, i seni mancanti, il fatto
che il cadavere fosse stato spostato, tutto parlava di un individuo
dalle abitudini prevalentemente notturne. Ero quasi certo
che sarebbe andato al cimitero, forse avrebbe addirittura partecipato
al funerale, e che nella sua mente avrebbe stravolto la
realt al punto da convincersi di aver avuto con Betty Jane
una relazione normale. In considerazione di questo, avvisai
gli inquirenti che la macchina della verit avrebbe potuto essere
inutile. Era inoltre probabile che l'uomo abitasse tra la casa della
vittima e il luogo in cui questa era stata vista l'ultima volta.
Pur non possedendo prove certe, la polizia sospettava di due
uomini in particolare. Uno era un certo Charles Soult Jr., meglio
noto come Butch, che si era definito il fidanzato della
vittima. Il secondo era l'uomo che aveva trovato il corpo, un
macchinista delle ferrovie, congedato per invalidit. La sua versione
non convinceva del tutto: se, come sosteneva, era uscito
per una passeggiata, com'era finito nella discarica? Inoltre, un
anziano che portava a spasso il cane lo aveva visto orinare sul
posto. Non era vestito nel modo pi adatto per fare una passeggiata
e, bench piovesse, lui era perfettamente asciutto. Viveva a
quattro isolati di distanza da Betty Jane Shade e pi volte aveva
inutilmente cercato di abbordarla. Interrogato dalla polizia, si
mostr nervoso e disse che aveva esitato a denunciare il ritrovamento
nel timore di essere coinvolto nel delitto. La scusa tipica
di chi si intrufola nelle indagini per cercare di stornare da s i
sospetti. L'uomo era un forte bevitore e fumatore, abbastanza
robusto per uccidere e liberarsi di un cadavere. Aveva un passato
di comportamento antisociale e la notte dell'omicidio sosteneva
di essere rimasto a casa a guardare la televisione con la moglie.
Non aveva quindi un alibi solido. Dissi alla polizia che un uomo
di quel genere avrebbe certamente contattato un avvocato e si
sarebbe mostrato restio a collaborare. Infatti, l'uomo si procur
un legale e rifiut di sottoporsi alla macchina della verit.
Il suo era certamente un atteggiamento compromettente, ma
non quadrava il fatto che fosse sposato, avesse dei figli e vivesse
con la famiglia. Se a commettere il delitto fosse stato un uomo
sposato, a spingerlo sarebbe stata certamente una forte dose di
sadismo contro le donne. Avrebbe tirato in lungo l'omicidio e
abusato della vittima prima della morte, ma senza mutilarla dopo.
Inoltre, i trent'anni di et del macchinista mi sembravano francamente troppi.
Soult mi appariva un candidato pi probabile. Il profilo gli
calzava alla perfezione. I genitori si erano separati quando lui
era ancora piccolo, e la madre era una donna dominatrice, oppressiva.
Come disse alla polizia, a ventisei anni aveva avuto due
soli incontri di natura sessuale, entrambi con una donna pi anziana
che lo aveva deriso per la mancata erezione. Lui e Betty
Jane, disse ancora, erano molto innamorati e prossimi a sposarsi,
bench lei avesse rapporti anche con altri uomini. Sono certo
che la ragazza avrebbe raccontato una storia del tutto diversa. Al
funerale, Soult disse che avrebbe voluto farsi seppellire con lei, e
durante l'interrogatorio pianse senza sosta per la perdita subita.
Seppi dalla polizia che Soult e suo fratello Mike lavoravano come trasportatori di rifiuti.
Fantastico, ribattei.
Questo significava che avevano accesso alla discarica e i mezzi per trasportare il corpo.
Due aspetti, per, mi preoccupavano. Era un ragazzo gracile,
a mio avviso incapace di spostare il cadavere e metterlo nella posizione
in cui era stato trovato. Inoltre, nella vagina della vittima
era stato trovato dello sperma, a indicare che un rapporto
sessuale aveva effettivamente avuto luogo, e il particolare non
si adattava al quadro generale. Avrei piuttosto pensato di trovare
del liquido seminale sul cadavere, o magari sui vestiti. Come
David Berkowitz, l'uomo che cercavamo era dedito alla masturbazione, ma non era uno stupratore.
Mi si presentava quindi uno schema misto organizzato-disorganizzato,
per molti versi simile a quello riscontrato nell'omicidio
Elveson, anche se la mutilazione presentava caratteristiche
diverse. Fu pensando a Odom e Lawson che arrivai all'unica
spiegazione possibile. Era probabile che quella sera Souk e
Betty Jane si fossero incontrati e avessero finito per litigare.
Lui l'aveva picchiata fino a farle perdere conoscenza per poi trasportarla
in un luogo isolato. Era stato lui a tagliarle i capelli,
mutilarne il corpo e conservarne i seni. Ma tra la prima aggressione
e il momento della morte, la ragazza era stata violentata, e
io non credevo che un individuo disorganizzato e sessualmente
inadeguato qual era Soult ne fosse capace. E neppure credevo che avesse spostato il corpo da solo.
A quel punto era logico inserire nel quadro Mike, il fratello.
Faceva il suo stesso lavoro, aveva trascorso qualche tempo in un
ospedale psichiatrico ed era un violento con problemi comportamentali.
A differenza del fratello, era sposato, ma non per
questo la madre aveva rinunciato a dominarlo. La notte del rapimento
di Betty Jane Shade, la moglie di Mike era in ospedale,
prossima a partorire. Proprio tale gravidanza costituiva l'elemento
scatenante per Mike, oltre a privarlo del consueto sfogo
sessuale. Sarebbe stato quindi comprensibile che Soult, in preda
al panico, si rivolgesse a lui, e che Mike, dopo aver stuprato la
giovane donna, lo avesse aiutato a liberarsi del corpo. Dissi alla
polizia che era consigliabile un approccio indiretto, non minaccioso,
ma sfortunatamente a quel punto Soult era gi stato interrogato
parecchie volte e sottoposto alla macchina della verit.
Come avevo previsto, non erano stati rilevati segni di menzogna,
ma una serie di reazioni emotive inappropriate. Consigliai
allora che si concentrassero su Mike, spiegandogli che, sebbene
il suo coinvolgimento fosse limitato allo stupro e al trasporto
del cadavere, se non avesse cooperato, si sarebbe trovato nei guai come il fratello.
Funzion. I due fratelli e la sorella Cathy Wiesinger, che si
era detta la migliore amica di Betty Jane, furono arrestati. Secondo
Mike, anche Cathy aveva partecipato allo spostamento del cadavere.
Che cosa era accaduto? Io credo che Soult avesse cercato di
avere rapporti sessuali con Betty Jane, una ragazza esperta e attraente,
senza riuscirci. Dopo averla aggredita, si era fatto prendere
dal panico ed era ricorso al fratello. La sua collera, per, si
era rinfocolata nel vedere che Mike era in grado di stuprarla, e
quattro giorni dopo ne aveva mutilato il corpo, cos da avere l'ultima parola.
Uno dei seni della vittima fu ritrovato. L'altro, disse Mike
alla polizia, se l'era tenuto Soult, e non se ne seppe pi nulla.
Charles Butch Soult fu condannato per omicidio di primo
grado, mentre Mike, che aveva patteggiato la pena, venne
inviato in un ospedale psichiatrico. Reeder parl pubblicamente
del ruolo da noi rivestito nella soluzione del caso. Eravamo
stati fortunati a lavorare con un uomo che conosceva i nostri
metodi e capiva la necessit di collaborazione tra la polizia e Quantico.
...
.
...
10. TUTTI HANNO UN SASSO.
...
.
...
Una sera di tanti anni fa, di ritorno dallo sfortunato soggiorno
nel Montana, ero a cena con i miei genitori al Coldstream, una
pizzeria di Uniondale, Long Island. Stavo gustando la mia pizza
super quando all'improvviso mia madre mi chiese: John, hai mai avuto rapporti sessuali?
Rimango a bocca aperta. Sono gli anni Sessanta, e quella non  esattamente la domanda che un ventenne si aspetta di sentirsi fare dalla propria madre. Sbircio mio padre sperando nel suo appoggio, ma la sua faccia mi dice che non  meno stupefatto
di me.
Allora? insiste lei.
Uh... be', s mamma.
Un'espressione di ripugnanza si dipinge sul suo viso. E con chi?
Ah... insomma... a dire la verit con parecchie.
Tanto valeva che le avessi detto che quelle donne le avevo uccise,
smembrate e nascoste nello scantinato di casa nostra. Chi ti vorr come marito, ora? gemette lei.
Lancio un nuovo, silenzioso appello a mio padre. Avanti, pap, aiutami!
Oh, insomma, Dolores. Al giorno d'oggi non  pi cos importante.
 sempre importante, Jack, ribatte lei. Cosa faresti,
John, se un giorno la tua futura sposa ti chiedesse se hai avuto rapporti intimi con un'altra donna prima di conoscerla?
Esitai appena un istante prima di rispondere: Le direi la verit, mamma!
No, non farlo, salta su mio padre.
E la mamma, prontissima: Come sarebbe a dire, Jack?
Okay, pap. Vediamo come te la cavi.
Ebbene, quando ero ormai un agente dell'FBI, esperto di
Profiling e psicologia criminale, mi capit di pensare a quei
momenti di tortura e compresi che nessuna esperienza, nessun
addestramento avrebbe potuto aiutarmi a cavarmela meglio!
Perch mia madre aveva centrato un punto vulnerabile.
Ecco un altro esempio. Da quando sono divenuto responsabile
del Criminal Profiling, ho scelto e istruito personalmente i
miei collaboratori, e questo ha fatto s che instaurassi con loro
rapporti particolarmente intensi. Molti hanno fatto splendide
carriere, ma se dovessi indicare il mio migliore discepolo farei
certamente il nome di Greg Cooper. Greg aveva rinunciato alla
prestigiosa posizione di capo della polizia di una cittadina dello
Utah per entrare nell'FBI, dopo aver ascoltato Ken Lanning e
Bill Hagmaier in un seminario. Sognava da sempre di operare
nell'ambito dell'analisi comportamentale, e quando andai a
Seattle per partecipare a un programma televisivo intitolato
Manhunt live si offr di farmi da autista e guida.
Divenuto capo dell'Unit investigativa di supporto, lo chiamai
a Quantico, dove si rivel un ottimo elemento. Nei primi
tempi, Greg divise un ufficio del seminterrato con Jana Monroe,
ex agente della omicidi in California e, tra le altre cose, una
splendida bionda. La maggior parte degli uomini avrebbe accolto
con entusiasmo quella sistemazione, ma Greg era un devoto
mormone, un uomo tutto casa e famiglia con cinque bambini
e una moglie meravigliosa di nome Rhonda, che esitava a
lasciare l'assolata California per l'umida e afosa Virginia. Ogni
volta che lei gli chiedeva del suo compagno d'ufficio, Greg tergiversava e cambiava argomento.
Finalmente, sei mesi dopo, lui e Rhonda partecipano al party
natalizio dell'unit. Io non ci sono, ma Jana s, e indossa un
aderente abito rosso con una scollatura mozzafiato.
Al mio ritorno, Jim Wright, il comandante in seconda dell'unit,
mi racconta che dopo la festa tra i due coniugi  scoppiata
una lite furibonda. Rhonda, pare, non  felice di sapere
che il marito passa le sue giornate gomito a gomito con una
bionda affascinante che balla non meno bene di come spara.
Senza perdere tempo, chiamo Greg nel mio ufficio. Ha l'aria
un po' preoccupata.  con noi da sei mesi soltanto e ci tiene a far bene il suo lavoro.
Chiudi la porta, Greg. Siediti, gli dico.
Lui esegue, palesemente turbato dal mio tono.
Ho appena parlato al telefono con Rhonda. A quanto pare avete dei problemi.
Hai parlato con Rhonda? Non mi guarda, ma tiene gli occhi fissi sul telefono.
Senti, Greg, faccio io in tono suadente. Sarei pi che felice
di coprirti, ma questa  una faccenda che devi risolvere da
solo.  chiaro che Rhonda sa che c' qualcosa fra te e Jana e...
Non c' nulla fra me e Jana, esplode lui.
Il nostro  un lavoro stressante, lo so. Ma tu hai una moglie
fantastica, dei bei bambini. Non rovinare tutto.
Le cose non stanno come pensi tu, John. Devi credermi.
Greg non stacca lo sguardo dal telefono e ha cominciato a sudare.
Una vena del collo gli pulsa. E vicinissimo al crollo.
Ma guardati, sogghigno, abbandonando di colpo ogni
finzione. E tu saresti un esperto di interrogatori? Greg stava
lavorando a un capitolo sugli interrogatori per il Crime Classification
Manual. Hai combinato qualcosa?
No, John, te lo giuro!
Ma dai! Sei pi molle della cera! Sei innocente, sei un ex
capo della polizia. Sei un esperto di interrogatori. E tuttavia
ti sei fatto trattare come uno yo-yo. Allora, che hai da dire a tua discolpa?
A quel punto Greg era sopraffatto dal sollievo e aveva ben
poco da dire, ma certamente aveva afferrato il punto.
Siamo tutti vulnerabili.
A dispetto della nostra esperienza in fatto di tecniche di interrogatorio,
farci crollare  possibile, a condizione di individuare il nostro punto debole.
L'ho imparato sulla mia pelle quando il mio lavoro di profiler
era ancora all'inizio, e dopo quella volta ne approfittai
spesso, e non solo a scopi dimostrativi.
Nel dicembre del 1979, l'agente speciale Robert Leary, dell'ufficio
di Rome, in Georgia, telefon per parlarci di un omicidio
particolarmente efferato cui mi chiese di dare la priorit.
Una settimana prima, Mary Frances Stoner, una graziosa ed
esuberante dodicenne di Adairsville, una cittadina poco lontana
da Rome, era scomparsa dopo che l'autobus l'aveva lasciata davanti
al vialetto di casa sua, a non pi di cento metri dalla strada.
La giovane coppia che ne rinvenne il corpo in un boschetto
frequentato prevalentemente da coppiette ebbe l'accortezza di
non alterare nulla sulla scena del crimine. Mary Frances era stata
uccisa con un colpo alla testa e l'autopsia rivel una frattura
al cranio causata probabilmente da un grosso sasso. (Nelle foto
scattate dalla polizia, se ne vedeva uno macchiato di sangue accanto
alla testa della vittima.) I segni sul collo indicavano inoltre
che era stata afferrata alle spalle.
Prima di esaminare il materiale, volli sapere tutto il possibile
sul conto della vittima. Mary Frances, sembrava, aveva avuto
soltanto qualit. Tutti ne parlavano come di una ragazzina dolce
e popolare, socievole e dotata di un carattere amabile: una
simpatica dodicenne che dimostrava la sua et, e non dieci anni
di pi, come succede a certe adolescenti. Non faceva uso n di
droghe n di alcol, e l'autopsia rivel che al momento dello stupro
era vergine. Insomma, era a tutti gli effetti una vittima a
basso rischio proveniente da un ambiente a basso rischio.
Buttai gi i seguenti appunti:
PROFILO
Sesso: maschile
Etnia: bianca
Et: tra i venticinque e i trent'anni
Stato civile: sposato - difficolt coniugali o divorzio
Servizio militare: congedato per motivi disonorevoli o di
salute
Occupazione: di natura manuale - elettricista, idraulico
Q.I.: nella media - sopra la media
Livello di istruzione: scuola superiore al massimo
Fedina penale: incendio doloso, stupro
Personalit: sicuro, vanesio, nessuna insicurezza con la
macchina della verit
Colore dell'autoveicolo: nero o blu
Modalit di interrogatorio: diretto
Lo stupratore aveva colto al volo l'opportunit offertagli, senza
avere pianificato alcunch. I vestiti in disordine indicavano che
Mary Frances era stata costretta a spogliarsi e quindi a rivestirsi
in tutta fretta dopo la violenza. Poich sulla parte posteriore del
corpo non erano stati trovati sassolini o terra, doveva essere stata
violentata in auto.
Esaminai a lungo le fotografie e cominciai a farmi un'idea
dell'accaduto.
Mary Frances era una ragazzina estroversa e fiduciosa, e non
doveva essere stato difficile avvicinarla in un luogo privo di connotazioni
minacciose qual era la fermata dell'autobus. Il soggetto
l'aveva probabilmente convinta ad avvicinarsi all'auto, e
quindi costretta a salire con la forza. Il delitto era stato commesso
in una localit isolata, e ci indicava che l'assassino conosceva
bene i dintorni.
Una volta compresa la dinamica del sequestro, mi fu facile
capire che non si trattava di un delitto premeditato. La cordialit
della ragazzina era stata scambiata per civetteria dallo stupratore,
mentre nulla avrebbe potuto essere pi lontano dal vero.
Di sicuro, Mary Frances era rimasta terrorizzata dall'aggressione
e l'uomo si era trovato di fronte a una realt ben diversa
dalle fantasie che certo intratteneva da anni.
A questo punto capisce che il solo modo per uscirne  ucciderla.
Ma Mary Frances  spaventata, e controllarla  pi difficile
di quanto lui abbia immaginato. Per ridurla a pi miti consigli,
l'assassino le dice di rivestirsi in fretta perch intende lasciarla andare.
Non appena lei si gira, invece, le si accosta e l'afferra per la
gola. Stringe fino a farle perdere conoscenza, ma per uccidere
qualcuno strangolandolo ci vuole pi forza di quanta ne possieda
il nostro uomo. Per finirla, non gli resta che trascinarla sotto
un albero, prendere il sasso pi grosso che trova l vicino e calarglielo pi volte sulla testa.
Avevo la sensazione che l'assassino non conoscesse bene Mary
Frances, ma che l'avesse vista in giro per la citt, forse con
indosso la sua uniforme di majorette, e che questo avesse scatenato le sue fantasie.
Il viso coperto della bambina rivelava il disagio con cui l'omicida
viveva il crimine commesso. Inoltre, sapevo che il tempo
lavorava contro di noi. Quando l'esecutore di un reato come
questo  intelligente e organizzato, e gli viene lasciato il tempo
di convincersi che in realt la colpa  della vittima, diventa quasi
impossibile indurlo a una confessione. Per di pi, una volta che
la pista si fosse raffreddata, l'uomo non avrebbe esitato a trasferirsi
altrove, e allora un'altra ragazzina sarebbe stata in pericolo.
Pensavo che abitasse nella zona e che la polizia lo avesse gi
interrogato. Con gli agenti doveva essersi mostrato collaborativo,
ma saldo nelle sue posizioni e quasi impudente. Pensavo
inoltre che quello non fosse il suo primo crimine - era troppo
sofisticato -, anche se con ogni verosimiglianza si trattava del
primo omicidio. L'auto di sua propriet era certamente vecchia
perch non poteva permettersene una nuova, ma ben tenuta e
in ordine. Dalla mia esperienza sapevo che gli individui compulsivi
e metodici preferiscono auto di colore scuro.
La sua descrizione corrisponde nei particolari a un tizio che
abbiamo appena eliminato dalla rosa dei sospetti disse a questo
punto uno dei funzionari. L'uomo restava tuttavia indiziato
in un altro caso, e la mia descrizione gli andava a pennello. Si
chiamava Darrell Gene Devier, aveva ventiquattro anni ed era
bianco. Divorziato due volte, attualmente viveva con la prima
moglie. Lavorava come potatore a Rome, dove era sospettato di
aver stuprato una tredicenne, bench a suo carico non fossero
mai emerse prove certe. Dopo il primo divorzio si era arruolato
nell'esercito, da cui per era stato congedato sette mesi pi tardi
per essersi assentato senza permesso. Guidava una Ford Pinto
nera di tre anni e ammetteva di essere stato arrestato quando
era ancora minorenne per detenzione di una Molotov. Aveva
lasciato la scuola dopo le medie, ma il suo quoziente intellettivo
si aggirava intorno ai cento/centodieci.
La polizia lo aveva interrogato perch, un paio di settimane
prima del sequestro di Mary Frances, aveva potato gli alberi della
strada dove lei abitava. Quel giorno, mi disse il funzionario,
avrebbe dovuto essere sottoposto alla macchina della verit.
Non la ritenevo una buona idea, e lo dissi. Il test avrebbe
avuto come unico risultato quello di rafforzare nel sospetto la
convinzione di poterla scampare. Mi richiamarono il giorno
dopo, per dirmi che avevo visto giusto: il test non si era rivelato conclusivo.
Ora che sa di potercela fare, c' solo un modo per incastrarlo,
dissi: organizzare un interrogatorio notturno al comando di polizia.
Inizialmente il sospetto si sarebbe sentito a suo agio, e questo
lo avrebbe reso pi vulnerabile. Al tempo stesso, si sarebbe
reso conto della seriet e dell'impegno di chi lo interrogava. Era
inoltre opportuno che la polizia locale e gli agenti federali di
Atlanta lo interrogassero insieme, cos da trasmettergli il messaggio
che contro di lui agiva il governo degli Stati Uniti.
Non avrebbe guastato neppure impilare sul tavolo parecchi fascicoli
col suo nome, e poco importava se di fatto non contenevano nulla.
Inoltre avrebbero dovuto collocare il sasso sporco di sangue
su un tavolino basso, disposto a un'angolazione di quarantacinque
gradi rispetto alla sua linea visiva, in modo che fosse costretto
a girare la testa per guardarlo. Era indispensabile prendere
nota di tutti gli indizi non verbali: comportamento, respirazione,
traspirazione e cos via. Se l'assassino era lui, non sarebbe
stato capace di ignorare il lugubre reperto.
Insomma, bisognava creare quello che io definisco il fattore
strizza. In seguito, utilizzai il caso Stoner per spiegare alcune
mie teorie, e molte delle tecniche elaborate in tempi successivi
hanno le loro origini in quel caso.
Non confesser, proseguii. In Georgia vige la pena di morte
e, anche se riuscisse a spuntare una condanna all'ergastolo, in
carcere avrebbe contro tutti gli altri detenuti. Utilizzate luci basse
e fate in modo che a interrogarlo siano solo due agenti per
volta, preferibilmente uno dell'FBI e l'altro del dipartimento
di polizia di Adairsville. Dovrete dargli l'impressione di capirlo,
di capire la tensione a cui  sottoposto. Scaricate tutta la responsabilit
sulla vittima, insinuate che  stata lei a sedurlo. Chiedetegli
se lo ha provocato in qualche modo, o se ha minacciato di
ricattarlo dopo. Fornitegli una versione che gli permetta di salvare
la faccia, di giustificare le proprie azioni.
Quando l'omicidio viene perpetrato con un corpo contundente
o un coltello,  raro che l'aggressore non si sporchi di sangue.
Approfittate di questa possibilit. Quando comincer a
parlare a vuoto, dissi, guardatelo negli occhi e ditegli che l'aspetto
pi inquietante  il fatto, risaputo, che si  macchiato col sangue di Mary.
Sappiamo che ti sei sporcato col suo sangue, Gene. La domanda
e: "Perch l'hai fatto?" Sappiamo che l'hai fatto, la domanda :
"Perch?" Crediamo di saperlo e ti capiamo; devi soltanto dirci se abbiamo ragione, nient'altro.
Tutto and come previsto. Devier si accorge immediatamente
del sasso e comincia a sudare e a respirare con affanno. Rispetto
al primo interrogatorio, il suo linguaggio del corpo  completamente
mutato. E esitante, sulla difensiva. Gli agenti scaricano
tutte le colpe sulla ragazza uccisa, e quando lui ne conviene sollevano
la questione del sangue. Devier ne  sconvolto. Ammette
lo stupro e dice che s, la ragazza lo aveva minacciato. Bobby
Leary lo rassicura affermando che l'omicidio  stato evidentemente
casuale. In caso contrario, dice, avrebbe usato un'arma
pi efficace di un sasso. Alla fine, Devier confessa l'omicidio e
anche la violenza perpetrata a Rome l'anno precedente.
Darrell Gene Devier venne processato per lo stupro e l'omicidio
di Mary Frances Stoner e, condannato alla pena di morte,
fu giustiziato sulla sedia elettrica il 18 maggio 1995, a quasi sedici
anni di distanza dall'arresto.
L'elemento-chiave di questa categoria di interrogatori  la
creativit, il ricorso all'immaginazione. Siamo tutti vulnerabili,
anche se ognuno per un motivo diverso. C' sempre qualcosa da nascondere.
La tecnica utilizzata nel caso Devier ha molte valide applicazioni.
Qualunque sia il reato in questione, i principi sono sempre
gli stessi. Bisogna individuare l'anello debole della catena,
informarlo dei rischi che corre e convincerlo a collaborare.
La scelta dell'uomo giusto  di vitale importanza quando l'obiettivo
 di trasformarlo in un testimone e, grazie a lui, incastrare
i complici. Se si sceglie l'uomo sbagliato, questi non soltanto
non croller, ma spifferer tutto quanto agli altri e bisogner ricominciare da capo.
Immaginiamo per esempio di stare investigando su un caso
di corruzione pubblica in una grande citt, e che i sospetti siano
una decina di individui appartenenti a un particolare ufficio.
Diciamo anche che il numero uno o due dell'ufficio costituisce
la preda pi ambita. Nel tracciarne il profilo, tuttavia, scopriamo
che non ha punti deboli; non beve e non va a donne,
non ha n malattie n problemi finanziari. Se interrogato, si limiter
a mandarci al diavolo e ad avvertire gli altri.
 al pesce piccolo che bisogna puntare, proprio come si fa
nella lotta contro il crimine organizzato. L'esame delle varie posizioni
ci permetter forse di isolare un potenziale candidato.
Non  un pezzo da novanta, bens un impiegato che da vent'anni
sbriga il lavoro d'ufficio. Ha problemi economici e di salute
che lo rendono fortemente vulnerabile.
A questo punto, bisogna scegliere chi condurr l'interrogatorio.
Io di norma preferisco un uomo pi anziano e pi autorevole
dell'indiziato, qualcuno che sappia essere amichevole, rassicurante,
ma anche serio e determinato quando le circostanze
lo richiedano. Non guasta neppure approfittare dell'imminenza
di una particolare ricorrenza, magari del compleanno o dell'anniversario
del sospetto. Se gli fate capire che, se non collabora,
quella sar forse l'ultima festa che trascorrer in famiglia,  probabile che vi dia retta.
Un'accurata messa in scena pu rivelarsi di grande utilit
quando l'indiziato  un aggressore che non ha premeditato il
delitto, come nell'omicidio Stoner. Anche in caso di indagini
a tappeto, suggerisco di trasportare in un solo luogo tutto il materiale
a disposizione, che sia pertinente o meno al caso trattato.
Davanti a un imponente spiegamento di uomini e di fascicoli, il
nostro uomo capir subito che fate sul serio. E il messaggio diventer
ancora pi efficace se decorerete le pareti con fotografie
di ricercati e altro materiale che indichi l'ufficialit e l'estensione dell'indagine.
Personalmente, prediligo i diagrammi che elencano le pene
previste per ciascun reato. Nulla di sottile o particolarmente
profondo, ma quello che serve per tenere il soggetto sotto pressione
e ricordargli la posta in gioco.
Le ore pi indicate per un interrogatorio sono quelle della
notte e della prima mattina, quando tutti tendono ad abbassare
la guardia. In caso di interrogatori notturni relativi a un caso
che vede coinvolte molte persone, il soggetto non deve essere
visto dagli altri. Se si convince di essere stato beccato, tutto diventer pi facile.
Le fondamenta di un accordo valido dovranno essere la verit
e un appello alla ragione e al buonsenso del soggetto. La
messa in scena serve soltanto ad attirare l'attenzione sugli elementi-chiave.
Se dovessi condurre l'interrogatorio di un indiziato
in un caso di corruzione di funzionari pubblici, lo chiamerei
a casa a tarda sera per dirgli:  molto importante che le parli
al pi presto. Stanno arrivando da lei gli agenti dell'FBI.
Chiarirei il fatto che non  in stato d'arresto e che non  obbligato
a seguirli, ma che sarebbe opportuno farlo perch potrebbe
non esserci un'altra possibilit. E in assenza di imputazioni non
sarebbe necessario neppure dargli lettura dei suoi diritti.
Una volta in ufficio, lo lascerei per un po' nel suo brodo, per
dargli il tempo di riflettere. E in seguito mi mostrerei amichevole,
comprensivo, magari lo chiamerei per nome. Voglio che
capisca bene che non  in stato d'arresto, ribadirei. Lei  libero
di andarsene in qualunque momento e i miei uomini
provvederanno ad accompagnarla a casa. Ma credo che dovrebbe
ascoltare quanto ho da dirle. Questo potrebbe rivelarsi il colloquio
pi importante della sua vita. Voglio anche che sappia
che siamo a conoscenza della sua anamnesi, e che un'infermiera
 a sua disposizione. Nessuna menzogna. Uno dei motivi per
cui la scelta  caduta su di lui  proprio questa sua particolare vulnerabilit.
A quel punto, metto le carte in tavola. L'FBI, sottolineo, sa
che lui  un pesce piccolo, sfruttato e sottopagato, e i nostri bersagli
sono altri. Come pu vedere, stiamo interrogando molte
delle persone coinvolte; la nave sta affondando. Lei pu affondare
con la nave o afferrare un salvagente. Sappiamo che  stato
usato, manipolato e sfruttato da altri pi potenti, e c' un procuratore
di Stato pronto a trattare con lei. E al momento del
congedo: Ricordi, non ci sar possibile rinnovarle l'offerta.
Ho venti agenti che lavorano a questo caso, e se necessario possiamo
arrestare tutte le persone coinvolte. Se non lo far lei, ci
penser qualcun altro a parlare. E per lei sar troppo tardi. La
scelta  sua, ma dopo questa notte non potremo pi offrirle certe
condizioni.  pronto a collaborare?
Se lo  - e sarebbe certamente nel suo interesse - gli leggiamo
i suoi diritti e gli permettiamo di contattare un avvocato. Ma a
riprova della sua buona fede, forse chieder che telefoni a uno
dei complici per fissare un appuntamento. Bisogna evitare che
il nostro uomo ci ripensi e faccia marcia indietro. Ottenuta la
sua collaborazione, il resto verr da s.
L'efficacia di questa tecnica sta nel fatto che soddisfa le esigenze
dell'investigatore cos come quelle del soggetto interrogato.
Si basa sulla verit ed  adattata alla posizione e ai bisogni
emotivi dell'individuo.  difficile che non arrivi a capire che
non avr occasioni migliori. La strategia che sta a monte di questo
genere di interrogatorio  quella che avevo sviluppato nel caso
Stoner, quando continuavo a chiedermi: Che cosa farebbe presa su di me?
Perch tutti hanno un sasso.
Gary Trapnell, il rapinatore e dirottatore di aerei che intervistai
presso il carcere federale di Marion, nell'Illinois, non era
meno intelligente e percettivo degli altri criminali che ho esaminato.
Fu lui ad assicurarmi che avrebbe potuto imbrogliare qualunque
psichiatra, e convincerlo di essere affetto da questa o
quella malattia mentale. Era inoltre certo che fuori dal carcere sarebbe sempre riuscito a eludere la legge.
Non riuscireste a prendermi, dichiar.
Ipotizziamo che lei sia fuori, Gary, replicai io. E che sia
abbastanza intelligente da non tradirsi contattando i suoi famigliari.
Ora, io so che suo padre era un alto ufficiale dell'esercito
e che lei lo amava e lo rispettava. Voleva essere come lui, e si 
dato al crimine dopo la sua morte. La sua reazione mi disse
che avevo individuato un punto debole. Suo padre  sepolto
al National Cemetery di Arlington. Ipotizziamo ora che io abbia
disposto la sorveglianza della sua tomba intorno a Natale, il
giorno del suo compleanno e dell'anniversario della morte...
Trapnell non trattenne un sorriso. Preso! annunci.
Ancora una volta, ero riuscito a calarmi nei panni del soggetto.
L'esperienza mi dice che c' sempre un modo per arrivare all'obiettivo. Basta capire qual .
Mia sorella Arlene aveva una splendida figlia di nome Kim.
Eravamo nati lo stesso giorno, e questo creava fra noi un legame
particolare. A sedici anni, Kim mor nel sonno e non fu mai
possibile accertare con esattezza le cause del decesso. Erika, la
mia figlia maggiore, le assomiglia moltissimo, e certo, quando
Arlene la guarda, rivede in lei la figlia perduta.
Se fossi io il bersaglio, fisserei l'interrogatorio qualche giorno
prima del mio compleanno, una ricorrenza che aspetto sempre
con ansia. Amo festeggiarlo con la famiglia, ma penso anche a
mia nipote Kim e divento particolarmente vulnerabile.
Che io conosca nei dettagli questa strategia d'approccio 
ininfluente. E neppure  importante che sia stato io a elaborarla.
Se l'elemento scatenante  valido, con ogni probabilit funzioner.
Vi ho indicato il mio; il vostro sar un altro, e sta a voi
individuarlo. Ma di sicuro c'.
Perch tutti hanno un sasso.
...
.
...
Fine parte 1.